Decreto Dignità: 80 mila contratti lavoro in meno. Grazie Di Maio

di Alessandro Camilli
Pubblicato il 23 novembre 2018 9:42 | Ultimo aggiornamento: 23 novembre 2018 9:42
Decreto Dignità: a settembre 80 mila contratti lavoro in meno. Grazie Di Maio

Decreto Dignità: 80 mila contratti lavoro in meno. Grazie Di Maio (foto Ansa)

ROMA – Decreto Dignità, ricordate? I giornali, le tv e i commentatori da social se ne sono già dimenticati da un pezzo. Ma quelli che lavorano con un contratto a tempo determinato proprio non se ne possono dimenticare del Decreto Dignità. A ricordaglielo c’è il fatto che sono 80 mila in meno. Già, in meno

Dunque diceva il Decreto Dignità che i contratti di lavoro a tempo determinato dovevano costare di più e soprattutto dovevano durare di meno. E dovevano diventare burocraticamente complessi e legislativamente ostacolati. Così, diceva Di Maio papà del Decreto Dignità, i contratti a tempo sarebbero diventati contratti fissi. 

Inps, Confindustria, Uffici legislativi del Parlamento avvertirono: guardate che finisce che alla scadenza molti contratti a tempo non verranno rinnovati, guardate che rischiate 80 mila posti in meno. Di Maio disse che questo era boicottaggio, terrorismo, disinformazione di lobby. E che lui sapeva bene come sarebbe andata: più contratti di lavoro a tempo pieno, meno contratti a termine e più posti di lavoro come somma totale.

Infatti a settembre comunica Osservatorio Inps ci sono gli stessi posti di lavoro a tempo pieno di prima: incremento zero. Però ci sono 80 mila contratti di lavoro a tempo determinato in meno. Effetto Decreto Dignità, effetto pieno. Ottantamila lavoratori a tempo non lo sono più, non sono più precari come diceva indignato Di Maio. Ora sono disoccupati.

Per chi avesse qualche dubbio sul rapporto tra Decreto Dignità in azione e gli 80 mila contratti in meno, i numeri e il grafico dei numeri dicono che l’occupazione, anche e soprattutto a tempo determinato, cresceva in Italia fino a Luglio. L’inversione di tendenza ad Agosto/Settembre. Guarda caso all’inizio del pieno dispiegarsi del Decreto Dignità sui luoghi di lavoro.

In ottantamila già a settembre possono dire: grazie Di Maio, ora non ho più un contratto a tempo, non fosse per l’inconveniente che non ho più nessun contratto di lavoro…Ottantamila a settembre, altri seguiranno.