Clandestini tunisini espulsi…in Italia! Pacchia continua, per i fanfaroni

di Lucio Fero
Pubblicato il 18 settembre 2018 15:19 | Ultimo aggiornamento: 18 settembre 2018 15:19
Clandestini tunisini espulsi...in Italia! Pacchia continua, per i fanfaroni

Clandestini tunisini espulsi…in Italia! Pacchia continua, per i fanfaroni

ROMA – Clandestini, migranti clandestini. Arrivati dalla Tunisia. E sbarcati in Italia con il Ministro degli Interni che avvertiva tutti, loro compresi: come sbarcano così tornano indietro. Rimpatrio immediato, per direttissima, senza se e senza ma. Rimpatrio senza passare nelle e tra le pieghe più o meno accoglienti della nostra accoglienza e della nostra legislazione. Vengono dalla Tunisia, in Tunisia non c’è guerra o carestia o persecuzione. Quindi non hanno chiaramente diritto all’asilo in Italia. Quindi rispedirli dritti dritti e caldi caldi in Tunisia. Tunisia con la quale c’è accordo internazionale perché si riprenda i tunisini che l’Italia espelle. Non c’è problema, che problema c’è?

Non è andata esattamente così: i tunisini sono stati sì di fatto espulsi, ma espulsi…in Italia! Non è colpa di Matteo Salvini, se non nella misura (robusta) con la quale Salvini contribuisce alla cultura fanfarona. Cultura, postura fanfarona che sembra, anzi è, una costante ormai secolare dell’animo nazionale. E che oggi conosce nuovi fasti. Anzi, non proprio nuovi successi e prestigio della cultura fanfarona. Ma nuova prole. Cultura fanfarona a nozze prolifiche con incompetenza e ignoranza, disprezzo, per i dati di fatto. Ed ecco fatto. Fatto cosa? Pacchia continua, per i fanfaroni.

Per rimandare i clandestini tunisini in Tunisia ci voleva un aereo. E prima dell’areo un aeroporto. E prima un mezzo per portarli all’aeroporto. E insieme anche una scorta, circa sette poliziotti o accompagnatori pubblici a tunisino. Bene, la scorta c’era, il pulmino pure da Torino a Roma, l’aeroporto anche. L’aereo no. L’aereo era rotto, il volo charter impossibile.

E quindi che ci si fa con i tunisini clandestini? In sala d’aspetto per x giorni (quanti non si sa) non si può. A Torino da dove venivano e altrove da dove convergevano erano di fatto (ma non di diritto) in stato di custodia, comunque sorvegliati. Condizione che a norma di legge non può essere protratta oltre un certo periodo di tempo. Rimandarli a Torino? No, non si può. A Torino posti in piedi nel Centro accoglienza (e sorveglianza). E allora? Allora li si chiude da qualche parte a Roma? E chi si piglia la rogna, la responsabilità? Nessuno può, nessuno vuole.

Quindi i tunisini clandestini vengono espulsi con carta timbrata dello Stato italiano. Il Viminale, il Ministero degli Interni, Salvini li espelle come promesso. Come nei cartelli solo italiani dove si legge “è severamente vietato…(perché, esiste un divieto accomodante e indulgente? Da noi è la regola, solo da noi)…Come nei cartelli e nelle carte ufficiali italiane i clandestini sono stati severamente intimati di lasciare l’Italia. Intimazione severa e quindi…tanti saluti. I clandestini tunisini sono stati espulsi nella strade italiane. Letteralmente. In tasca l’obbligo di lasciare l’Italia, un pezzo di carta. E loro espulsi da burocrazia, legislazione, apparati e regolamenti dello Stato, espulsi in  strada, in Italia.

E’ l’effetto della cultura fanfarona, non è colpa di nessuno. Espellere, rimpatriare è cosa complicata e costosa. Richiede organizzazione, mezzi, soldi, leggi, efficienza. Espellere e rimpatriare è una cosa seria. Da fare con serietà. Ma la serietà annoia, intristisce, non fa like. E quindi pacchia continua, per i fanfaroni, quelli di prima prima, quelli di prima, quelli di oggi e pure di domani.