Partito democratico alla deriva, tutti contro tutti, solo Calenda…

di Carlo Luna
Pubblicato il 21 maggio 2018 6:15 | Ultimo aggiornamento: 20 maggio 2018 18:18
Partito democratico, Pd alla deriva, tutti contro tutti, solo Calenda...

Partito democratico alla deriva, tutti contro tutti, solo Calenda… (foto Ansa)

ROMA – Al Partito Democratico poteva andare addirittura peggio. I componenti dell’assemblea del Pd si sono  limitati a mettere  [App di Blitzquotidiano, gratis, clicca qui,- Ladyblitz clicca qui –Cronaca Oggi, App on Google Play] in freezer i dissensi interni ed a rinviare a giugno ogni decisione. Come se ci fosse del tempo da perdere. Hanno sbagliato tutti, a cominciare da Matteo Renzi.

L’impressione che si ricava dalla riunione, è che ogni mossa dei dirigenti del PD ha come principale punto di riferimento gli equilibri interni, piuttosto che la situazione preoccupante della democrazia nel nostro bel Paese, dopo i risultati delle elezioni.

Cominciamo da Renzi. L’ho votato alle primarie e ritengo che abbia fatto, come presidente del Consiglio, diverse cose buone. Ha sbagliato col referendum e avrebbe dovuto fare un vero passo indietro, invece è rimasto testardamente in pista. Alle elezioni politiche ha visto il partito scendere dal 40 per cento delle europee al 19 e qualcosa. C’era molto da meditare non solo sulla pesante sconfitta ma soprattutto sul significato della vittoria di 5 Stelle e Lega e sui rischi che corre la democrazia in Italia. Renzi non l’ha fatto.

Tranne Carlo Calenda, che aveva per primo lanciato l’allarme su questo tema fondamentale, tutti gli altri (amici veri di Renzi, finti amici di Renzi e avversari dichiarati) non hanno preso atto che lo scenario politico italiano è profondamente mutato. Il Pd dovrebbe mettere da parte le proprie beghe interne, che non interessano nessuno, e far sentire con forza la sua presenza mobilitando quelli che l’hanno votato, e cercando di riconquistare quelli l’hanno abbandonato a favore dei grillini. E non sarà facile!

Il “Contratto” fra M5S e Lega è un documento modesto ma molto pericoloso. Non ci sono solo proposte economiche senza copertura finanziaria e argomentazioni che ci allontanano dall’Europa. Ci sono le premesse per passare dalla democrazia parlamentare a quella diretta via web, anticamera (l’ho già scritto e lo ripeto) di una dittatura.

Ha ragione, per esempio Eugenio Scalfari, quando sostiene che inserire nella Costituzione il “vincolo di mandato” per deputati e senatori trasformerebbe  i parlamentari in automi “usati come giocattoli”. E, aggiungo, controllati da Casaleggio che parla poco, ma comanda molto.

Probabilmente sarà stato proprio lui a ordinare a Di Maio di esaltare il risultato della consultazione on line sul Contratto. Invece è stato un autentico flop. Hanno votato a favore quasi 45mila “cliccatori seriali”, su 142mila iscritti. Un terzo soltanto. Senza controlli e senza valore.

Se non ci sarà una forte, costante e intelligente mobilitazione in  difesa della democrazia (che dovrebbe coinvolgere anche i sindacati) rischiamo brutte sorprese. La prima mossa da fare è recuperare tutte le forze disponibili. A cominciare da Romano Prodi per proseguire poi con coloro che sono usciti polemicamente dal partito. Parlo di Bersani e D’Alema per i quali – confesso – non provo alcuna simpatia. Ma c’è bisogno anche di loro.