Coronavirus e 25 Aprile. Con la Liberazione rinacque, ora rinascerà

di Bruno Tucci
Pubblicato il 24 Aprile 2020 12:25 | Ultimo aggiornamento: 24 Aprile 2020 12:25
Coronavirus e 25 Aprile 2020. Con la Liberazione rinacque, ora rinascerà

Coronavirus e 25 Aprile. Con la Liberazione rinacque, ora rinascerà (Foto d’archivio Ansa)

ROMA – Coronavirus e 25 aprile, una festa a metà. Domani è il 25 aprile, dovrebbe essere un giorno di festa.

La fine della guerra, il ritorno alla libertà, un Paese felice e pronto a rinascere.

Invece, per colpa di questo maledetto virus, non siamo come dovremmo essere nel giorno dell’anniversario.

L’Italia è ferita, cerca di risollevarsi ma sarà dura.

Finora milioni di persone hanno sofferto rimanendo chiuse a casa, spesso in spazi ristretti con i bambini costretti a non poter uscire per la chiusura delle scuole.

Adesso comincerà un altro periodo difficile per la cosiddetta fase due, quella della ripartenza.

Non si tratta solo di elencare le ferite, ora è il tempo di ricominciare.

Come? I danni sono enormi, molti bilanci sono in rosso e numerose aziende non sanno se riusciranno a sopravvivere.

La situazione è drammatica. Finirà tutto bene, è lo slogan.

Ma un conto è il dire, un conto è il fare.

I problemi sono tanti e investono milioni di famiglie che debbono riuscire a mettere insieme il pranzo con la cena.

La disoccupazione che già martoriava l’Italia ora si amplierà: cassa integrazione, ferie obbligatorie, rischio di licenziamenti.

Lo stipendio o la paga subiranno uno stop.

Le cifre dimostrano in che situazione ci troviamo.

Il turismo, fondamentale per il pil del nostro Paese perderà, secondo i sondaggi 66 miliardi circa.

Artigiani, ristoratori, barbieri e parrucchieri apriranno in maggio e non si sa se riusciranno ad andare avanti.

I professionisti hanno dovuto chiudere i loro studi e la clientela potrebbe diminuire di colpo in una situazione come quella che stiamo vivendo.

Insomma, è un’Italia che piange, ma che saprà rimboccarsi le maniche e risollevarsi.

Anche se chi è al timone del Paese dovrebbe avere più coraggio e parlare apertamente alla gente.

Ad esempio, quale sarà il futuro della scuola?

Non dimentichiamo che i giovani rappresentano il domani, saranno loro a mantenere alto il prestigio della Nazione.

L’istruzione deve considerarsi un “must” e non si può tentennare dinanzi ai gravi problemi che l’assillano.

Di contro, ci sono gli anziani, gli ultrasessantenni che sono sballottati da una decisione all’altra.

Un giorno si dice che non potranno uscire di casa fino alla fine di giugno; l’altro si smentisce questa “fake news” e si rassicura questa categoria di persone che, non dimentichiamo, hanno fatto raggiungere all’Italia risultati eccellenti.

Li si può ghettizzare solo perché hanno vissuto di più?

E’ assurdo e la speranza è che presto il governo li tranquillizzi e gli ridia quella dignità che meritano.

Si arriverà presto al 4 maggio che dovrebbe essere il giorno della ripartenza, cioè del ritorno alla normalità.

Dopo tanti sacrifici, milioni di italiani ci credono, ma la quotidianità non sarà facile, insomma non sarà come quella di prima che stupidamente criticavamo.

I treni, gli autobus, i pullman dei pendolari non saranno più stracarichi come una volta.

Ma c’è chi si domanda: a Roma, ad esempio, in che modo raggiungeranno il loro posto di lavoro centinaia di migliaia di impiegati e di operai?

Dunque, il compito sarà difficile.

Non per questo dobbiamo essere pessimisti e non festeggiare un giorno importante della nostra storia. Il 25 aprile.