Giustizia secondo Mattarella. Esordio al Csm: giro di tavolo con stretta di mano

di Claudia Fusani
Pubblicato il 11 febbraio 2015 20:45 | Ultimo aggiornamento: 11 febbraio 2015 20:45
Giustizia secondo Mattarella. Esordio al Csm: giro di tavolo con stretta di mano

Mattarella saluta il procuratore generale della Cassazione Ciani (foto Ansa)

ROMA – Poi si alza, sembra che prenda la porta dell’aula Bachelet ed esca. Invece comincia un lento e non previsto giro di tavolo. Stringe le mani a tutti i consiglieri laici e togati del plenum del Csm che non se l’aspettavano di trovarsi il Presidente della Repubblica, che è anche il loro capo supremo, che si avvicina e a ciascuno dice: “Buon lavoro”. Buon lavoro a lei, Presidente. Una scena di cui nessuno dei presenti nell’aula del plenum al terzo piano di palazzo dei Marescialli ha memoria negli anni passati.

Ha parlato sei minuti Sergio Mattarella, dalle 17 e 49 alle 17 e 55. Se si esclude il discorso di insediamento, quello di oggi è stato senza dubbio il discorso più lungo. Per dire: “Seguirò con massima attenzione il lavoro del CSM e sarò sempre disponibile a dare il mio contributo per garantirne il corretto funzionamento nel rispetto più rigoroso delle sue prerogative costituzionali”. E per fare subito un paio di raccomandazioni: che le nomine ai vertici degli uffici giudiziari “avvengano abitualmente in maniera tempestiva così come è avvenuta quella di oggi (Pasquale Ciccolo è stato nominato, all’unanimità, procuratore generale al posto di Gianfranco Ciani). Molto presto, poi, “dedicherò una seduta del Plenum a una riflessione collegiale sui temi dell’organizzazione della giustizia e sulle riforme necessarie”.

Il Capo dello Stato, numero 1 del CSM, ha esordito a palazzo dei Marescialli solo per l’elezione del nuovo procuratore generale e per cui è previsto che la seduta sia presieduta dal Presidente della Repubblica. Mattarella avrebbe potuto rispettare la procedura con la sua presenza e con il voto senza però prendere la parola. Cosa che invece ha voluto e preferito fare. Anche per dare seguito all’intervento del vicepresidente Giovanni Legnini. E ancora di più a quello del consigliere togato Ercole Aprile. Solo che il primo era previsto. Il secondo, quello di Aprile, ha lasciato tutti un po’ spiazzati.

Legnini si è limitato, istituzionalmente, a mettere in fila quelle che sono le urgenze della magistratura. Giusto per fare un primo veloce ripasso al Capo dello Stato appena insediato. Il numero 2 del CSM ha chiarito che “l’organo di autogoverno della magistratura è il primo protagonista della spinta riformista”. Sottinteso: non lasceremo al governo e al Parlamento l’onere di una riforma che palazzo dei Marescialli vuole fare da solo. Ha rinnovato, anche al nuovo Capo dello Stato, “l’auspicio affinchè Governo e Parlamento valutino l’effetto del pensionamento anticipato di circa 400 magistrati con incarichi direttivi e semi direttivi”. Il CSM, ma anche il primo presidente Santacroce e il Pg Ciani, considerano questa operazione un pericoloso impoverimento della magistratura e dell’amministrazione della giustizia. “Recuperare l’efficienza del sistema in uno spirito di leale collaborazione con il ministero della giustizia e con le camere” è l’auspicio di Legnini che, come altri, cita più volte il discorso di Mattarella al Parlamento.

Poi sono arrivate le parole, inattese, del giudice togato Aprile. Che dopo aver ricordato il contesto “gravissimo” in cui dovrà operare il nuovo procuratore generale Ciccolo per via del pensionamento di troppi magistrati, esplicita al Presidente della Repubblica la richiesta “di una proficua collaborazione” e, ancora di più, “un rapporto continuo con gli uffici della giustizia sul territorio” visto “il ruolo sempre più delicato della giustizia in una società in crisi economica e di valori e contro varie forme di malaffare”. Parole forti, inattese. Legnini le ascolta un po’ sorpreso. Come gli altri membri del plenum. Aprile insiste. E ricorda come “la magistratura debba sì essere umile, laboriosa, silenziosa, ma ugualmente non deve avere timori di ritorsioni da parte di chi ricopre incarichi istituzionali”. Parole severe, destinate a un governo che in in questi mesi ha imbastito un continuo braccio di ferro con le toghe e che il Capo dello Stato ascolta, nel tradizionale silenzio, ma che annota una dopo l’altra. Così da dire, quando prende la parola: “Ho ascoltato con attenzione e prenderò spunto quando terrò in questa aula un più ampio confronto sui temi dell’organizzazione della giustizia”. Poi il giro di tavolo, a stringere la mani di ciascuno di questi suoi nuovi speciali interlocutori. Nell’aula dedicata a Vittorio Bachelet, il professore ed ex vicepresidente del CSM, ucciso dalle Brigate Rosse il 12 febbraio 1980. Domani Mattarella gli renderà onore alla Sapienza, dove fu assassinato. Ma oggi lo ha voluto ricordare anche nell’aula del plenum del CSM. Un luogo e una ricorrenza che “ancora di più ci richiama a ricordarne il valore”.