Corvi in Vaticano: vertici incapaci di proteggere il Papa

di Antonio Del Giudice
Pubblicato il 27 Maggio 2012 14:30 | Ultimo aggiornamento: 27 Maggio 2012 14:30

Foto Lapresse

ROMA – Non è la prima volta che il diavolo si traveste da “corvo” per seminare zizzania nella Chiesa. Accade dai tempi del Messia, come ha scritto domenica 26 maggio sul “Corriere” il cardinale Martini. Forse però è la prima volta che la Chiesa non ce la fa da sola a metterci una “pezza”, lontano da occhi e da orecchi indiscreti.

La rete dell’informazione è oggi è senza frontiere, non basta più la tradizionale censura né l’allusione all’Inquisizione per fermare il Maligno. E questo dice che, forse, per la prima volta il Vaticano denuncia la sua debolezza nel confronto con il mondo moderno. Forse, nell’era globale, il mondo ha superato la Chiesa di Roma nella velocità di cambiamento, e le gerarchie per la prima volta fanno fatica a tenere il passo. Basti pensare al caso Boffo e al colpo che un uomo solo, un giornalista spregiudicato del calibro di Feltri, è riuscito ad assestare agli eredi del Sacro romano impero.

Sì, certo, Feltri non ha agito da solo: anzi è stato imbeccato da uomini interni al sacro sistema. Così come oggi il maggiordomo sospettato, questo Paolo Gabriele, è forse soltanto il terminale di un gruppo di lotta, all’interno delle sacre mura. Ma, nell’un caso e nell’altro, a mancare clamorosamente, per azioni ed omissioni, è stato il gruppo di comando che ha il dovere di proteggere la Chiesa e il Papa.

Allora forse il problema è un altro: le classi dirigenti del Vaticano sono in ribasso come lo sono tutte quelle dell’Europa cristiana. Chi oggi ha passato i sessant’anni, credente o miscredente che sia, non può non ricordare che la forza della Chiesa nel secondo dopoguerra è stata la sua classe dirigente, i suoi intellettuali, più o meno assistiti dallo Spirito santo. Quanche nome: Montini, Siri, Casaroli, Benelli, Pellegrino, Martini, Pappalardo, Ballestrero.

Beh, oggi – con tutto il rispetto – non si trova gente di questa caratura sfogliando l’annuario delle eminenze. Oggi il governo della Chiesa è in mano a Bertone che – con tutto il rispetto – viene dall’oratorio salesiano, dove si giova a calcetto e a biliardino. Pur con la venerazione che si deve a Giovanni Bosco e alla sua opera per i giovani, va detto che i gesuiti, i domenicani, i francescani e i benedettini erano un’altra storia.

Forse, allora, se i corvi hanno sostituito le colombe anche nei sacri palazzi, e non sono corvi eccelsi, la malattia della Chiesa è più profonda di quanto possa apparire. Declina l’Europa, declina anche la Chiesa che dell’Europa è stata architrave. Non c’è da meravigliarsi, probabilmente. E, paradossalmente, declina su normali faccende umane (scandaletti e danari dello Ior) non su faccende teologiche. Non sono i Vito Mancuso il pericolo, con i loro tentativi aborracciati di eresie simil-protestanti; né il laicismo scientifico ed esasperato degli Odifreddi. Il pericolo viene da uomini non all’altezza del loro compito, nonostante il professor Ratzinger ci provi ogni giorno, a predicare una teologia ragionata. La questione non è divina, è molto ma molto umana.