Conte: sono il vostro papà. Salvini è già papà Italia. Due papà, paghetta e a letto presto

di Alessandro Camilli
Pubblicato il 27 luglio 2018 11:53 | Ultimo aggiornamento: 27 luglio 2018 11:53
Conte: sono il vostro papà. Salvini è già papà Italia. Due papà, paghetta e a letto presto

Conte: sono il vostro papà. Salvini è già papà Italia. Due papà, paghetta e a letto presto

ROMA – Conte: sono il vostro papà. Anzi, per l’esattezza: “pater familias dello Stato”. Così il premier in formale intervista al Corriere della Sera. Mica gli è sfuggita mentre pensava e lavorava a miriadi di altre cose, magari rispondeva al telefono e insieme leggeva e beveva un caffè, no questa del papà dei cittadini Giuseppe Conte premier l’ha pensata, ponderata, voluta. [App di Blitzquotidiano, gratis, clicca qui,- Ladyblitz clicca qui –Cronaca Oggi, App on Google Play] E poi l’ha riletta e approvata, così si fa con il testo delle interviste alla stampa. Quindi gli piace, piace proprio a Conte Giuseppe sentirsi e nominarsi papà dei cittadini italiani. Era partito come “avvocato dei cittadini”. Ora si è fatto più intimo, parecchio più intimo, niente meno che papà, di tutti noi.

Arriva secondo, già da tempo, non poco tempo, Matteo Salvini parla al paese “da papà”. Da papà dei veri italiani. Ogni volta che deve o vuole metterla giù dura o tosta, magari solo a chiacchiere, Salvini ama rafforzare l’idea con un “parlo da papà”. Parla da papà ai papà che stanno pensando di comprasi un’arma da mettere in casa, parla da papà ai papà che chiudi i porti e butta la chiave, parla da papà ai papà che mettiamo ai ceppi l’euro e vaffa ai francesi, ai tedeschi e viva i russi. Parla da papà col vangelo in mano, il rosario tra le dita, il crocefisso da rendere obbligatorio. Un papà un po anche papa.

Quindi alla guida del paese e del Governo del Cambiamento ben due papà. Papà Matteo e papà Giuseppe, binomio dall’evangelico profumo. Due papà, Di Maio per fare il terzo papà non ha il fisico e l’età del ruolo. Magari zio Luigi, zio Giggino. E poi tre papà farebbero troppo tre Re Magi. Scadrebbe l’impatto e il significato della figura paterna. Comunque due papà, lo dicono loro che sono tali verso tutti noi.

E non lo dicono a caso. Perché l’aria che tira e la gente che vota molti figli alleva e molto figlia si sente. Cioè? Cioè un sacco di cose che a cucirle insieme…

Nell’anno 2.018, nell’anno in cui sul Pianeta Terra tutti sanno o dovrebbero sapere che la tecnologia in cui viviamo renderà naturale il cambio di lavoro di ciascuno almeno tre o quattro volte nella vita, ecco un bel sondaggio che ci rivela quel che in fondo non era per nulla nascosto. La maggior parte dell’elettorato del 4 di marzo, in particolare l’elettorato M5S, ha un obiettivo, anzi un sogno, anzi un’aspettativa: l’impiego pubblico, il posto nello Stato o para Stato. In fondo ha votato per quello. Noi figli, tu Stato papà. Noi a tuo carico, tu Stato ci mantieni, come è tuo dovere.

Nell’anno 2.018 primi passi del Governo del Cambiamento. Primo Comandamento: lavoro a tempo determinato uguale lavoro precario. Quindi la dignità del lavoro è tutti assunti a vita nello stesso posto. Per ordine di papà governo. Il quale da buon papà non fa figli e figliastri. Infatti il Governo del Cambiamento inventa e vara per la scuola il “concorso non selettivo”. Già, proprio così il concorso dove vincono tutti, sono tutti uguali e diventano tutti prof. Non siamo tutti figli di papà Governo? Perché odiose differenze tra figlioli e figliole?

Nell’anno 2.018 il Governo dei Papà insegna ai suoi cittadini figli che avere troppi soldi in tasca è peccato. Peccato, a prescindere se siano soldi puliti, sudati e onesti o se siano soldi rubacchiati, raccattati, arraffati. Se sono troppi è male. I grandi papà al Governo hanno e difendono e impongono l’etica di quel simpatico strambo che per anni e anni girava per Roma innalzando cartelli con sopra scritto: “E’ colpa tua, troppi soldi ai figli”. Chissà se è ancora vivo, sarebbe contento di vedere che è venuto il suo momento. Ai suoi tempi tutti dicevano: che ci vuoi fare, non ci sta con la testa. Ora il suo pensiero è diventato etica di governo.

Infatti il governo dei papà dice che se hai una pensione troppa è male, vai punto. Anche se quella pensione te la sei pagata e lavorata. Invece se hai una pensione poca, anche se gonfiata, un po’ arraffata e molto poco pagata in contributi, quella pensione è santa perché poca. Dove sta il troppo e il poco? Ma che domande! Sta nella saggezza dei papà.

Papà, governo dei papà che sta preparando come è d’uso la paghetta peri suoi figli cittadini. Al concetto e alla sostanza di paghetta corrisponde l’idea del reddito di cittadinanza. Figli che si aspettano di essere assunti da papà governo se lavorano ad Alitalia o Ilva. E magari papà governo assumerà anche quelli che non lavoreranno più nei cantieri Tav che va a chiudere.

Perché il governo dei papà è prudente, cauto, magari un po’ ansioso. Sa che la velocità è un pericolo. Quindi che cos’è questa voglia adolescenziale di treni veloci, autostrade, porti? Magari centrali di energia! Giocattoli costosi e inutili e pericolosi. I papà dei cittadini figli staranno attenti e che i ragazzi non si facciano male.

Paghetta e…a letto presto. E comunque la sera non si tira tardi. Un sociologo, De Rita, spesso e troppo affascinato dalla società civile, quindi non sospettabile di umori radical chic, ha appena scritto che il Grande Rancore va a spiaggiarsi in Grande Appiattimento. Paghetta per tutti, paghetta uguale per tutti, tutti figli di papà governo, no alla vita moderna e la sera a letto e a casa presto. La cortina  della mediocrità protetta come stile e misura di vita. Per questo e a questo servono papà Matteo, papà Giuseppe e anchezio Luigi.