Populismo, 12 perché di Molinari: il primo governo in Italia…ma il Papa…

di Carlo Luna
Pubblicato il 18 gennaio 2019 11:41 | Ultimo aggiornamento: 18 gennaio 2019 11:41
Populismo, 12 perché di Molinari: il primo governo in Italia...ma il Papa...

Populismo, 12 perché di Molinari: il primo governo in Italia…ma il Papa…

ROMA – L’occasione è stata offerta dalla presentazione del libro del direttore de La Stampa di Torino, Maurizio Molinari, presso la Fondazione Marco Besso di Roma. Il tema attualissimo e Molinari l’ha posto nel titolo con una domanda: “Perché è successo qui”? Il suo è un “Viaggio all’origine del populismo italiano che scuote l’Europa”. 

Diretti da Lucia Annunziata, si sono confrontati con l’autore e fra loro l’ex sindaco di Roma, Francesco Rutelli e Armando Siri, sottosegretario leghista del Governo gialloverde. Possiede un passato socialista, vicino a Craxi, e in seguito ha lavorato con Berlusconi, prima di essere folgorato sulla via di  Bellerio da Matteo Salvini, che ha difeso ed esaltato.

Siri sostiene che il populismo era quello di Berlusconi con le sue TV, mentre adesso siamo alle prese piuttosto col sovranismo, perché è il popolo sovrano che vuole finalmente contare di più. Salvini “ha colto il disagio ed ha risposto in modo semplice e vicino alla gente”. Nel Paese c’è “una percezione emotiva del pericolo rappresentato dagli emigranti” che il leader della Lega ha intercettato gestendo “la paura che questo suscita”.  In realtà Salvini la paura dei migranti la alimenta alla grande di continuo e se ne serve nelle sue quotidiane esibizioni in divisa militare per crescere elettoralmente e mettere sul web tweet minacciosi.

Accolto con cortesia dalla platea anche se con qualche mugugno e un paio di spettatori che hanno abbandonato la sala, il sottosegretario leghista ha concluso con questa singolare dichiarazione: “ Ci accusano di essere infantili ma ci ispiriamo a Collodi e alla fiaba di Pinocchio: c’era una volta un pezzo di legno che si è evoluto ed è diventato un bambino, e crescerà”. Si è meritato questo commento al vetriolo: “ C’era una volta un bambino che volete trasformare in un pezzo di legno”.

Torniamo al libro del direttore de La Stampa. Uno strumento prezioso e ben scritto che cerca di spiegare perché “aggrediti dalla disuguaglianza, sorpresi dai migranti, flagellati da imposte e corruzione, bisognosi di protezione e sicurezza, feriti dalla globalizzazione, inascoltati dai partiti tradizionali e rafforzati nella capacità di esprimersi dall’avvento dell’informazione digitale” gli italiani hanno reagito “consegnando le proprie sorti al primo governo populista dell’Europa occidentale”. 

Maurizio Molinari elenca dodici motivi che hanno generato questo risultato e li spiega tutti con estrema precisione e chiarezza, salvo uno. Quando parla della Chiesa indebolita e meno presente sul territorio, si affida all’analisi di un antico esponente della DC, andreottiano e più volte ministro: Vincenzo Scotti, amico di Di Maio e suggeritore di candidati per la formazione del governo gialloverde. Non ritengo adeguato e imparziale l’analista, e rilevo una grave omissione dell’autore. Il direttore de La Stampa non cita le coraggiose prese di posizione di Papa Francesco, sull’ambiente (Enciclica “Laudato Sì”), corruzione, emigrazione e sulla necessità di contrastare la povertà e la diseguaglianza in Italia e nel mondo. Per non parlare poi della severa condanna della pedofilia che ha macchiato la Chiesa cattolica e della scomunica senza appello delle mafie. Un’omissione non da poco!