Conte e la richiesta di investimenti alle aziende

di Giuseppe Turani
Pubblicato il 11 ottobre 2018 6:38 | Ultimo aggiornamento: 14 ottobre 2018 14:41

 

Conte e la richiesta di investimenti alle aziende: Giuseppe Turani

ROMA – Il Def accoglie numerose bocciature, ma il governo giallo-verde va avanti grazie ai vicepremier. Il premier Conte intanto chiede alle aziende di assumere e di investire, come farebbe un Vladimir Putin. Questa l’opinione di Giuseppe Turani sul suo blog Uomini e Business.

Nella confusione di questi giorni (con il Def ancora per aria) la notizia è passata quasi inosservata. Ma, insomma, è successo. Il premier Conte ha invitato nei suoi uffici i capi delle aziende ancora sotto controllo pubblico e ha dato loro un messaggio: “Investite e assumete”. Pochi ci hanno fatto caso, ma questa è appunto una delle cose da non fare. Mai.

Anzi, a suo tempo l’Iri, che era diventato la più grande holding dell’occidente (con 700 mila dipendenti) è stato smantellato proprio per questa ragione. Le pressioni dei politici per far assumere amici e clienti, per far assorbire aziende andate a rotoli, avevano reso la situazione ingestibile.

È comprensibile che il governo gialloverde, alla disperata ricerca di qualche bella figura, prema sulle aziende pubbliche perché facciano qualcosa di clamoroso e assumano gente, anche se magari non ne hanno bisogno. Ma è sbagliato. Le aziende pubbliche, al pari di quelle private, dovrebbero poter lavorare in base ai propri programmi e alle proprie necessità. E dovrebbero essere in grado di aumentare la propria efficienza.

Purtroppo, si capisce perché pentacosi e leghisti vorrebbero un immenso settore pubblico dell’economia. Per poterlo manovrare secondo le proprie necessità.

Ma questo significa costruire un’economia artificiale, di tipo sovietico. Non è questa l’idea di sviluppo che avevamo. Alla fine, queste costruzioni assurde crollano su se stesse, lasciandosi dietro morti e feriti.

Purtroppo, se non se ne vanno, faranno proprio questo. Saranno Casalino e la Casaleggio a dettare i programmi alle aziende pubbliche. Venti mila assunzioni all’Eni, 15 mila alla Finmeccanica, 100 mila alle poste, otto mila alla Fincantieri. Tutti, per tutto il giorno, in pausa caffè.