Coronavirus, per Conte 3 settimane decisive ma c’è chi pensa alla cravatta dei Parlamentari

di Bruno Tucci
Pubblicato il 4 Maggio 2020 12:00 | Ultimo aggiornamento: 4 Maggio 2020 12:00
Coronavirus, per Giuseppe Conte 3 settimane decisive ma c'è chi pensa alla cravatta dei Parlamentari

Coronavirus, per Conte 3 settimane decisive ma c’è chi pensa alla cravatta dei Parlamentari (Nella foto d’archivio Ansa, Conte in Parlamento con la mascherina)

ROMA – Il pessimismo della task force. “Siamo pronti a fare marcia indietro se le cifre torneranno ad essere negative”: così sentenziano gli esperti della task force.

Mi chiedo: perché ostentare tanto pessimismo proprio il giorno in cui parte la fase due, quella della speranza?

Se è questa la paura degli scienziati (accusati di non avere nemmeno una donna nell’organico) perché dare il via libera al governo per la cosiddetta riapertura del Paese?

E loro insistono: “Se il virus torna richiudiamo”.

Il concetto è giusto, ma non deve gettare nel panico una popolazione che ha tanto desiderio di uscire dalla clausura.

E’ logico che se la situazione dovesse peggiorare, si dovrebbe tornare indietro, ma non è giusto dirlo in un giorno pieno di speranza e di ottimismo.

“Ringraziamo Iddio se usciamo dagli arresti domiciliari”, osservano gran parte degli italiani. Ed allora per quale ragione fare una doccia fredda a chi agogna di poter tornare alla vita di un tempo?

E’ vero. Le preoccupazioni sono tante. Prima di tutto il pericolo di un nuovo esodo Nord Sud.

C’è il timore fondato che i tanti emigranti saliti in alta Italia in cerca di lavoro possano ora prendere la via del ritorno.

Dovrebbero essere tante migliaia. Napoli ne paventa cinquemila e per questo governatore e sindaco hanno preso le giuste contromisure.

Quarantena per i nuovi arrivati e scrupolosi accertamenti in stazione e negli aeroporti. Serve responsabilità: questo è l’invito sacrosanto delle autorità.

D’accordo, la presa si è allentata e molti riprendono a respirare. Però non ci si deve comportare in maniera tale da dimenticare le regole sacrosante che impediscono al virus di ritornare a devastare il Paese.

Sono necessarie soluzioni, non polemiche. Proprio per questa ragione “noi rifiuteremo i giochi di Palazzo”, dice senza mezzi termini Antonio Tajani, esponente di spicco di Forza Italia.

Già, perché sia pure se il momento è assai delicato per quel che tutto il Paese sta vivendo, in molti non la smettono di litigare e di innestare litigi da cortile.

E’ come se si fosse in una continua campagna elettorale in cui ci si batte allo stremo per strappare un voto agli avversari di turno.

Il primo a finire nel mirino è il presidente del Consiglio. I suoi nemici lo danno per spacciato un giorno si ed un altro pure. “Saranno tre settimane decisive per lui”, sostiene chi non la pensa come il premier.

Cosicché gli intrighi e i sotterfugi si moltiplicano lasciando perplessa la gente che non sa più che cosa pensare.

Anche tra i virologi e gli esperti di epidemie non c’è una visione comune per come difendersi dal virus in questa seconda fase.

Certo che a Palazzo Chigi non si vivono giorni tranquilli perché, che Dio non voglia, la situazione dovesse precipitare di nuovo la poltrona di Conte traballerebbe fortemente.

“Dobbiamo far piano”, sostiene qualcuno. “No, dobbiamo aver fiducia e riaprire tutto se vogliamo far rinascere il Paese”, affermano altri. Non si trova un minimo comune multiplo da nessuna parte.

Ci si divide nel Palazzo anche su argomenti frivoli. Ad esempio, l’abbigliamento di alcuni parlamentari che si presentano alla Camera o al Senato con abiti da clochard. “Dobbiamo tornare ad indossare giacca e cravatta”, pretendono i più critici.

Ma questo, in verità, non è proprio il problema che sconvolge l’Italia. E’ giusto avere più decoro nel vestirsi, ma è anche vero che i guai che ci assillano sono altri. O no?