Conte premier giustizialista e credente…nella favola di Ali Baba e i 40 ladroni

di Lucio Fero
Pubblicato il 6 giugno 2018 11:12 | Ultimo aggiornamento: 6 giugno 2018 11:12
Giuseppe Conte premier giustizialista e credente...nella favola di Ali Baba e i 40 ladroni

Conte premier giustizialista e credente…nella favola di Ali Baba e i 40 ladroni (foto Ansa)

ROMA – Conte premier giustizialista. Lui, al sentir questa qualifica, quasi la rivendica domandando in sfida: “E’ giustizialismo la certezza della pena?” [App di Blitzquotidiano, gratis, clicca qui,- Ladyblitz clicca qui –Cronaca Oggi, App on Google Play]. No, la certezza della pena è ovviamente giustizia. Giustizialismo è altra cosa, è credere, raccontare e agire in modo da tenere una società più o meno tutta e sempre sotto sospetto e indagine più o meno perenni. In modo da renderla pura e al fine di sottrarre ai ladroni il maltolto e restituirlo ai cittadini.

Giustizialismo è avallare l’idea che ciascuno regala gratis e senza impegno a se stesso: tutti ladri, gli altri. Giustizialismo è il sentimento molto pop del tutti in galera, gli altri. L’eleganza espositiva dell’avvocato Giuseppe Conte è intessuta di queste fibre semplici e dozzinali. Il look del premier è stato scritto sia da dandy e attento e ricercato è anche l’intercalar forbito. Ma la trama ideologica, sì ideologica, è da tuta acrilica. Più o meno tutti in galera, gli altri e tutti ladri, gli altri e piove, governo ladro. Anzi, non proprio, adesso che il governo sono io caccia ai ladri. E se piove, pazienza, sarà il giustizialismo l’ombrello che ci riparerà e consolerà.

Giustizialismo eccolo: gli agenti provocatori sotto copertura. Insomma uno/a che prepara, simula, istiga a prendere bustarelle o truccare appalti o qualunque altro reato di corruzione. Un diavolo tentatore che altri non è che un poliziotto o carabiniere o guardia di finanza o reparto speciale che va in giro a vedere chi ci casca nella tentazione. Il cui obiettivo e scopo è che il potenziale corrotto ci caschi nel reato. Insomma un creatore di reati per poter poi arrestare, arrestare, arrestare.

Giustizialismo eccolo: il Daspo ai corrotti. E che vuol dire? Ci sono per i corrotti le sentenze e le pene erogate dai Tribunali. Il Daspo cosa è? L’allontanamento dalla Pubblica Amministrazione o dalla professione o dalla cattedra o dall’ufficio per un sospetto o in’indagine? Allontanamento impartito prima della sentenza? La punizione al sospettato che quella al condannato non soddisfa e basta più? Una punizione suppletiva alla sentenza? Chi lo eroga il Daspo, il governo a nome del Tribunale del Popolo?

Giustizialismo eccolo: indagini senza limiti di tempo e di ambito, l’idea da comunicare ad ogni cittadino che c’è sempre un magistrato che lo guarda e che il suo nome e la sua attività sono sempre un potenziale fascicolo giudiziario.

C’è chi attribuisce la fonte e l’animo del giustizialismo alla cosiddetta invidia sociale e alla eterna voglia di popolo di punire, punire, punire. Non pare sia questo l’ideal tipo del giustizialismo di Giuseppe Conte. E’ qualcosa di più profondo, di per così dire più animato da buone intenzioni. E’ un giustizialismo che nasce da una sorta di fede. E fede va chiamata perché è una credenza appassionata che non tollera verifiche empiriche e che ama dividere tra fedeli puri e trasparenti e infedeli per definizione impuri e peccatori.

La fede è quella nella favola di Ali Baba e i 40 ladroni. E Giuseppe Conte premier, insieme a milioni e milioni di italiani di cui lui stesso e il governo tutto sono legittima e piena espressione, nella favola di ali Baba ci crede, basta leggersi il suo discorso in Parlamento.

Discorso in cui non c’è una cifra, un numero che è uno su quanto costano e come si pagano e dove si trovano i soldi per redditi e pensioni cittadinanza, più spese per sanità e scuola, pensioni a 64 anni invece che a 67, Irpef tagliata…Non c’è una cifra e non c’è un numero perché, è ovvio nella mente e nel cuore di Conte come nella favola, tutto si paga con il tesoro che sta nella Grande Caverna di Ali Baba.

Una volta tolti di mezzo i 40 ladroni…tutto sgorgherà, gemme, collane, monete, monili. Fatti fuori i 40 ladroni (al secolo ceti, caste, banche, euroburocrati, corrotti vari e a vario titolo, multinazionali e Fondi Monetari e roba del genere e…magari anche un po’ di professori e scienziati, insomma intellettuali gente sospetta) il popolo riavrà il suo tesoro (chiamato da Conte “diritti”, ma declinato da Conte in svariata e moltiplicata promessa di soldi per tutti).

Una volta tolti di mezzo i 40 ladroni…è in fondo l’ideologia fondativa, il pilastro emotivo e l’architrave ideale di M5S dagli albori al trionfo. Una volta tolti di mezzo i 40 ladroni il popolo potrà avere pensioni, posti di lavoro, meno tasse, più scuole, tutta la sanità che vuole e anche sussidi, appoggi, meno tasse. Perché ci saranno soldi a piovere, anzi a strafottere come ama dire il popolo. Perché i soldi non ci sono, non si vedono solo perché i 40 ladroni li nascondono. Sia per mangiarseli loro, sia per puro dispetto al popolo. I soldi sono lì, è il Grande Tesoro nella grotta di Ali Baba. Basta andarselo a prendere. Questa è la fede di Giuseppe Conte premier, esposta in Parlamento. Un giustizialismo che è quasi…teoria economica.

Giuseppe Conte determinato, sicuro, orgoglioso e deciso nel fare da premier l’avvocato del popolo contro il potere. E altrettanto determinato, sicuro, orgoglioso e deciso nel non voler prendere atto che il potere oggi è lui, il suo governo e Di Maio e Salvini e la Lega e M5S. La favola-fede della caverna del Grande Tesoro esige che ci sia sempre un potere altro che tenta di sbarrare l’accesso e di nascondere, camuffare la porta magica della caverna.

Ci deve essere sempre un potere che è altro, perché Conte e i partiti che fanno il suo governo si dicono il popolo. Attenzione, un popolo e uno solo. Un esponente M5S nei giorni scorsi ha detto: “I partiti sono gli interessi particolari, noi siamo il popolo tutto”. Parole e di Morra dentro le quali Conte premier sta tutto. Un solo popolo e gli altri potenzialmente se non già traditori, infedeli, corrotti.

E’ un gran bel credere nella favola di Ali Baba, i 40 ladroni e la caverna del Grande Tesoro: mette infatti al riparo da ogni inciucio con la realtà. Quindi Conte premier conseguentemente ha esposta alla Camere che gli hanno votato la sua fiducia il suo programma: nessun patteggiamento con il reale.

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