Coronavirus a Londra. Boris, pensa a Dunkirk. Giampaolo Scacchi: Così gli inglesi esortano Johnson

di Giampaolo Scacchi
Pubblicato il 3 Aprile 2020 6:30 | Ultimo aggiornamento: 2 Aprile 2020 22:05
boris johnson foto ansa

Coronavirus a Londra. Boris, pensa a Dunkirk. Giampaolo Scacchi: Così gli inglesi esortano Johnson

ROMA – Il coronavirus ha messo in crisi Boris Johnson. Non fa abbastanza e non abbastanza bene. I suoi critici sono arrivati a esortarlo a riesumare il fantasma di Winston Churchill. E a rievocare lo “spirito di Dunkerque”.

Se la passa un po’ male, povero Boris, tra l’altro costretto alla quarantena perché positivo al virus, deduce Giampaolo Scacchi. Dopo avere detto che l’epidemia di coronavirus era roba per italiani, di fronte al numero dei morti che cresce ogni giorno non sa che pesci pigliare.

Se si aggiunge la non brillante prova del sistema sanitario, ci vuole una bella faccia di bronzo per fare inversione a U e scaricare sugli altri le colpe. In prima linea come bersaglio c’è anche qui la burocrazia.

Boris Johnson si trova a far fronte alla richiesta di scavalcare i responsabili della sanità, “maniaci del controllo”, scrive il Daily Mail. Il “tempo sta stringendo” ed è indispensabile intensificare i test sul coronavirus:

“Sir Paul Nurse, CEO del Francis Crick Institute, uno dei principali laboratori britannici, ha esortato il Primo Ministro a muoversi con lo spirito di Dunkerque così da consentire a tutti i laboratori, definiti ‘piccole imbarcazioni’, di avviare lo screening per il virus killer. La metafora sulla battaglia di Dunkerque si riferisce alla famosa evacuazione delle forze britanniche dalla costa francese durante la seconda guerra mondiale”.

“Siamo molte piccole imbarcazioni ma che possono ugualmente essere efficienti”, ha spiegato Nurse. “Il governo ha utilizzato alcune navi più grandi, i cacciatorpedinieri, ed è un po’ più complicato iniziare a lavorare e auguriamo a tutti la fortuna di poterlo fare, ma possiamo contribuire anche noi piccole imbarcazioni”.

Il Francis Crick Institute ha annunciato di aver iniziato a testare il personale del Ssn dell’University College London Hospitals ed entro la prossima settimana punta a ad arrivare fino a 500 tamponi al giorno oltre che a espandere lo screening in altri ospedali della capitale. Per accelerare i tempi del test sul personale del Ssn del Regno Unito, Cancer Research Uk ha affermato che sta fornendo kit per i tamponi e personale specializzato.

La richiesta di coinvolgimento dei laboratori privati è in un momento drammatico: il governo si trova ad affrontare un duro contraccolpo a causa della lentezza nel sottoporre le persone ai tamponi.

Nell’ultima settimana, Public Health England ne ha gestiti una media di 7.994 test al giorno ma il numero di persone testate è inferiore a causa di test ripetuti. Sir Nurs ha criticato aspramente la strategia del governo e la mancanza di “preparazione”, e ha avvertito che nel paese “sta scadendo il tempo” utile a superare l’epidemia.

La capacità dei laboratori è abbastanza “flessibile” da poter ovviare alla carenza delle sostanze chimiche. Dopo settimane in cui Public Health England (Phe) ha insistito sul fatto che tutti i tamponi dovrebbero essere centralizzati, i ministri stanno finalmente dando una virata. L’approccio di Phe ha lo scopo di garantire che i controlli siano condotti correttamente, ma contrasta con le tattiche decentralizzate implementate con successo in paesi come la Germania, che ne sta effettuando circa 50.000 al giorno.

Boris Johonson, attraverso un video pubblicato mentre è in quarantena, ha ammesso che i test di massa sono la soluzione al “puzzle”, ovvero all’enigma coronavirus:”E’ così che, alla fine, lo sconfiggeremo”.

Il Ministro della Sanità, Matt Hancock – che ha terminato la quarantena dopo essere risultato positivo – ha lanciato un “grido di battaglia” all’industria affinché sia d’aiuto ad affrontare l’emergenza tamponi. Al primo aprile, nel Regno Unito risultavano positive 29.747 persone e sono stati confermati 2.352 decessi. Sembra che il numero reale di persone che hanno contratto il virus, si aggiri su circa 2 milioni di britannici.