Come cambia l’economia negli anni: il mondo è più veloce di noi

di Giuseppe Turani
Pubblicato il 18 Giugno 2015 8:29 | Ultimo aggiornamento: 18 Giugno 2015 8:29
Come cambia l'economia negli anni: il mondo è più veloce di noi

Come cambia l’economia negli anni: il mondo è più veloce di noi

ROMA – Giuseppe Turani ha scritto questo articolo dal titolo “Il mondo è più veloce di noi” anche sul sito Uomini & Business:

Il mondo cambia. E anche molto di più e molto più in fretta di quello che pensiamo noi. Il grafico in  foto (che ricavo da uno studio di Emilio Rossi, Oxford economics), nella sua semplicità, offre una visione di sintesi complessiva. I numeri sull’asse orizzontale sono gli anni. Si parte dall’anno mille. In quel periodo più dell’80 per cento del Pil mondiale viene prodotto dai paesi che oggi chiamiamo emergenti.

E la cosa non deve meravigliare. Non era ancora stata scoperta l’America e non era nemmeno stata fatta la rivoluzione industriale o agricola. Quasi niente era stato fatto.

Ma le cose procedono molto lentamente. E’ solo nel 1913 che i paesi “avanzati” (cioè noi e Stati Uniti) riescono a superare gli emergenti in quanto produzione di Pil mondiale: un po’ più del 50 per cento noi, e il resto nei paesi emergenti.

E è solo nel 2012, quindi non molto tanto tempo fa, che le due aree del mondo pareggiano: in quell’anno il Pil mondiale viene prodotto esattamente in parti uguali dai paesi emergenti e da quelli avanzati: 50 per cento a testa. La supremazia dei paesi avanzati è durata pochissimo: solo meno di cinque anni. E’ come se da qualche parte fossero sbucate fuori un’altra America e un’altra Europa, con la stessa nostra capacità di produrre reddito. Il mondo, cioè, non è più quello che era appena sessantacinque anni fa, nel 1950.

Ma non è finita. I paesi “emergenti” (che ormai sono emersi) crescono a un ritmo più veloce delle economie mature. E quindi nel 2030, cioè fra appena quindici anni, arriveranno a produrre un po’ più del 60 per cento del Pil mondiale, e a noi toccherà il resto, meno del 40 per cento.

Questo è il grande cambiamento epocale in corso sul pianeta. Chi non lo capisce e pensa ancora che tutti i diritti acquisiti, conquistati una volta, debbano valere in eterno dovrebbe essere in grado di fermare questo cambiamento.

Ma non può. Tecnologie e voglia di benessere stanno spingendo il pianeta esattamente nella direzione disegnata dal grafico. In un certo senso, potremmo quasi dire che siamo dalla parte dei perdenti. Se ci ostiniamo a non capire la portata del cambiamento, perderemo ancora più in fretta.

Da qui a dire che Renzi ha ragione a voler cambiare tutto ci vuole poco. Renzi non va bene? Avanti un altro. Ma non ci sono facili ricette. Reddito di cittadinanza e altre cose del genere non servono a niente. Occorrono idee forti, di cambiamento dello stato e dell’economia. Se vogliamo tenere la nostra società esattamente come era nel 1950, possiamo solo essere sconfitti e perdere molti punti di benessere.