Coronavirus, football e salute, la via dello stadio porta all’ospedale, l’ardua scelta degli italiani

di Bruno Tucci
Pubblicato il 25 Aprile 2020 9:35 | Ultimo aggiornamento: 25 Aprile 2020 9:35
Coronavirus, football e salute, la via dello stadio porta all'ospedale, l'ardua scelta degli italiani

Coronavirus, football e salute, la via dello stadio porta all’ospedale, l’ardua scelta degli italiani (Foto Ansa)

Un brutto sogno? No, la realtà.

Se avessimo fatto un brutto sogno immaginando un Paese devastato da un misterioso virus ci saremmo svegliati impauriti e fradici di sudore.

Però contenti di essere usciti dall’incubo.

Invece, purtroppo, è proprio così, questa è la realtà che viviamo in un giorno di festa per la nostra Italia.

Nel futuro niente sarà come prima.

Se qualcuno lo avesse pronosticato tre mesi fa lo avremmo considerato un folle.

Al contrario, i folli siamo noi oggi costretti a combattere una malattia di cui si conosce poco o niente.

Dobbiamo convincerci che la nostra vita e le nostre abitudini cambieranno in modo radicale.

Un esempio sciocco ma effettivo.

Diamo un appuntamento per un qualsivoglia problema alle dieci del mattino.

Siamo convinti di arrivare puntuali perché ci serviremo del metrò.

Invece, rischieremmo di far aspettare parecchio la persona che dobbiamo incontrare.

Perché anche questo mezzo non avrà più orari regolari e probabilmente dovremmo attendere molti minuti in fila prima di dovercene servire.

Così sarà per la spesa.

Non potremo più farla giorno per giorno se non vogliamo aspettare tanto tempo prima del nostro turno.

Ed allora sarà un po’ come ai tempi di guerra che si facevano scorte per paura che il cibo potesse mancare da un momento all’altro.

Andare una sera a mangiare una pizza con la moglie o la fidanzata?

Pure quello sarà un problema poiché i ristoranti o le trattorie dovranno distanziare i loro ospiti e non ci sarà più l’allegro chiasso che accompagnava questo piccolo spasso.

Naturalmente anche in questo caso ci sono le eccezioni.

Figli e figliastri.

Leggiamo e sappiamo che il pranzo fuori casa è proibito per il momento, ma c’è chi può fare a meno di cucinare in casa.

I parlamentari, ad esempio, perché il ristorante della Camera è aperto, ma i nostri deputati si lamentano perché trovano le pietanze cattive o scotte.

Che ingiustizia!

Altrove la crisi si può toccare con mano: con chiunque parli ascolti la preoccupazione che sconvolge le industrie piccole o grandi, le aziende familiari, gli alberghi, le pensioni.

Le prenotazioni che già per maggio erano molte (in specie per gli stranieri) sono oggi un sogno.

Un sondaggio fatto a Napoli (una delle città turistiche più visitate) ci informa che il 70 per cento dei B&B (bed and breakfast) non apriranno più.

I bilanci in rosso non glielo permettono.

Gli ottimisti assicurano che con l’arrivo del gran caldo il coronavirus sarà spazzato via in pochi minuti.

Ma i virologi più scrupolosi dicono il contrario e mettono in dubbio anche la vacanza al mare o in montagna.

C’è troppa retorica in giro.

Al contrario si dovrebbero usare parole chiare da parte di chi guida il Paese.

Così i commentatori stranieri si sbizzarriscono trattando in malo modo i politici italiani.

Giorni fa su “Le Monde” (grande testata francese) si leggeva testualmente:

“Giuseppe Conte è una comparsa divenuto attore protagonista a causa della crisi provocata dal virus”.

Dobbiamo dolercene? Certo.

E’ provocatoria e perfida un’affermazione del genere.

Allora, per evitare che questi atteggiamenti si ripetano dobbiamo avere più coraggio e non trastullarci con i problemi.

Ad esempio con il dubbio amletico se far riaprire o no gli stadi per la ripresa del campionato.

Il dilemma è questo: il football o la salute?

Insomma, la sicurezza degli italiani?

Risposta semplice ed evidente. La lascio a chi legge.