Coni, figuraccia scongiurata, l’autonomia ora è legge. Nuovo (?) presidente? L’olimpionica Bellutti sfida Malagò

di Enrico Pirondini
Pubblicato il 28 Marzo 2021 12:22 | Ultimo aggiornamento: 25 Marzo 2021 13:29
Coni, figuraccia scongiurata, l'autonomia ora è legge. Nuovo (?) presidente? L'olimpionica Bellutti sfida Giovanni Malagò (nella foto)

Coni, figuraccia scongiurata, l’autonomia ora è legge. Nuovo (?) presidente? L’olimpionica Bellutti sfida Giovanni Malagò (nella foto)

Coni, la sua autonomia è diventata legge. Il CIO non sanzionerà l’Italia che potrà affrontare le Olimpiadi a testa alta, con bandiera e inno nazionale. Il nuovo presidente sarà eletto il 13 maggio. Nuovo proprio forse no: si va verso la riconferma di Giovanni MAlagò.

Il Coni ha finalmente la sua autonomia per legge. Figuraccia scongiurata. Come chiedeva la carta olimpica. Anche la Camera ha detto sì. Dunque il CIO  – che vieta tassativamente ai comitati olimpici di operare al guinzaglio dei Governi- può dare tranquillamente il suo okay. E spalancarci le porte delle Olimpiadi di Tokyo. Siamo a posto. 

Dopo due anni – come sostenuto dal presidente Thomas Bach – in cui l’Italia ha vissuto “ fuori dalle regole “ , rientriamo nella famiglia olimpica.

Dopo il decreto legge “salva autonomia “ (26 gennaio) è arrivato l’esame della Camera, stavolta senza l’aiuto della fiducia: 397 sì, 11 no (il gruppo L’Alternativa nato dalla frattura dei 5 Stelle) e 38 astenuti (Fratelli d’Italia per solidarietà con “uno sport allo stremo“).

Morale: il nome Italy sparisce definitivamente dalla agenda dell’esecutivo del CIO. Non si parla più di sanzioni. Abbiamo rischiato di andare ai Giochi di Tokyo senza inno e senza bandiera. Come a Mosca 1980. Non facciamo più parte del “ trio maglie nere” con la Bielorussia di Aleksandr Lukashenko e la Russia di Vladimir Putin. Messa al bando per lo scandalo del doping di Stato. Giovanni Malagò ha vinto.

Un braccio di ferro lungo oltre due anni

Tutto ha avuto inizio con la nascita della società “Sport e Salute“ ai tempi del primo governo Conte

Alla fine del 2018 la riforma dello sport voluta dal governo giallo—verde diventa legge. Il CIO alza le antenne. Si insospettisce. Il vecchio “Coni servizio“ non conta più niente. E il Coni perde così la sua fiera indipendenza. E non ci sta. Malagò protesta, urla , fa presente i guai a cui si va incontro.

Niente. Lo Stato, a trazione grillina, rivendica per sé il diritto di esercitare la propria funzione sociale e di controllo sui fondi destinati allo sport. Il CIO  minaccia ritorsioni e il ministro Vincenzo Spadafora (in carica dal settembre 2019) promette di rimediare. Invano. I ripetuti appelli di Thomas Bach, presidente del CIO  dal 10 settembre 2013, cadono nel vuoto.

Ma Bach non molla.  Tedesco, ex schermidore di talento (medaglia d’oro alle Olimpiadi di Montreal nel 1976 e oro l’ anno dopo ai Mondiali di Buenos Aires; bronzo a Melbourne nel 1979).  Ha imparato la lezione dal leggendario Juan Antonio Samaranch (1920-2010), marchese e Grande di Spagna. Di cui è stato vice negli oltre vent’anni della sua presidenza. Un vice attento, scrupoloso. Stanco dello stallo italiano ha inviato un ultimatum.

Entro il 27 gennaio – data in cui l’esecutivo del CIO aveva messo in agenda il caso Italia – il governo Conte doveva mettersi in regola. Giuseppi, prima di andare da Mattarella a presentare le sue dimissioni, firma il decreto legge che risolve il problema della autonomia del Coni.
La “ supplica “ ( sono parole sue ) di Malagò ha innescato il provvedimento tampone.
Addio sanzioni.

Coni, Giovanni Malagò verso il terzo mandato

Elezioni per il presidente del Coni a Milano il 13 maggio. Sfida Malagò la campionessa olimpica Antonella Bellutti e l’ex numero uno del ciclismo italiano Renato Di Rocco.

La fronda anti Malagò c’è, nomi ne sono stati fatti. Ma l’attuale presidente del CONI non dovrebbe correre alcun rischio. Facile, molto facile, che venga rieletto. Probabilmente non riceverà il consenso bulgaro dell’ultima elezione (sfiorato il 90%), ma al massimo può essere scalfita la sua botte di ferro, come dicono molti osservatori. 

Due gli sfidanti, al momento, di un certo peso (leggeo ): Antonella Bellutti e Renato Di Rocco . Di Bolzano la campionessa olimpica, romano l’ex numero uno del nostro ciclismo (15 anni al vertice, 37 da dirigente della FCI). Nessuno dei due sembra avere un patrimonio di voti significativo .

La Bellutti pare la più determinata. Dice: “Non partecipo per puro folclore ma per vincere“. Ha vinto due ori in due diverse Olimpiadi (Atlanta 1996, Sydney 2000). Ha grinta da vendere, sogna di diventare la prima donna alla guida di una Federazione (“sono 44, ma non c’è nessuna presidente, solo uomini“).  La sostengono le volontarie della Associazione Assist. Di Rocco ha 74 anni. Ha già rinunciato alla presidenza della sua Federazione. No, Malagò è proprio in una botte di ferro.