Cesare Lanza: la strage di Claudio Giardiello in una Italia sciatta volgare inaffidabile

di Cesare Lanza
Pubblicato il 14 Aprile 2015 8:19 | Ultimo aggiornamento: 14 Aprile 2015 8:19
Cesare Lanza: la strage di Claudio Giardiello in una Italia sciatta volgare inaffidabile

Cesare Lanza: la strage di Claudio Giardiello figlia di una Italia sciatta volgare inaffidabile

Cesare Lanza ha pubblicato questo articolo anche sul suo blog col titolo “Il dubbio che può rovinare l’Itali”.

Rifletto sulla tragedia al Palazzo di Giustizia di Milano e sulla strage attuata da Claudio Giardiello, tre morti e due feriti gravi, e una frase di Corrado Alvaro mi sembra pertinente:

“Non voglio essere libero da questa disperazione quando ne esistono i motivi e dico che quando la libertà priva di un bene dovrebbe poter essere rifiutata.”

Dopo averne sentite tante, in televisione e lette altrettante sui giornali, sento la necessità di esprimere la mia opinione, con due concetti “in croce”, come suol dirsi, semplici brevi e chiari.

1. L’autore della sparatoria (tredici colpi di pistola: oltre ai feriti, tre morti, un giudice, un avvocato e un uomo coimputato, con l’assassino, di bancarotta fraudolenta) non può essere giustificato in alcun modo e dovrà essere condannato in maniera esemplare. Guai, se “passa” il principio che ci si possa fare giustizia da soli.

2. Italia è un Paese in dissesto assoluto, la maggioranza dei cittadini non va a votare ed è disgustata da drammatiche lacune e di problemi afflittivi della società in cui viviamo: la corruzione ormai diffusa in modo capillare; la lentezza della giustizia e la disparità dei criteri con cui la giustizia viene amministrata; la burocrazia ottusa e quella legata alla corruzione e all’arroganza; l’indifferenza della classe politica verso i problemi reali della comunità; l’avidità di troppi uomini politici, desiderosi di denaro, privilegi e poltrone; le crudeltà e le pesantezze fiscali; la disparità tra le classi sociali, per cui chi è ricco ha la possibilità di diventare, facilmente, sempre più ricco, e chi è povero è condannato, salvo improbabili miracoli, a diventare sempre più povero; l’assenza – devastante – del valore della meritocrazia…

Si potrebbe proseguire a lungo. Sono pessimista: penso che sia molto difficile eliminare o frenare o raddrizzare questo dissesto. Temo che le cose andranno sempre peggio. E temo che se le cose andranno sempre peggio la nostra vita quotidiana sarà sempre più frequentemente turbata da episodi di “follia”, come quello accaduto ieri al Palazzo di Giustizia.

Temo che il dubbio paventato da Corrado Alvaro (che sia inutile essere onesti, inutile comportarsi da bravi cittadini) si diffonda e ci porti a condizioni sempre più rovinose.  Quando esprimo opinioni come quella che ho scritto qui sopra, nelle conversazioni quotidiane, trovo quasi sempre un consenso convenzionale, che non mi soddisfa affatto: è il segno che la gente, come temo, sia ormai rassegnata.

Qualche volta succede che qualcuno mi chieda: perché tanto pessimismo? La risposta è semplice: il dissesto italiano ormai si tocca in mano in decine e decine di aspetti, i più diversi. Mi attengo, ancora, alla tragedia di Milano. Com’è possibile che un uomo armato si introduca nel Palazzo di Giustizia, evitando i controlli tecnici e umani? Com’è possibile che non gli fosse stato ritirato il porto d’ami, nonostante la richiesta – due anni fa – dei carabinieri? Com’è possibile che – dopo essere entrato disinvoltamente – sia riuscito a fuggire tranquillamente senza essere bloccato?

E ancora: avete visto in tivu la riunione del ministro dell’interno, con una tavolata di decine di persone? A parte il chiacchiericcio presumibile da parte di tutti, la domanda è: chi decide, cosa si decide? Avete fiducia che qualcuno decida qualcosa? Potrei continuare, ma la conclusione deprimente è semplice: siamo un Paese sciatto, non solo dissestato nei valori, ma sciatto sciatto sciatto, volgare volgare volgare, inaffidabile inaffidabile inaffidabile nei pur minimi comportamenti quotidiani.

Ho sentito in tivu un’avvocatessa dire che a Napoli il palazzo di Giustizia è un grattacielo di 24 piani, ma si fa una coda anche di tre quarti d’ora per riuscire a entrare nei piccolissimi ascensori… Si può essere ottimisti, in un Paese così?