Covid più forte del calcio, cosa Conte ha in serbo per noi?

di Bruno Tucci
Pubblicato il 6 Ottobre 2020 11:27 | Ultimo aggiornamento: 6 Ottobre 2020 11:27
Covid più forte del calcio, cosa Conte ha in serbo per noi? Nella foto: Paolo dal Pino

Covid più forte del calcio, cosa Conte ha in serbo per noi? Nella foto Paolo Dal Pino, positivo anche lui

Come saranno le nostre giornate da giovedì in poi?  C’è un grande timore per il forte ritorno della pandemia, ma nessuno nasconde la paura di tornare ai momenti bui della scorsa primavera.

Quando era proibito uscire di casa per il covid e sembrava una conquista poter andare in strada per gettare l’immondizia nei cassonetti del Comune. Siamo alla vigilia della stretta governativa. Si assicura che non chiuderanno i bar e i ristoranti, tranne che in Campania. Si dovrà dire addio alle feste e a qualsiasi cerimonia che richiami tanta gente.

Insomma, nemmeno il matrimonio sarà più come prima del Covid. Un sì al Comune o in Chiesa, l’invito a pranzo in un ristorante “distanziato” ospiti i parenti più stretti e poi tutti a casa.

Sarà così perché il virus non demorde. Ieri i casi sono stati 2.257 ed i decessi 16. Niente rispetto agli oltre 12.500 della Gran Bretagna. E ai 159 che hanno colpito anche lo staff dell’Unione Europea. E’ questa la fase (2 o 3, decidete voi) che stiamo vivendo.

Per difendersi l’Italia ha sbarrato la strada a coloro che vengono dal Belgio, dall’Olanda e dalla Gran Bretagna. Ma queste misure non sono sufficienti e si andrà oltre. Come?

Il Comitato tecnico scientifico è al lavoro e studia giorno dopo giorno la curva del virus. Ha stilato un documento che si chiama “di preparazione”. Che potrebbe entrare in vigore qualora la situazione peggiorasse. Allora, sarebbero coinvolte nuovamente la scuola, l’università, gli esercizi pubblici fino a toccare il dio pallone.

Che, per il momento non si tocca. Il campionato va avanti e tutti dovranno rispettare le regole. Significa che il Napoli sarà sconfitto a tavolino per la partita fantasma con la Juventus? Non si sa. Il giudice ha preso tempo perché vuole studiare le carte prima di pronunciarsi.

Non è solo il ritorno della pandemia di covid a preoccupare il governo. Difficile se non drammatica è la situazione economica del nostro Paese. Le cifre non hanno bisogno di commenti. Se tutto continuerà come adesso il PIL andrà dal -9 per cento al -10,5. Mentre nel 2021 la crescita si fermerà all’1.8 per cento invece degli ipotetici 5,1.

Che dire? Il ritornello è sempre lo stesso. Sarebbe necessaria una unità di intenti tra maggioranza e opposizione. Giusta la distanza ideologica, ma quando si parla del bene e del futuro del Paese, il refrain deve essere diverso. Invece, si polemizza e si continua a litigare.

In verità, quella di ieri per la maggioranza giallorossa è stata una giornata di vittoria. Le elezioni per i nuovi sindaci hanno avuto il netto predominio del centro sinistra. A Reggio Calabria, come a Matera, da Chieti ad Enna. Luigi Di Maio esulta e si inorgoglisce per la sua Pomigliano dove ha ottenuto un buon successo.

La Lega? Piange per il momento. In primis perché i decreti sicurezza che portavano il nome di Matteo Salvini sono stati cancellati. Secondariamente perché nemmeno nel comune di Cascina riesce a spuntarla. Una cocente sconfitta perché?

In quel paese è nata Susanna Ceccardi. La ricordate? Poteva addirittura diventare governatore della Toscana, secondo i desiderata del leader del Carroccio.

Insomma, per dirla in parole semplici, sarà necessario molto buon senso non solo fra le forze politiche. Ma anche tra la gente, perché il periodo sarà difficile, pieno di ostacoli.

Non si rilascino interviste al veleno (ne abbiamo registrata una di un’alta carica dello Stato), ma si vada alla ricerca di un minimo comune multiplo per far uscire il Paese da quel tunnel in cui adesso si trova.