Crescita, lavoro… il limbo italiano

di Giuseppe Turani
Pubblicato il 7 Dicembre 2015 18:50 | Ultimo aggiornamento: 7 Dicembre 2015 11:59
Crescita, lavoro... il limbo italiano

Foto Ansa

ROMA – Giuseppe Turani ha scritto questo articolo anche per il sito Uomini & Business:

Giuseppe De Rita, presidente del Censis, da anni ci racconta l’Italia che è intorno a noi, ma che quasi sempre non vediamo o vediamo in modo distorto. Lui invece gira, parla con migliaia di persone, fa sondaggi, ricerche e alla fine spiega quello che ha visto. La sintesi dell’ultima fotografia del nostro paese è fatta di due parole: limbo italico. L’espressione è di Filippo Turati e indica un paese fatto di mezze tinte, mezze persone, mezzi partiti.

Un po’ tutto come se si stesse cominciano oggi a essere un paese. E infatti – nota sempre De Rita – manca un disegno collettivo. Gli italiani non sono fermi, si muovono e si danno da fare. Ma tutto avviene a piccoli gruppi, a volte anche territoriali. Cercano di rischiare poco (stanno tornano addirittura sull’immobile, sul mattone). Nel “limbo italiano” tutto cambia per valori che sono lo zero virgola qualcosa.

Gli italiani si muovono cioè con grande prudenza, consapevoli che un progetto generale di sviluppo, se c’era, si è perso per strada da tempo. Quindi sono prudenti, ma anche ingegnosi. Sono 560 mila, ad esempio, i bread&breakfast: un tentativo di far rendere il patrimonio immobiliare delle famiglie. E inventano un po’ di tutto, mischiando gastronomia, arte, design, moda, e anche piattaforme digitali. Non si spaventano davanti alla modernità: la sharing economy è stata fatta propria rapidamente.

Ma tutto viene fatto senza rischiare troppo: secondo De Rita gli italiani hanno in banca “depositi cautelativi” (caso mai qualcosa andasse storto) per quattro mila miliardi. E in molti casi si tratta di contanti, niente azioni, niente obbligazioni.

Nel “limbo italiano” tutti tentano tutto, pur di combinare qualcosa. Tutti si lamentano, ma poi i segni di ripresa ci sono. E’ come se ci fosse una forza misteriosa che spinge avanti il paese.

Un primato in Europa, comunque, lo abbiamo: quello dei giovani (24-30 anni) che risultano essere lavoratori autonomi. Sono quasi un milione. Tutti futuri imprenditori o professionisti?

Purtroppo no. Spesso si tratta di ragazzi che fanno un lavoro qualunque, ma che devono travestirsi da “autonomi” per avere un’occupazione.

Difficile capire dove potrà andare un paese così. Ma De Rita è  sempre stato ottimista. E anche stavolta nota che, comunque, c’è vita. E ci sono cambiamenti. In modo disorganizzato, ma gli italiani cambiano, si adattano, diventano moderni.