Crisi Italia-Francia. Di Maio confonde i ruoli, a Conte non basta il fazzoletto per farne un premier

di Giampiero Martinotti
Pubblicato il 8 febbraio 2019 7:14 | Ultimo aggiornamento: 8 febbraio 2019 10:46
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Il ministro del Lavoro e delle politiche sociali Luigi Di Maio

Un ex venditore di bibite che fa e dice stupidaggini è un bel soggetto per le strepitose vignette di ElleKappa. Ma se quell’ex bibitaro è anche numero due del governo, ci vorrebbe un presidente del consiglio capace di ricordargli le regole e le buone maniere da rispettare nei rapporti coi paesi amici e alleati. Ma l’allievo del professor Alpa e seguace di Padre Pio appare sempre più come un sussiegoso damerino incapace di esercitare una qualsivoglia autorità sui suoi presunti sottoposti. Il fazzoletto nel taschino della giacca non basta per fare di Giuseppe Conte un presidente del consiglio in grado di esercitare il suo ruolo. Il richiamo dell’ambasciatore francese in Italia, un gesto semplicemente sbalorditivo nella storia europea del dopoguerra, testimonia della leggerezza e dell’incompetenza dei tanti personaggi che oggi costituiscono l’élite governativa della povera Italia.

Non si tratta di scelte politiche o di ideologie. Si può criticare la Francia per tutto quel che si vuole : l’apertura a parole sui migranti e la chiusura nei fatti, la politica africana neo-coloniale, la dottrina Mitterrand e la protezione data agli ex terroristi nostrani, i bastoni fra le ruote messe alla Fincantieri e via dicendo. Ma quando si è vicepresidente del consiglio non si può andare Oltralpe e parlare da amico con un esponente dei gilet gialli che ha pubblicamente chiesto all’esercito di prendere il potere per evitare una guerra civile. Come se un ministro francese venisse in Italia per incontrare un qualche vaneggiatore che chiede ai carabinieri di insediarsi a Palazzo Chigi.

Non è semplicemente possibile avere al governo gente incapace di distinguere tra lotta politica e ruoli istituzionali. Ed è ancor più disarmante avere un presidente del consiglio e un ministro degli Esteri incapaci di svolgere il loro ruolo. Matteo Salvini era già arrivato al limite quando bollò Macron come un “pessimo presidente”. Ma lo stesso Macron aveva rifiutato di rispondere. Adesso, con il richiamo dell’ambasciatore, la Francia si è di fatto rivolta all’unico interlocutore considerato ancora affidabile: Sergio Mattarella. Adesso, spetta a lui trovare il modo per appianare una rissa a dir poco grottesca.