Coronavirus manda in tilt i politici oggi. Persino Bersani era meglio

di Bruno Tucci
Pubblicato il 16 Aprile 2020 10:40 | Ultimo aggiornamento: 16 Aprile 2020 10:40
Coronavirus manda in tilt la classe politica di oggi. Persino Bersani era meglio

Coronavirus manda in tilt i politici oggi. Persino Bersani era meglio (Nella foto Ansa, Pierluigi Bersani)

ROMA – “Solo uniti saremo liberi” affermava anni fa un grande statista come Alcide De Gasperi”.

 Lo ha ricordato l’altro giorno il ministro degli Esteri Luigi Di Maio.

Ci chiediamo: È così ora nel nostro Paese che sta vivendo momenti drammatici? 

Tutti gli uomini politici, da destra a sinistra, non fanno che ripetere che in questa situazione non ci si deve assolutamente dividere.

Al bando le polemiche, ci sarà tempo più tardi di criticare e di andare alla ricerca delle responsabilità, se ce ne sono state. 

L’opinione pubblica tira un sospiro di sollievo. 

“Meno male”, si pensa. 

Finalmente non vivremo in una eterna campagna elettorale, quando i colpi bassi sono all’ordine del giorno. 

Ma la tregua non dura nemmeno lo spazio di un mattino. 

Ci si picchia l’un l’altro dimenticando che oggi l’Italia non ha bisogno di questi litigi a tutto campo.

Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella prova ad invocare l’unità, fa appelli a reti unificate per sostenere la tesi di una pace vera fra i partiti. 

Niente. 

A volte si finge di accogliere l’invito del Capo Stato, ma nei fatti la realtà è completamente diversa. 

E questo avviene non solo tra esponenti della maggioranza e dell’opposizione (comprensibile quando il Paese è tranquillo), ma anche fra gli stessi alleati di governo.

Nemmeno gli uomini più rappresentativi del Paese si astengono dalle polemiche quando invece dovrebbero dare il buon esempio. 

Accade qualche sera fa durante una conferenza del presidente del consiglio, il quale deve annunciare agli italiani che i grandi sacrifici si protrarranno fino al 4 maggio.

Ancora venti giorni di clausura, di sofferenze e di sacrifici. 

Ebbene durante il suo discorso il premier punta il dito accusatore contro due esponenti dell’opposizione, Matteo Salvini e Giorgia Meloni.

Afferma che non dicono il vero quando si parla di Europa e del MES, il cosiddetto salva Stati. 

Al primo ministro non vengono risparmiate critiche soprattutto dai giornali vicini al centro destra.

Ma sono gli stessi Salvini e Meloni che non fanno attendere la loro risposta spacciando di bullismo il capo del governo.

Che approfitta di un discorso alla Nazione per sferrare un duro attacco a chi non la pensa come lui. 

La buriana dura diversi giorni, la confusione aumenta perchè non si capisce bene chi è contro e chi a favore. 

Tutto sbagliato tanto a destra quanto a sinistra. Ma si replica così all’appello del Capo dello Stato?  

Sono queste le buone intenzioni che tutti a parole dicono di promettere? 

Sul MES la bagarre raggiunge i toni più aspri. 

Ci si dimentica del coronavirus e della strage che sta portando in Italia. 

Così il braccio di ferro continua e coinvolge anche gli stessi membri della maggioranza. 

Il partito democratico è a favore del fondo salva Stati.

Lo stesso segretario Nicola Zingaretti afferma categorico: 

“Sarebbe da folli non accettare il 36 miliardi che l’Europa ci offre per combattere il Covid 19 e per aiutare la nostra organizzazione sanitaria”.

Ma l’uomo di punta del Pd non ha fatto i conti con i suoi alleati e in particolare con i 5 stelle che non vogliono assolutamente sentir parlare di MES. 

”Siamo stati sempre contro questa iniziativa, non vedo proprio la ragione per mutare oggi la nostra opinione”.

Anche Vito Crimi, che ha preso il posto di Di Maio alla guida del partito, tuona contro il salva Stati.

Ed è in linea con il ministro degli Esteri. 

Le indiscrezioni (ma la voce del popolo è la voce di Dio) parlano anche di una furiosa scenata intercorsa fra Dario Franceschini, numero due del Pd, e lo stesso Conte. 

Perché? Per la semplice ragione che il premier non è stato leggero con il MES. 

Non lo ha bocciato completamente , ma ha detto che “così com’è non va”.

Stupisce anche l’atteggiamento di Matteo Renzi che pur facendo parte della maggioranza non è mai stato tenero con i suoi alleati. 

Stavolta è invece dalla parte di Zingaretti. 

Di fronte a un simile scenario, il Paese rimane interdetto. 

Così diventa una grande notizia la storia che Pier Luigi Bersani andò a trovare in ospedale Silvio Berlusconi ferito in un attentato. 

“Mi prese la mano e non me la lasciò per parecchi minuti. Un vero gentiluomo”. 

Non dovrebbe essere “normalità” tutto questo?