Chiesa: i preti potranno sposarsi ma solo se anglicani

di Mario Lenzi
Pubblicato il 21 Ottobre 2009 11:36 | Ultimo aggiornamento: 21 Ottobre 2009 11:49

Anche i preti cattolici potranno avere moglie, ma solo se di provenienza anglicana. Terranno famiglia e presumibilmente dei figli. Èpreti cattolici quanto afferma la speciale Costituzione apostolica che il Papa si appresta a varare, secondo quanto ha annunciato il Prefetto della Congregazione per la Dottrina della fede, cardinal William Levada. E’ un annuncio che avrà l’effetto di un terremoto fra gli altri sacerdoti cattolici, costretti a essere celibi, o contenti di esserlo. Forse le scosse sismiche resteranno sotterranee, nel segreto delle sagrestie, ma non c’è dubbio che ci saranno, E anche non pochi fedeli osservanti saranno sconcertati.

Siamo di fronte, infatti, a un conflitto fra due sacramenti: quello del Matrimonio, riconosciuto come tale da papa Alessandro III , il senese Rolando Bandinelli, fino dal dodicesimo secolo, e quello dell’Ordine, che conferisce il carattere sacerdotale solo a chi è celibe, fin dai tempi dei tre eunuchi evocati da Gesù nel vangelo di San Matteo. Probabilmente Benedetto XVI , che non è meno raffinato in teologia di quanto lo fosse il ferratissimo Alessandro III, riuscirà a conciliare l’inconciliabile. Ma certamente dovrà dimostrare doti di alta acrobazia per sottrarsi alle ferree ingiunzioni codificate dai concili, perfino dal Vaticano II.

Ancor più difficile, forse impossibile, sarà convincere i sacerdoti che vivono a contatto con la vitalità del mondo terreno, sulla validità di una regola che gli proibisce di fatto e di diritto quello che concede ai nuovi entrati. Una disuguaglianza difficilmente sanabile, trattandosi per loro non di una sottigliezza squisitamente teologica ma di un problema, come si dice, di carne e d’ossa.

È vero che durante il Medioevo erano molti quei sacerdoti che all’obbligo del celibato prestavano una obbedienza solo formale. Poi, nella vita privata, facevano quello che gli pareva. Accade anche adesso. È vero perfino che qualche prete si sposava, ma il suo matrimonio era comunque considerato peccato mortale. Quello che è certo, è che dal Concilio di Trento in poi, la Chiesa è stata inesorabile su questa delicata materia, con tutte le conseguenze che sono note.

Proprio sul riconoscimento del matrimonio come sacramento e sul celibato dei pastori si consumò lo scisma che portò alla nascita del Protestantesimo e ovviamente della Chiesa anglicana. Invece di aprirsi, la Chiesa cattolica si irrigidì. Pesava su di essa l’opera dei grandi teologi, permeata, forse è meglio dire ossessionata, da una sensualità che i santi padri si erano accaniti a sublimare, evidentemente per difesa, trasferendola nel rapporto uomo – Dio. Fu un campione della Controriforma, il cardinale gesuita e santo Roberto Bellarmino, a esprimere efficacemente il concetto cattolico del matrimonio come “necessità” per tutti coloro che non sopportano l’astinenza, affermando che “il matrimonio è una cosa umana, la verginità è angelica”.

La decisione del papa Alessandro III di riconoscerne la sacralità era stata coraggiosa, perché nel dodicesimo secolo, in tutti i paesi d’Europa, il matrimonio era tornato ad essere un brutale contratto di compravendita giustificata dal fatto che essendo considerata la donna incapace di compiere da sola atti giuridici, l’oggetto del negozio era il passaggio della potestà sulla donna, da chi la esercitava (il padre, un fratello, un altro parente maschio) allo sposo.

Il Papa, dandogli quel riconoscimento sacro, riaffermava, sotto una nuova veste, la validità di quanto era stato già stabililito dal diritto romano codificato da Giustiniano : “nuptias consensus non concubitus facit “( il consenso, non l’accoppiamento, fa il matrimonio) .Va detto, per inciso, che in materia coniugale, il diritto romano era di assoluta avanguardia. Ammetteva formalmente anche il divorzio. Che poi questo fosse applicato solo ai ricchi, è un’altra storia.

Ci sono voluti quasi duemila anni, in Italia, per ridare una veste legale al divorzio, anche se l’ altra Roma, quella della Chiesa, ancora non lo consente. Quanto tempo ci vorrà per riconoscere a tutti i sacerdoti cattolici, e non solo a quelli di provenienza anglicana, la possibilità di sposarsi ? Forse la singolare apertura di Benedetto XVI è ispirata non tanto dalla comprensione dei bisogni umani dei sacerdoti, quanto dalle pressioni di una parte della Chiesa anglicana , in dissenso con le concessioni dell’arcivescovo di Canterbury sull’ordinamento delle donne sacerdote e dei preti omosessuali . Comunque sia, apre una nuova strada , foriera di molte sorprese che un tempo avrebbero fatto gridare allo scandalo.