Decreto dignità? Non esiste, la Lega non lo vuole, ma il cigno nero di Savona fa paura

di Giuseppe Turani
Pubblicato il 12 luglio 2018 6:21 | Ultimo aggiornamento: 11 luglio 2018 19:57
Decreto dignità? Per Giuseppe Turani (nella foto) non esiste, la Lega non lo vuole

Decreto dignità? Per Giuseppe Turani (nella foto) non esiste, la Lega non lo vuole, ma il cigno nero di Savona…

Decreto dignità? Semplicemente non esiste, la Lega non lo vuole, piuttosto fa paura il cigno nero di Savona…scrive Giuseppe Turani in questo articolo pubblicato anche su Uomini & Business. Il ministro Riccardo Fraccaro, rapporti con il Parlamento, ha ammesso [App di Blitzquotidiano, gratis, clicca qui,-Ladyblitz clicca qui –Cronaca Oggi, App on Google Play]  in aula quello che qui si era sospettato: il dl dignità, che Di Maio va propagandando dal 2 luglio, in effetti non esiste. Non è mai stato mandato a Mattarella per la firma e non è mai stato pubblicato in Gazzetta perché non c’è. Il Consiglio dei Ministri del 2 luglio ha approvato una specie di bozza, degli obiettivi, delle chiacchiere insomma. Prima o poi, forse, questo benedetto decreto vedrà la luce, ma è presto per dirlo.

Ma non si tratta solo di questo. Si scopre che i padroncini del Nord stanno martellando la Lega: questa roba è una follia. Infatti, complicazione nella complicazione, risulta da più indagini che la gente si sta spostando dai 5 stelle alla Lega. Al Nord già i 5 stelle contavano poco o niente, adesso rischiano di sparire del tutto, trasformandosi in un mero partito del rancore e delle rivendicazioni meridionali. La leadership di Di Maio è già sotto accusa, anche se è chiaro che a non saper fare politica sono Grillo e Casaleggio, che teleguidano lo scugnizzo in Lebole.

Di Maio, nel suo delirio populista-corporativo-mussoliniano, pensa di poter risolvere per semplice via legislativa le questioni del lavoro, ma non è così: nel Nord non sanno più come assumere gli stagionali e stanno facendo fuoco e fiamme. Inoltre, non vanno bene anche tutti gli altri irrigidimenti (suggeriti probabilmente da quella organizzazione ormai inutile che è la Cgil).

Il decreto dignità non esiste perché, di fatto, è ancora da discutere e da riscrivere. Prima dovrà superare il fuoco di sbarramento dentro il Governo, poi sarà ancora  peggio con il dibattito parlamentare.

Rimane, a questo punto la curiosa presa di posizione della minoranza dem decisa a votare il dl dignità, che nemmeno esiste: solo per mandare un segnale politico. Mai si era vista tanta bassezza in politica.

Poi c’è il tema euro. Lo stesso Di Maio, con identica credibilità, afferma che non esiste un piano B del governo per quanto riguarda un’eventuale uscita dall’euro. Ma il piano B, se esiste (e forse esiste davvero), ha la caratteristica di essere segreto e di scattare all’improvviso durante un week end, all’insaputa di tutti. Solo uno scemo poteva attendersi una conferma da parte di Di Maio (che comunque sarebbe uno degli ultimi a sapere).

Intanto, dalla Borsa si apprende che il fondo d’investimento Blackrock, uno dei maggiori al mondo, giudica ambigua la posizione del Governo italiano sull’euro. Per un giudizio definitivo, si attende la legge di stabilità.

Fino a allora si balla. Musica di Giggino, parole di Paolo Savona.

Il quale Paolo Savona ha appena dichiarato che potrebbe anche accadere che si debba uscire dall’euro perché sarà qualcun altro a spingerci fuori. E, testuale, nelle mie precedenti case (cioè lavori, segnatamente Banca d’Italia) mi hanno insegnato a temere il “cigno nero”, cioè l’evento inatteso e calamitoso.

Difficile capirci qualcosa. La sua dichiarazione forse significa: io sono un signore prudente, e quindi non escludo che alla fine noi si debba (per una ragione o per l’altra) lasciare l’euro, e quindi sto preparato. Che significa? Che mentre noi facciamo i piani delle vacanze, in qualche stamperia del Val Camonica gnomi vestiti di nero, di notte, stampano lire con il faccione di Conte?

 

Ultima considerazione: c’è un altro elemento che potrebbe spingere questi sciagurati a farsi cacciare dall’euro. Non esiste alcuna possibilità, allo stato dei fatti, di far passare flat tax o reddito di cittadinanza per i prossimi tre anni (e anche per i successivi cinque o dieci). L’unica possibilità è riprendersi la sovranità monetaria, rimettersi a stampare lire e distribuire al popolo bisognoso e al quale si è promesso la luna e il sole dei pezzi di carta straccia, inadatti persino per comprare un gelato a Malta.

Non oso immaginare che questa combriccola arrivi a tanto (anche per le scelleratezze serve carattere), ma non si può mai dire. Nel dubbio, nascondete ogni euro che vi passa per le mani. Un giorno mi sarete grati.