Coronavirus, attività motoria vuol dire due passi sotto casa, non sport. Non bariamo con noi stessi

di Redazione Blitz
Pubblicato il 21 Marzo 2020 9:14 | Ultimo aggiornamento: 21 Marzo 2020 15:30
Coronavirus, attività motoria vuol dire due passi sotto casa, non sport. Non bariamo con noi stessi

Coronavirus, attività motoria vuol dire due passi sotto casa, non sport. Non bariamo con noi stessi (foto ANSA)

ROMA – Coronavirus, attività motoria: queste le due parole che usa il Ministero della Sanità, queste e non altre le due parole che sono nel testo della ordinanza emessa dal governo e da oggi in vigore, cioè obbligatoria, in tutta Italia.

Attività motoria praticata da soli (altrimenti la distanza di uno, due metri tra una persona e l’altra va a farsi benedire) e nei pressi della propria abitazione (cioè senza raggiungere giardini, luoghi verdi, piste ciclabili e senza trasformarla in un passeggiare da una piazza all’altra, men che mai da un quartiere all’altro).

Attività motoria in solitudine e nei pressi della proprio abitazione, questo l’ordinanza consente, il resto lo vieta.

Attività motoria c’è scritto nel testo, la totalità dell’informazione, di sua iniziativa, ha tradotto sport all’aperto. Traduzione sbagliata e ingannevole. Traduzione che confonde. Una confusione che stavolta non va accollata al governo e alla sua comunicazione ma alla pigrizia routiniera della catena della titolazione (quotidiani, televisioni, radio, siti web). Attività motoria non è sport all’aperto. 

Attività motoria è due passi sotto casa, è muovere e muoversi sotto casa. Non è mettersi a correre facendo il giro dell’isolato. Attività motoria e non sport perché l’obiettivo dell’ordinanza (e di combatte l’epidemia) non è di limitare lo spazio o il circuito in cui si corre, è togliere, escludere, vietare un motivo, una attività e una scusa per uscire da casa. Quelle appunto che vanno sotto la dizione sport all’aperto.

Da stamane è in vigore una ordinanza che vuole toglierci un alibi per eludere il restare a casa: proprio la corsa, la corsetta, il farsi runner. L’ordinanza dice attività motoria e non sport, l’ordinanza e il suo senso sono, dovrebbero essere, un chiaro e netto: fatela finita di andare a correre fuori casa.

Dire sport all’aperto consentito sotto casa è indurre confusione, confusione nociva. A meno che non sia ancora peggio e cioè uno scivolo per barare, barare con noi stessi e far finta ci sia nell’ordinanza un diritto a correre per strada che non c’è.

Barando non poco in questa partita, barando con noi stessi, accade che a Milano la stretta ai movimenti, lo state a casa non è bastato: Milano è assediata dal contagio e coronavirus sta conquistando posizioni. Coronavirus che ha contagiato in misura inaspettata e massiccia le aree di Bergamo e Brescia. Forse anche perché, rispettivamente, 84 mila e 107 mila aziende operano nelle due aree, il 73 per cento di queste aziende (dati Associazione Industriali) lavora, a tutto ieri lavorava nel cuore dell’epidemia. Mezzo milioni di lavoratori che fanno su e giù quotidianamente nel percorso casa-lavoro.

Barando un po’ con noi stessi abbiamo aiutato coronavirus, oggi i contagi raggiungeranno o forse addirittura supereranno i 50 mila casi dall’inizio dell’epidemia, ieri la cifra mostruosa di 627 morti, l’Italia che si avvia a raggiungere e forse superare la cifra dei contagiati registrata in Cina. E’ coronavirus che ci aggredisce ma, barando con noi stessi (su e giù con la casa la mare, oppure in treno per tornare in famiglia al Sud anche avendo la febbre, o inventandosi runner per uscire di casa o andando al supermercato o in farmacia ogni santo e maledetto giorno e talvolta più di una volta al giorno) a coronavirus ha dato una mano.

Dopodomani arriva il tempo brutto e il freddo. Meno male, meno gente in giro. Quella gente che quattromila e passa morti non sono riusciti a convincere a non barare con se stessi, con la propria salute, quella del prossimo, barare con la vita e la morte.