Coronavirus, si deve cambiare strategia di cura, ecco come, in 7 regole

di Valerio Peruzzi
Pubblicato il 25 Marzo 2020 5:00 | Ultimo aggiornamento: 24 Marzo 2020 21:59
Coronavirus, si deve cambiare strategia di cura, ecco come: 7 regole

Coronavirus, una tenda del pre-triage di un ospedale italiano (Foto archivio ANSA)

Coronavirus, Covid-19 si deve cambiare: per ogni paziente positivo individuato ci sono almeno 10 positivi (senza sintomi, pochi sintomi o in fase iniziale). Non sono consapevoli del loro status e continuano a contagiare.
Vanno individuati/isolati/testati, a partire dalle categorie più esposte: tutti i sanitari, i lavoratori con frequenti contatti (farmacisti, cassieri, runner, ecc.) e i familiari dei pazienti positivi sottoposti a isolamento.

Le persone citate NON sono, e raramente e tardivamente, sottoposte al tampone e NON sono in isolamento.
Si deve cambiare:

1) Tamponi e isolamento per chi non ha sintomi o lievi (37,1 e minimo segno di difficoltà respiratoria) che potrebbero essere positivi. Rimarrebbero tali per tanti giorni e poi guarire (ma quanti hanno contagiato nel frattempo?) senza mai fare un tampone, oppure peggiorare e quindi risultare positivi ma a quel punto con un drammatico ritardo.

2) Isolamento e test immediato dei familiari.

3) Le persone risultate positive allocate in spazi dedicati e monitorati.

4)Tamponi a tutto il personale sanitario e ausiliario, e in base alle risposte (rapide) seguire i criteri sopra esposti.

5) Misurazione della temperatura davanti a ogni farmacia e supermercato per individuare chi ancora non ha sintomi, e seguire gli stessi criteri in base al risultato.

Per incrementare esponenzialmente il numero dei tamponi e la velocità di refertazione:

6) si arruola e si forma una parte di tecnici e si mette a disposizione qualche locale delimitato in sicurezza delle strutture private e/o convenzionate. In media un apparecchio esegue 32 tamponi in due ore e occorrono altre due ore  “lavorarli”: vanno incrementati.

7) Vanno individuati alberghi, locali turistici ecc. dove allocare i Covid-19 positivi con pochi sintomi: è disumano nonché pericolosissimo avere migliaia di “reparti di malattie infettive”, ovvero le abitazioni nei condomini con il malato e i familiari vicini.

Al contrario, negli alberghi o strutture tanti pazienti positivi con pochi sintomi avrebbero la possibilità essere controllati meglio e da “meno” personale con DPI adeguati. Emergerebbe in tal modo il numero reale dei Covid-19 positivi e si interromperebbe drasticamente il contagio.

Chi sviluppa una forma lieve non contagia in forma lieve.
È duro avere il sospetto di una malattia potenzialmente grave, è duro non avere rapidamente la certezza o meno di essere contagiati ma è terribile, in caso di positività, pensare che durante l’isolamento domestico esponi  alla tua malattia le persone che ami (non isolate e non testate). Un dramma umano e scientifico.