Destino multirazziale. Giuseppe Turani, Uomini e business

di Giuseppe Turani
Pubblicato il 7 Settembre 2015 13:14 | Ultimo aggiornamento: 7 Settembre 2015 13:14
(foto Ansa)

(foto Ansa)

ROMA – Giuseppe Turani ha pubblicato sul sito Uomini e Business un articolo dal titolo “Destino multirazziale”.

La questione dei migranti è piuttosto semplice. Arrivano in Europa per molte ragioni. Una delle più importanti è certamente che qui c’è una società più ricca e con più possibilità. In tutte le zone del mondo avviene la stessa cosa. Dal Messico verso gli Stati Uniti. Dal Nord Est del Brasile verso le metropoli, dove si accalcano nelle favelas, in condizioni spaventose, e anche in Asia.

L’esempio del Brasile (ma anche quello del Messico) è illuminante. La gente si ammucchia nelle favelas, in mezzo a topi, malattie e altro, invece di starsene nel Nord Est a coltivare il proprio campo di patate, perché pensa che se riuscirà solo a attraversare la strada entrerà ina una vita migliore: uno stipendio, un lavoro, una casa decente, una scuola per i figli. Certo, il rischio è di rimanere per sempre impiantato nella favela. Ma lì c’è una speranza, nel Nord Est non c’è niente.

La stessa cosa vale per i messicani che rischiano la vita pur di entrare, da clandestini, negli Stati Uniti. Al di là della barriera c’è tutto, al di qua non c’è niente.

E sempre la stessa cosa vale per quelli che stanno arrivando qui in Europa, ricchi e poveri. Una parte scappa dalle guerre, ma gli altri scappano comunque da qualcosa: dalla non-vita, dalla mancanza di opportunità, dal niente.

In Brasile non li fermano, negli Stati Uniti nemmeno e qui ci sono invece dei matti, da Salvini a Orban convinti che si possa fare qualcosa. Ho già detto altrove che l’unico modo per fermare i migranti è diventare poveri come loro, privi di prospettive come loro. Escludendo questo, continueranno a arrivare. Secondo gli americani almeno per i prossimi vent’anni e la loro stima è abbastanza credibile. D’altra patte l’Europa sta attraversando una seria crisi demografica (il Sud italiano, ad esempio, sta scomparendo). E quindi verso i migranti ha un certo interesse non secondario.

L’atteggiamento giusto, quindi, motivi umanitari a parte, è quello di imparare a gestire il fenomeno senza fobia e senza isterismi. L’America è da sempre una società multirazziale, la Gran Bretagna è la stessa cosa. Il destino dell’Europa è identico.

Non si tratta però di una cosa semplice. L’Europa non è una società in formazione come quella americana. Ma è una società già definita, con tanti paesi, tante lingue e costumi non uniformi. Quindi il processo sarà più difficile. Ma il processo sarà quello che conduce a una società multirazziale. Non altro.

A questo punto bisognerebbe essere in grado di liberarsi delle scorie razziste che sono emerse in questi ultimi tempi per cominciare a ragionare sul serio come vogliamo diventare, con quali amici e con quali obiettivi. Per i migranti che arrivano, scuole, case, lavoro. Integrazione insomma, e alla svelta.

E bisogna aggiungere ancora una cosa. Accogliere quelli che scappano perché inseguiti dai famatici dell’Islam non è sufficiente. Non risolve il problema. Bisogna sradicare dal mondo questi fanatismi che rendono impossibile vivere. L’Occidente fa finta di non capire e di non vedere, ma l’Isis va combattuto con le armi. Non esiste altra soluzione possibile.

Le civiltà degli altri vanno rispettate, certo. Ma non si può rispettare chi taglia le mani ai ladruncoli o teorizza che le donne vanno comprate, vendute e stuprate. Non si può rispettare chi fa della non-vita una missione.

Nel Colosseo non giocano più i gladiatori. Abbiamo capito, anche se piaceva alle masse, che era un errore. Nel mondo, invece, c’è ancora chi ammazza per il gusto di ammazzare, per missione divina, dice. Vanno cancellati. Sono culture che non interessano, che riportano a quando il mondo era dominato solo dalla violenza.