Conte, dal M5s al M5s, il suo futuro segnato da Beppe Grillo: attaccare i cocci del movimento prima che si sciolga

di Bruno Tucci
Pubblicato il 27 Febbraio 2021 12:58 | Ultimo aggiornamento: 27 Febbraio 2021 12:58
Conte, dal M5s al M5s, il suo futuro segnato da Beppe Grillo: attaccare i cocci del movimento prima che si sciolga

Conte, dal M5s al M5s, il suo futuro segnato da Beppe Grillo: attaccare i cocci del movimento prima che si sciolga

Conte, dai 5Stelle ai 5Stelle. Ormai il futuro di Giuseppe Conte non è più un mistero a meno che la piattaforma Rousseau non faccia strani e singolari scherzi. Il ritorno all’università di Firenze? Si, per una volta. Poi, l’ateneo può dire addio al professore. Il ricordo? Un’ultima lezione, una lectio magistralis, che non ha avuto nessun legame con la sua materia, il diritto civile.

È stata, al contrario, una disamina degli ultimi anni trascorsi a Palazzo Chigi, una mèta che neanche lui avrebbe mai immaginato.

Da quando, nell’ormai lontano 28 febbraio del 2018, Luigi Di Maio presentò il suo governo ombra. Eccolo, per la prima volta il nome dell’ex premier designato come ministro della Pubblica Amministrazione.

Ne è passata di acqua sotto i ponti. E questo ha detto ai suoi studenti nell’ultima apparizione (quasi certa) all’università di Firenze. Conte ha difeso sé stesso, ha spiegato come sia stato difficile il cammino quando il Paese è stato sconvolto dalla pandemia.

Ha fatto bene o male? L’avvocato del popolo non risponde a questo quesito. Riflette un attimo, poi afferma: “Sarà la storia a dirlo”. Si pone, insomma, fra i protagonisti della vita del Paese anche in un futuro non proprio prossimo.

Ottimismo o vanagloria? Certo, di strada Giuseppe Conte ne ha fatta da quel giorno in cui (è passato esattamente un anno) l’attuale ministro degli Esteri lo presentò al popolo dei grillini.

Gioie e dolori per i suoi anni a Palazzo Chigi. Prima circondato da due vice primi ministri (lo stesso Di Maio e Matteo Salvini) che lo monitoravano 24 ore al giorno. Poi, con una maggioranza nettamente diversa che gli dette la possibilità di agire con più padronanza. Non si mosse con la dovuta prudenza? Chissà?

Sta di fatto che da una parte c’è chi lo incensava. Dall’altra i suoi oppositori lo avrebbero voluto fuori da quella poltrona il più presto possibile. Andò come tutti sappiamo. E da quel momento tutti si interrogavano su quel che avrebbe potuto fare “da grande” l’ex presidente del Consiglio.

Lasciare la politica? Ritornare a insegnare all’università? Silenzio assoluto. Anche il suo fedelissimo portavoce Rocco Casalino giurava di non saperne niente. Bugia pietosa.

Era più che noto, infatti, che Conte, assaggiato il potere, non avrebbe mai rinunciato alla fama e alla gloria. Lo fece capire nell’ultima dichiarazione che fece al di fuori di Palazzo Chigi dietro ad un improvvisato tavolino su cui si accalcavano una infinità di microfoni.

Si rivolse agli amici dei 5Stelle, dicendo che accanto a loro si sentiva come in famiglia. Che altro poteva profferire per far capire all’opinione pubblica quale sarebbe stato il suo futuro? Senonchè bisognava fare i conti con un movimento, quello dei Grillini, che si spaccava ogni giorno di più rendendo difficile il ritorno del figliol prodigo.

Alessandro Di Battista lo voleva, quasi lo invocava, ma il resto della comitiva? Sono trascorsi giorni in cui l’ottimismo e il pessimismo si sono alternati. Un mattino si e un altro no.

Alla fine è dovuto intervenire Beppe Grillo, il solito padrone del vapore. “Sara lui il leader”. Fine dell’altalena. Probabilmente lo si saprà presto, forse anche domani, giorno in cui si riunirà (a Bibbiano) il quartier generale dei 5Stelle. La parabola può dirsi conclusa. Giuseppe Conte tornerà all’ovile per cercare di salvare quel che resta del Movimento.