Cesare Lanza: non solo Parma…Lucio Presta ha capito tutto del calcio decaduto

Pubblicato il 25 Marzo 2015 8:02 | Ultimo aggiornamento: 24 Marzo 2015 17:31
Cesare Lanza: non solo Parma...Lucio Presta ha capito tutto del calcio decaduto

Cesare Lanza: non c’è solo il Parma…Lucio Presta ha capito tutto del calcio decaduto

ROMA –  Lucio Presta, leader indiscusso nel mondo dello spettacolo, mi ha detto ieri, 24 marzo 2015, queste parole piene di saggezza che ho riportato anche sul mio blog:

“Una squadra di calcio è come una bella donna… Ti piace, te ne innamori, esplode la passione, perdi la testa. Metti in gioco tutto, a volte anche famiglia e figli, il tempo che hai a disposizione, gli interessi personali, gli affari, il lavoro! Lei ti dice di sì e ti senti al settimo cielo. Poi, spesso succede – quasi sempre nel mondo del calcio – che il rapporto mostra tutte le sue spine, la squadra di calcio ti costa tanto e ti delude, i tifosi ti voltano le spalle, tutti se la prendono con te per le colpe tue e anche per quelle che non sono tue… Idem, la bellissima donna: civetta e fa l’amore con tutti, ma non più con te, per te da un certo momento in poi ha solo rivendicazioni, risentimenti, aggressività”.
Tanti anni fa avevo (e da qualche mese ho recuperato) uno splendido rapporto con Lucio Presta. Tutti e due cosentini, amavamo e amiamo la squadra calcistica della città. Sicuro della mia impunità, misi in circolazione una indiscrezione del tutto priva di fondamento: Lucio Presta era (niente di vero) interessato ad acquisire le azioni del club. Come prevedevo, la città si accese immediatamente. Presta, con la sua ben nota abilità, elegantemente si sfilò, e smentì affettuosamente il gossip che avevo creato e mi fece capire, fraternamente, che non era il caso di insistere. Oggi, a distanza di molti anni, durante una chiacchierata dedicata ad altri argomenti, ho capito, vedi sopra, quali fossero le ragioni del suo rifiuto ad occuparsi di calcio. Aveva pienamente ragione.
Il calcio è cambiato profondamente, tutti ormai ne sono convinti (segnalo anche alcune pagine del libro “Una vita” di Massimo Fini, innamorato del Torino). La Juventus è l’unica a resistere, legata alla famiglia Agnelli: non escludo però che Sergio Marchionne, prima o poi, non conceda il tris – dopo Fiat e Ferrari – e non se la porti all’estero, per altro il marchio internazionalmente è ben quotato.
E il resto? Berlusconi dà l’idea di rinunciare definitivamente a ricostruire il Milan nella grandezza che aveva raggiunto, sta cedendo quote agli stranieri, Massimo Moratti l’ha già fatto abdicando a favore di un indonesiano, la Roma è americana e stiamo assistendo all’ennesimo progetto fallito… Forse qualche ambizione ha Giorgio Squinzi, presidente di Confindustria, patron del Sassuolo: difatti la squadretta, diciamo così affettuosamente, gioca da protagonista in serie A.
Altri club – l’Udinese della famiglia Pozzo, il Palermo di Zamparini, il Genoa di Preziosi, la Lazio di Lotito… – sono di proprietà, e astutamente gestiti, di grandi imprenditori e uomini d’affari, interessati maggiormente a una fruttuosa, compulsiva compravendita dei giocatori, piuttosto che allo scudetto o a successi internazionali. Nella Sampdoria, il mistero Massimo Ferrero ci diverte, ma non promette prospettive affidabili.
Nel Napoli e nel Torino De Laurentis e Cairo si comportano da accorti industriali, attenti giustamente ai ricavi e a evitare di fare passi che le gambe non consentano. Forse, solo la Fiorentina, perseguitata dalla sfortuna per i lunghi infortuni ai due campioni, Rossi e Gomez, in cui aveva principalmente investito, riesce a reggere botta. Ma diciamo la verità, nel complesso il quadro generale è ben lontano dallo splendore di pochi anni fa.
Con un’insidia micidiale, costante e pericolosa per tutti. Le tifoserie, gli ultrà sono pronti a rivoltarsi contro dirigenti e allenatori, pretendono sempre di più, a volte si abbandonano a violenze ingiustificabili, se i risultati non arrivano ogni pretesto è buono per ribellarsi. In sintesi, sul fallimento del Parma tutti hanno speso parole a volte anche esagerate, mentre i club a rischio sono anche molti altri. In quattro parole, con intelligente lungimiranza, l’amico Lucio aveva capito tutto…