Matteo Salvini cambia poeta: da Leopardi al conte Ugolino

di Carlo Luna
Pubblicato il 29 gennaio 2019 12:51 | Ultimo aggiornamento: 29 gennaio 2019 17:36
Matteo Salvini cambia poeta: da Leopardi al conte Ugolino

Matteo Salvini cambia poeta: da Leopardi al conte Ugolino

ROMA – Partito baldanzoso contro il magistrato di Catania, Matteo Salvini si è dapprima ispirato a Giacomo Leopardi (inconsapevolmente, pensiamo) che nel suo canto all’Italia proclamava “ L’armi, qua l’armi: io solo. Combatterò, Procomberò sol io. Dammi, o ciel, che sia foco agl’italici petti il sangue mio”. Poi ha fatto un po’ di conti ed ha pensato che una assai probabile crisi di governo avrebbe messo a rischio le sue esibizioni in divisa da poliziotto o da pompiere, i suoi perentori ultimatum e i tweet a raffica. Tanto più che la Corte dei Conti aveva nel frattempo valutato in 300mila euro i danni da lui causati per aver bloccato la nave Diciotti impedendole di entrare in porto. In suo soccorso è arrivato l’Alighieri e l’indaffaratissimo Matteo ha optato repentinamente per il conte Ugolino della Gherardesca: ”Poscia più che il dolor poté il digiuno”.

Il trucco è stato quello di dichiarare che il blocco della nave non è dovuto a una decisione del solo Salvini ma dell’intero governo. Sarebbe divertente se i Magistrati prendessero in seria considerazione questa scusa e chiedessero l’autorizzazione a procedere per l’interno esecutivo gialloverde. Per dirla con Salvini, una “pacchia”. In ogni caso nella Giunta parlamentare che dovrà decidere si voterà a scrutinio segreto e Di Maio teme defezioni di alcuni dei suoi. Di Battista fa una proposta provocatoria: ”Salvini rinunci all’immunità e si risolve tutto”.

Ovviamente, la commedia messa in onda dalla mediocre classe politica attuale, non ha nulla di divino. Fra incompetenza diffusa, concorrenza spietata al suo interno, ignoranza dilagante, siamo messi sicuramente male da qualsiasi lato guardiamo quanto sta accadendo. C’è chi ha parlato di “maionese impazzita”: l’esempio è
calzante. Basta sfogliare un quotidiano, guardare un TG o ascoltare un giornale radio. Ecco il menu del giorno. Il Presidente della Repubblica è stato costretto a far modificare il decreto legge sulle semplificazioni facendo sapere che non era disposto a firmarlo: sono stati cancellati ben 62 emendamenti. Un record. La Lega ha smentito il pittoresco ministro grillino Toninelli, sostenendo che la rinuncia alla TAV costerebbe all’Italia 4,2 miliardi di sanzioni e 20,3 miliardi di mancati introiti.

La ministra della Difesa, Trenta, annuncia che anche il contingente militare italiano si ritirerà progressivamente dall’Afghanistan sostenendo che la decisione è stata presa d’accordo con gli alleati, ma il ministro degli Esteri italiano, Moavero, dice di non saperne nulla e aggiunge :”Lì c’è ancora molto da fare e ogni annuncio declamato
aumenta il numero dei morti”. Il ministro dell’Economia mostra un incomprensibile e fuorviante ottimismo sulla
situazione dei nostri conti ed esclude una manovra aggiuntiva. Mario Draghi lo corregge sostanzialmente dichiarando che una “manovra” bis è prematura ma troppo debito mina la sovranità” del nostro Paese. Il governatore della BCE dice che l’Italia “cresce meno delle attese “ e la Banca Centrale è “pronta a intervenire se l’economia dovesse peggiorare”. La giunta per le autorizzazioni a procedere è stata convocata per il 29 gennaio. Attendiamo con fiducia.