Casteldaccia: “Non sapevamo, nessuno ci ha detto…”. Fino a quando, signori abusivi?

Pubblicato il 9 novembre 2018 10:02 | Ultimo aggiornamento: 9 novembre 2018 10:02
Casteldaccia: "Non sapevamo, nessuno ci ha detto...". Fino a quando, signori abusivi? (foto Ansa)

Casteldaccia: “Non sapevamo, nessuno ci ha detto…”. Fino a quando, signori abusivi? (foto Ansa)

ROMA- Casteldaccia, il luogo d’Italia, Sicilia per la precisione, dove una villetta abusiva, abusivamente costruita in un posto con tutta evidenza pericoloso, praticamente in un’ansa di corso d’acqua, è stata allagata appunto dal corso d’acqua gonfiato dalla pioggia. E dentro ci sono morte due famiglie sedute a cena. Famiglie che quella villetta l’avevano presa in affitto dai proprietari.

Ora i proprietari, al secolo Antonino Pace e Concetta Scurria, dopo aver espresso l’intenzione di partecipare ai funerali e dopo essere stati distolti dal farlo, tornano a manifestarsi, a rompere in qualche modo il silenzio che sarebbe con certezza in casi come questi l’unico suono civile e rispettoso.

E invece no, ancora parole. Forse sollecitate a sproposito e senza senso della misura dai giornalisti. Forse. Comunque eccole le parole dei proprietari della villetta abusiva, tanto abusiva da essere pericoloso, anzi mortale viverci dentro. Al Corriere della Sera che così titola hanno detto: “Nessuno ci ha avvertiti, nessuno ci ha detto che era pericoloso”.

Dicono anche altro nella cronaca del Corriere della Sera, dicono “nessuno ci impediva di entrare e uscire di là”, dicono “c’erano utenze attive”. Dicono che la villetta si era “già allagata una volta ma non tanto”. Dicono, assistiti dal loro avvocato “nessuno ci ha mai detto di buttarla giù”. L’avvocato corregge e precisa “Era stata fatta presente l’illeicità non la pericolosità”. Dicono “non siamo dei mostri”. E comprensibilmente si mostrano e sono affranti dall’accaduto.

Mostri certo no e neanche crudeli, tanto meno attori di un dolore che non provano. Sono sinceri e credibili i proprietari della villetta abusiva, abusiva da morirci. Ma sono anche e contemporaneamente la rappresentazione di una società, di una comunità, di un agire e pensare che troppo somiglia a un legno storto che non si raddrizza.

Non sapevano, nessuno aveva mai detto, nessuno aveva avvertito? E’ il pensare e l’agire di chi ritiene un nessuno l’autorità che giudica l’immobile abusivo e ne dispone la demolizione. Un nessuno che dispone un niente. Questo l’habitat culturale e sociale in cui i signori abusivi vivono e hanno vissuto.

Un habitat dove si affitta, si affitta, si può affittare uno stabile destinato alla demolizione da dieci anni. Un habitat dove si pensa alla maledetta sfortuna e mala sorte: intorno è letteralmente pieno di case abusive, proprio a me doveva capitare? Che colpa ne ho della sfortuna?

Un habitat dove i proprietari della case abusive, lo dice il sindaco, mettono cancelli e lucchetti sulle strade di accesso per non far andare gli ispettori. E dove quei cancelli e lucchetti si rispettano come fossero diritti. Un habitat dove il sindaco dice demolizione bloccata dal Tar, il Tar dice neanche per idea, noi bloccato nulla, è il sindaco che ci prova a scaricare.

A proposito, qualcuno il ricorso contro la demolizione lo ha pur fatto a suo tempo. O si è fatto da solo? Quindi quel qualcuno, i proprietari dell’abusivo, non è che proprio non sapessero nulla e che di nulla fossero stati avvertiti. Ma ecco la linea di distinzione, l’alibi culturale e civile, il confine di responsabilità: dicono sì, di aver saputo che la roba loro era abusiva, ma pericolosa no.

E siccome nelle vaste terre del Sud d’Italia abusivo è quasi lecito, abusivo è peccato veniale, abusivo così fan tutti, abusivo è quasi normalità, abusivo è tollerato alla grande, abusivo è quasi un diritto acquisito…Ma che colpa abbiamo noi abusivi?

Erano altri che dovevano dirci che era pericoloso, che ne sapevamo noi? Altri, sempre altri. Gli stessi altri che però l’habitat punisce se si azzardano ad avvertire davvero e a reprimere sul serio e a demolire l’abusivo pericoloso.

Sì, insomma, sapevamo che era fuori legge. Ma non ci hanno detto che era pericoloso viverci dentro. E siccome fuori legge è colpa minima, trascurabile diffusa…che responsabilità abbiamo noi proprietari abusivi? Fino a quando, signori abusivi, questo pensare e agire sarà, come oggi è, l’atmosfera civile, la flora e la fauna sociale e politica del vostro habitat?