Cervelli in fuga non tornate in Italia. Bonus fiscale 30%? Renzi pifferaio magico

di Redazione Blitz
Pubblicato il 20 luglio 2015 9:56 | Ultimo aggiornamento: 20 luglio 2015 10:29
Cervelli in fuga non tornate in Italia. Bonus fiscale 30%? Renzi pifferaio magico

Cervelli in fuga non tornate in Italia. Bonus fiscale 30%? Renzi pifferaio magico

ROMA – Sarebbe bello che tutti i migliori cervelli d’Italia fuggiti da uno Stato che non offre opportunità e non mantiene la parola tornassero a casa. Non tornano perché invece di confrontarsi e competere con i più bravi si troverebbero invischiati in una palude di nepotismo dove il merito è una parolaccia impronunciabile. E non sarà la mancia del tutto eventuale di un taglio del 30% del proprio imponibile per 5 anni a convincerli, a meno di non farsi incantare da un pifferaio in pieno delirio di onnipotenza che, mentre svuota a suo piacimento i diritti e i portafogli dei pensionati garantiti dalla Costituzione, annuncia una rivoluzione fiscale.

Matteo Renzi assicura che modificherà i connotati del Pd fino a renderne irriconoscibili i lineamenti al punto che, ipso facto, non sarà più il partito delle tasse. Un lifting che trasformerà Frankstein in Miss Italia…

In tre anni, via la tassazione sulla prima casa, giù l’Irap, e poi l’Ires per le imprese quindi l’Irpef dei contribuenti. Fosse al Tour de France lo squalificherebbero per doping manifesto già alla partenza. Chi gli crede? Difficile qualcuno qualificato come cervello in fuga, ma comunque cervello. Cui andrebbe spiegato che in qualsiasi momento una clausola di salvaguardia, un diktat europeo, una riscrittura negli uffici ministeriali smentirà l’impegno assunto, rivolterà le carte in tavola.

Sentite cosa dice Antonio Iavarone, uno dei più celebri cervelli italiani fuggiti all’estero,  che ha lasciato l’Italia alla fine degli anni ’90 in seguito a una vicenda di nepotismo e che oggi nella Columbia University di New York studia i geni coinvolti nei più  aggressivi tumori cerebrali che colpiscono i bambini. Al di là del primo impatto positivo, per Iavarone, il bonus da solo difficilmente potrà “modificare il problema della capacità di attrarre i migliori scienziati del mondo da parte dell’Italia. Il punto – ha rilevato – è la capacità di attrarre cervelli eccellenti indipendentemente dalla loro nazionalità”.

Ci vorrebbe insomma, ha proseguito, un provvedimento che partisse da un punto di vista ”meritocratico. Non necessariamente, infatti, chi è stato fuori Italia per 5 anni può portare dei benefici”. Accanto alle agevolazioni fiscali sono perciò necessarie, secondo Iavarone, altre condizioni perché un ricercatore che abbia ormai una posizione consolidata in un laboratorio estero decida di venire in Italia.

Nell’intervista doppia realizzata dal quotidiano Il Mattino due giovani archeologi, una italiana e un belga, spiegano bene perché un ricercatore, uno scienziato in erba, uno studioso promettente dovrebbe star lontano dall’Italia. La prima, Chiara, pur vivendo nel Paese a più alta concentrazione d’arte e storia del mondo, dichiara che qui non ha futuro, la media degli occupati tra i 2500/3000 archeologi è del 16%. Se un archeologo italiano vuole vivere deve cercarsi un’altra occupazione.

Glen, 22 anni, che pure viene dal Belgio, studia archeologia da tre anni e già scava, indovinate dove? In Italia. Ma con i soldi del suo Stato, perché i governi sostengono e credono nel settore. E non si rimangiano la parola.