CSM elegge il Pd Ermini. Toghe rosse? No, quelle, con la Lega, hanno votato il candidato grillino

di Lucio Fero
Pubblicato il 28 settembre 2018 14:42 | Ultimo aggiornamento: 28 settembre 2018 14:42
CSM elegge il magistrato filo Pd Ermini. Toghe rosse? No, quelle, con la Lega, hanno votato il candidato grillino

CSM elegge il Pd Ermini. Toghe rosse? No, quelle, con la Lega, hanno votato il candidato grillino (foto Ansa)

ROMA – CSM, Consiglio Superiore della Magistratura. Organo di auto controllo e auto governo dei magistrati. E nella nostra Costituzione, finché rimane quella che è, non può che essere auto controllo e auto governo. Almeno fino a che il potere giudiziario non sarà, come populismo comanda ed esige, sottoposto alla volontà popolare e al popolo e ai suoi eletti. CSM presieduto per diritto dal capo dello Stato, oggi Sergio Mattarella. E guidato di fatto dal vice presidente. Figura che viene eletta a maggioranza appunto dai membri del Csm. Membri del Csm che sono in parte nominati dal Parlamento (membri laici) e in parte più consistente designati dai magistrati stessi in apposite elezioni (membri togati).

Stavolta, appena ieri, il CSM ha eletto suo vice presidente Davide Ermini. Con 14 voti contro 11. Ermini, uno del Pd, che aveva in tasca un’iscrizione al Pd. E allora uno pensa: ma guarda un po’, anche in tempi di governo Lega-M5S lasciano qualche spazio, qualche carica di garanzia. Lasciano qualcosa agli altri. E invece no. Ministro della Giustizia Bonafede e ministro di tutto quello di cui non è ministro Salvini, cioè Di Maio si sono detti furibondi e indignati. Orripilati all’idea che “magistrati votando così fanno politica”. Sgomenti dalla violazione della regola che ritengono primaria: Il Pd, chi è stato nel Pd, chi è nel Pd deve essere cancellato, espulso dalle istituzioni. Che sia dannato il Pd e i suoi uomini e le sue donne. Di Maio e i suoi pensavano fosse ormai religione civile e costume liturgico. E invece…l’oscenità di un Pd eletto qualche cosa. Insopportabile, vergognoso. Eppure Di Maio aveva spiegato cosa pensa di quelli di prima, degli altri: parassiti, traditori del popolo.

Di Maio furioso che ancora possa accadere che un nemico del popolo sia eletto qualcosa, che ancora non sia passata la pulizia e ramazzata totale, che ancora quelli del Pd possano infiltrarsi qua e là travestiti da cittadini normali, come gli altri. Di Maio e Bonafede che denunciano al paese tutto lo scandalo, la vergogna di magistrati che eleggono uno del Pd.

E allora uno pensa: eccoli di nuovo i magistrati di sinistra. Poi dice che uno pensa alla giustizia politicizzata. I magistrati di sinistra si sono eletti il loro capo e hanno occupato il CSM. Altro colpo dei per nulla ignoti, altro audace e vile colpo delle toghe rosse. Sono state loro, le toghe rosse, ad eleggere, magari con qualche imbroglio, il presidente che stava nel Pd. Ed era pure amico di Renzi. Maledette toghe rosse, è su dui loro che si riversa l’ira indignata di Di Maio e tutto M5S e del popolo pure quando sarà informato e saprà.

E invece no, neanche per sogno. Le toghe rosse, i magistrati di sinistra, le due correnti organizzate della Magistratura che fanno capo e riferimento alla sinistra politica e alla politica della giustizia, Area e i magistrati raccolti intorno a Davigo, insomma le toghe di tutte le tonalità del rosso hanno votato contro Ermini del Pd. E hanno votato le toghe rosse, insieme con i rappresentanti della Lega di Salvini in Csm, per Alberto Maria Benedetti professore, esimia persona e  e gradito nonché vicino a M5S.

Simpatica vicenda questa del CSM. Se ne deduce che ingerenza politica intollerabile è quando in qualsiasi si sede si elegge o si vota qualcuno che è vicino all’opposizione e quindi traditore del popolo. Se si vota p si elegge qualcuno vicino ai partiti di governo non è ingerenza politica, è salutare cambiamento.

Se ne deduce ancora che nel CSM, in questo caso a suo modo specchio del paese,  Lega, M5S e rossa sinistra non di rado si trovano dalla stessa parte e votano insieme. Condividono infatti l’anti globalismo, l’anti industrialismo, l’ostilità alla Ue, il mito della spesa pubblica, il dio del popolo che ha sempre ragione.

Se ne inferisce che se non condividi alcune ideuzze sulla sovranità nazionale svenduta, sulla ambiguità curativa dei vaccini oppure sul sovranismo e populismo scritti in Costituzione (anche questo si è dovuto sentire, anche questa circola libera, difficile dire se menzogna o castroneria là dove le Costituzioni sono lo strumento principe per impedire, impedire e impedire che la sovranità popolare diventi populismo e cioè onnipotenza della maggioranza elettorale), allora non puoi, non devi essere presidente di nulla nell’Italia del popolo.

Se ne evince che è cominciata, qualunque cosa sia è cominciata, è cominciato davvero l’anno Uno dell’Era del Popolo.