Cimiteri chiusi, funerali negati: fino a quando? Chiesa e Governo ci hanno abbandonati, atei senza cuore

di Bruno Tucci
Pubblicato il 30 Aprile 2020 10:12 | Ultimo aggiornamento: 30 Aprile 2020 10:12
Coronavirus. Cimiteri chiusi, funerali negati: fino a quando? Chiesa e Governo ci hanno abbandonati, atei senza cuore

Cimiteri chiusi, funerali negati: fino a quando? Chiesa e Governo ci hanno abbandonati, atei senza cuore (Foto Ansa)

ROMA – Quando potremo rionorare i nostri morti? 

Scrive un lettore ad un giornale: “Quando potrò riportare un fiore sulla tomba dei miei genitori?”

E’ proprio così: questo maledetto virus ci ha negato anche una cerimonia semplice che addolcisce il dolore della morte di una persona cara.

Infatti, i cimiteri sono chiusi, non si sa il giorno in cui si riapriranno e molte migliaia di fedeli sono in ansia perché una visita al Verano o a Prima Porta (parlo di Roma) può dare conforto a chi piange una perdita.

E’ una decisione di cui non si vede la fine e che molti chiedono venga rivista.

Perché i cimiteri e i funerali no e i musei si? Dov’è il pericolo di un simile impegno? Non si viola il principio della distanza fra due persone, in genere i cimiteri si aprono in spazi grandi e pieni di verde.

Allora, perché lasciarli chiusi? Il pensiero che ci lega alla persona cara non è una cosa di poco conto.

Ricordiamo una celebre ode scritta dal grande Ugo Foscolo. Nei suoi “Sepolcri” egli scrive che “celeste è questa d’amorosi sensi, celeste dote è negli umani”.

Mai versi furono più vicini alla realtà. Andare a deporre un fiore sulla tomba di una madre, di un padre, di un figlio perduto anzitempo è un sollievo che può comprendere solo chi non ha più quella persona a cui voleva un gran bene.

Invece, chi emana decreti a raffica e parla per molti minuti in Parlamento non ha mai preso in considerazione questo aspetto che definirei umano.

Nemmeno la Chiesa si è battuta come si dovrebbe. Ha aperto una battaglia sacrosanta contro il governo per la lunga chiusura delle parrocchie, ma su questo altro grande problema che interessa centinaia di migliaia di fedeli non si è impegnata come si dovrebbe.

I più sconvolti si rivolgono al Papa e dicono: “Perché ti preoccupi tanto dei migranti e dei nostri morti no?

Stamane su Repubblica si legge un articolo che ha questo titolo: “Ci sia un giorno per quei morti soli”.

Chi scrive si riferisce certo a quegli uomini e a quelle donne che se ne sono andati quando il virus imperversava. Quei poveretti sono stati sepolti senza che i loro congiunti potessero accompagnarli nell’ultimo viaggio e dire una preghiera o lasciare un fiore.

Niente. Ora che il Covid 19 ha allentato un po’ la sua presa si vuole pensare a quei defunti che il virus ha portato via in un amen?

Sarebbe oltremodo giusto che chi guida il Paese (un ministro, un governatore, un sindaco) prenda una decisione del genere e ridia ai parenti la possibilità di piangere anche per pochi minuti sulla bara di quel caro che non c’è più.

Ogni anno, si celebra il 2 novembre la giornata dei morti. Non si potrebbe fare uno strappo e stabilire che anche un altro giorno (prossimo) possa esser dedicato a questi sventurati?

Invece, c’è il silenzio assoluto: al centralino del Comune di Roma si limitano a rispondere: “ Mi spiace, i cimiteri sono chiusi”:

Possibile che il sindaco Virginia Raggi non si ponga questo problema?

Capiamo che le forze politiche, di destra e di sinistra, sono impegnate pure in un momento così drammatico a fare campagna elettorale per non perdere consensi e quindi voti. Ma il senso dell’umanità dov’è finito?

Quei trecento uomini che rappresentano la “task force” creata da Palazzo Chigi si sono mai posti un interrogativo del genere? Probabilmente no e questo ci rende ancora più tristi.