Coronavirus, c’è di peggio del virus

di Lucio Fero
Pubblicato il 17 Aprile 2020 11:08 | Ultimo aggiornamento: 17 Aprile 2020 11:08
Coronavirus, c'è di peggio del virus

Coronavirus, c’è di peggio del virus (Foto Ansa)

ROMA – Coronavirus, c’è di peggio del virus: l’umanità su cui l’epidemia insiste e grava. O almeno l’umanità in forma di leader e di pubbliche opinioni: entrambe stanno facendo molto, moltissimo per peggiorare la convivenza civile tra Stati, Nazioni e tra genti e genti. Caramello, stucchevole caramello racconta: ne usciremo migliori. E’ un carillon per neonati, la musica che realmente suonano gran parte di coloro che guidano il pianeta è tutt’altra: è la musica di chi dà il peggio.

Gli Usa, gli Usa di Trump. La linea d’azione della Casa Bianca è chiara e lineare: diffondere il sospetto (basta il sospetto, non c’è bisogno della prova) che coronavirus sia colpa della Cina, sfuggito ai laboratori cinesi. Si mette in piedi una bella indagine, quel che conta è farla partire, non deve mai arrivare da nessuna parte. Sono stati i cinesi è il messaggio. E Oms gli ha tenuto il gioco, ha fatto da palo.

Quindi i morti americani, quand’anche fossero alla fine centomila o anche più, vanno in carico ai cinesi e a Oms. Non certo a Trump e alla sua Amministrazione. Che quindi può riaprire gli Usa al più presto, anche quando l’epidemia tempesta. Perché i vantaggi economici del riaprire vanno a carico di Trump e i morti in più dal riaprire vanno a carico e colpa dei cinesi, comunque degli stranieri.

Gli Usa, gli Usa di Trump lucidamente elaborano una linea d’azione chiara e lineare: aprire alla produzione altrimenti a novembre si perdono le elezioni e mettere in carico i morti alla Cina. Spargendo il sospetto della Cina omicida, sia pur preterintenzionale, dell’umanità. Un atto di guerra, una mossa di guerra internazionale per vincere le elezioni. Coronavirus, c’è di peggio del virus.

La Russia, la Russia di Putin che dà sotterraneo ma evidente mandato ai suoi di lavorare di propaganda a smontare la fiducia nella medicina, nella sanità e quindi nei governi dei paesi occidentali. Atto di ostilità pianificato e massiccio, con la foglia di fico della colonna sanitaria inviata ad aiutare.

La Cina, la Cina stessa che ha provato a inventare e diffondere i soldati americani in visita a Wuhan come fonte del contagio e culla del virus. E poi ha nascosto e non voluto vedere, il ritardo nel comunicare e far sapere: giorni, settimane perse per fermare il virus altrove (la responsabilità cinese è evidente, ma ritardi altrettanti o più lunghi nel vedere e prendere atto li hanno registrati tutti i paesi).

La Ue, la cosiddetta Unione il cui orologio della presa d’atto e della reazione comune l’ha dettato coronavirus: quando era roba solo italiana più o meno ognuno dell’Unione si faceva i fatti suoi, quando contagio è arrivato Spagna, poi Francia, poi Germania, poi ovunque, allora e solo allora è diventato problema comune (e questo vale sia per i governi che per le pubbliche opinioni).

No, gli americani non se la caveranno gratis per aver scelto un Trump presidente quattro anni fa. Sembrava potessero cavarsela più o meno gratis, ma coronavirus toglie agli americani questa possibilità: Trump presidente lo pagheranno in forma di epidemia non domata a fini elettorali. Trump, un esponente principe di una antropologia per noi tutt’altro che esotica: quella del prima io e vaffa al resto del mondo.

Noi, nel nostro piccolo è sempre 8 settembre 1943, Stato che si squaglia o quasi. Stavolta si sfarina, un po’ al giorno. Si sfarina nell’incapacità rozza (rozza, neanche artistica) di far altro che campagna elettorale, propaganda. Ora fa cool chiamarla comunicazione, ma altro non è che propaganda, cioè al fondo incapacità di far altro che sedurre gente che abbocca.

Si sfarina lo Stato, il governo, le opposizioni, la politica, i comitati, i giornali, i sindaci e i governatori e le task force si sfarinano nella esposizione vanesia di se stessi. Neanche Narciso, un narcisismo pezzente, culturalmente pezzente. 

Si sfarina il tutto nella coazione e produrre e riprodurre regolamenti e protocolli tanto precisi e puntuali quanto effimeri. Tradotti nella realtà non dureranno un giorno come da termine effimero, dureranno…una settimana. Poi prevarrà l’Italia della cultura e pratica dell’attimino e del che vuoi che sia…La gente si adatterà al proprio corpo i protocolli per il bus, il mare, la gita, il negozio, l’ufficio, la fabbrica. Li adatterà come abiti al corpo delle proprie esigenze e bisogni, come vestiti dopo averli scuciti e ricuciti.

Si sfarina il tutto nella ressa e rissa all’uscita dal tutti a casa. L’auto dichiarazione, il silenzio assenso della fabbrica per riaprire, la secessione sanitar-leghista delle quattro Regioni del Nord, la corsa al tranquillante di massa della patente immaginaria di immunità. Si sfarina il tutto nell’impotenza ai vertici e nel tutti per sé alla base della società.

Noi, qui in Italia, nel nostro piccolo e come da tradizione e abitudini, ci sfariniamo…C’è di peggio al mondo, peggio di noi e peggio del coronavirus: le umane società, gran parte del mondo degli uomini su cui cornavirus è calato.