Coronavirus, per la ricostruzione, i 25 di Conte non sono i 50 di De Gasperi, ma sono un buon inizio

di Giuseppe Turani
Pubblicato il 19 Marzo 2020 9:59 | Ultimo aggiornamento: 19 Marzo 2020 9:59
Coronavirus Italia, per la ricostruzione, i 25 di Conte non sono i 50 di De Gasperi, ma sono un buon inizio

Coronavirus, per la ricostruzione, i 25 di Conte non sono i 50 di De Gasperi, ma sono un buon inizio (Nella foto Ansa, Giuseppe Conte firma uno dei decreti sul Coronavirus)

ROMA – Non sono un fan di questo Governo, però oggi mi sento di difenderlo, scrive Giuseppe Turani in questo articolo pubblicato anche su Uomini & Business. E non ci vuole molta fatica.

È stato fra i primi, se non proprio il primo, a capire che l’unica arma contro il coronavirus oggi come oggi era il lockdown, cioè l’isolamento delle persone nelle proprie abitazioni, tagliando di colpo tutti i contatti sociali. C’è voluto coraggio per proporre al paese una cosa del genere.

Adesso si discute sui soldi per evitare (o ammorbidire) l’inevitabile crisi economica. Sono pochi, si strepita. È vero: 25 miliardi non sono sufficienti.

Temo, però, che bisognerà accontentarsi. Di soldi non ne abbiamo, abbiamo montagne di debiti, ma questi non sono trasformabili in ventilatori polmonari e macchinari di emergenza. Un po’ tutti stanno nei guai come noi, e quindi la solidarietà internazionale sarà scarsa (si stanno muovendo un po’ i cinesi…).

Il governo ha messo lì i primi 25 miliardi. Non basteranno. Questa cifra andrà moltiplicata almeno per tre o quattro.

Ma non siamo scuri nemmeno di questo. La crisi attuale non dipende da fattori economici controllabili o prevedibili: dipende da quando il coronavirus ci lascerà (o si troverà un vaccino).

Credo che il governo sappia benissimo che serviranno molti più soldi, ma si muove con prudenza: inutile spaventare i mercati. Infatti, tanti o pochi che siano, va detto chiaro che non abbiamo nemmeno un euro: dovremo chiederli tutti in prestito al mercato internazionale.

25 miliardi, comunque, per cominciare non sono pochi. Se spesi bene possono servire per tante cose. Almeno per l’emergenza. Per la ricostruzione (perché di questo si tratterà) servirà ben altro. Ma non so da dove. Non sono più, purtroppo, i tempi del piano Marshall e non vedo nessun De Gasperi di ritorno dagli Stati Uniti sventolando un assegno di 50 milioni di dollari.