Di Battista animatore, Di Maio steward…Governano come ballavano

di Lucio Fero
Pubblicato il 15 novembre 2018 10:51 | Ultimo aggiornamento: 15 novembre 2018 10:51
M5s Di Battista animatore, Di Maio steward...Governano come ballavano

Di Battista animatore, Di Maio steward…Governano come ballavano (nella foto, il video di Di Battista animatore)

ROMA – Di Battista animatore in un centro vacanze, Di Maio steward alla stadio San Paolo. E allora, che male c’è? Niente di male, figuriamoci. E allora c’è la puzza sotto il naso dell’indicare queste attività come roba squalificante per chi la fa perché piccolo e non qualificato lavoro?

Per carità, nulla del genere. Tutto il rispetto a chi fa l’animatore dei villaggi turistici, a chi fa lo steward negli stadi, a chi consegna le pizze, fa l’animazione alle feste dei bambini, sta nei call center, incarta pacchi natalizi nei grandi centri commerciali…Tutti proprio tutti hanno fatto da giovani lavoretti. Molti anche da meno giovani e sempre lavoretti erano. E non c’è professionista che qualche lavoretto non abbia fatto. Piccoli e modesti e di poco ingegno e spessore sono lavoretti che arricchiscono e non deprimono il curriculum di ciascuno.

Quindi, per parlarci chiaro, non è che se Di Battista faceva l’animatore turistico e se Di Maio faceva lo steward allo stadio questo vuol dire che il primo non è qualificato per reinventare la politica, l’etica, la comunicazione, l’economia e che il secondo non è qualificato per governare l’Italia.

Però da come facevano l’uno l’animatore turistico e l’altro lo steward allo stadio (o lo studente all’Università) si può capire molto delle rispettive personalità. E si possono ricavare dei tratti persistenti nelle diverse e successive attività di entrambi. Perché fare l’animatore turistico non è peccato e non sminuisce chi lo fa. Ma il come lo fa dice tanto di lui, di un lui allora e di un lui oggi che sono in stretta continuità.

Guardatelo il video di come ballano gli animatori, guardate il video di quel ballo in cui c’è Alessandro Di Battista come protagonista. Ballano? Guardate: saltelli. E saltelli scomposto e pure sgraziati. Sempre fuori ritmo. Ginocchia e caviglie che provano a imitare coreografie di danza con effetto passo sghembo incrociato. Guardate quei due vestiti da…pirata, marchese? Effetto casalinga in tutù. Guardate le giravolte, sempre fuori passo e sempre sbilenche. Fingono, fanno finta di essere ballerini. Fingono, fanno finta di essere un corpo di ballo. Ballano a come gli viene, fingendo di saper ballare. Guardate le movenze con mani, braccia e braccia che vorrebbero essere rotazioni, movenze da disco e ne vengono fuori delle specie di grotteschi ciao ciao.

Insomma arronzano, arrangiano, inventano, fingono. Non sanno ballare, non sono un corpo di ballo. Improvvisano, si esibiscono e cimentano senza sapere con tutta evidenza un tubo di musica e di ballo. Si guadagnano così un po’, immaginiamo solo un po’, di sudatissima pagnotta. Fanno, si danno da fare su quel placo. Ma letteralmente non sanno quello che fanno.

Ecco, anni dopo non sono cambiati. Governano oggi, fanno politica oggi così come ballavano allora. Fingendo di essere ballerini allora, fingendo di essere governanti oggi.

Luigi Di Maio ex steward allo stadio San Paolo. Anche qui: c’è modo e modo di far lo steward allo stadio. Al San Paolo di napoli gli steward fanno finta di esserci. talvolta far lo steward è un modo per entrare gratis. E se non è così, ci si arrangia, si rimedia una giornata. Ci si fa piccoli piccoli come steward per non incorrere in fastidi. E poi magari a casa si racconta di aver stretto la mano o guardato negli occhi per rimproverarlo il centravanti. Luigi Di Maio che altre rispettabili attività ha svolto prima di quella di rifondare la politica, l’etica e l’economia. Prima di abolire la povertà (sua rivendicazione e attestato) aveva fatto lo studente e altri lavoretti. Ma sempre alla stregua e al modo di come Di Battista ballava: mai sul serio, mai davvero, sempre arrangiando, sempre facendo finta di essere veri.

Ed ecco la continuità, le origini, i tratti che non mutano. Il Tap che non serve perché il gas non serve, l’Ilva che può chiudere e diventare parco della scienza perché l’acciaio non serve, la Tav che non serve perché…non serve. Il debito pubblico che cala se fai più…debito. I 780 al mese che miracolosamente creano lavoro a chi non ce l’ha (o dice non averlo), il debito pubblico che chi se ne frega tanto non è mio, le banche da distruggere e punire, le stesse banche che poi ti devono tenere in piedi le aziende, i negozi da chiudere la domenica e i festivi, i negozi che ti devono tirar su la domanda interna. E il dover dire sempre sì alla gente, al popolo, cioè a qualsiasi categoria o gruppo di pressione o fetta o fettina di elettorato. Perché…il cliente ha sempre ragione e va intrattenuto. Come si faceva su quel palco danzando come pupazzi d’estate.

C’è lo stesso tratto del governare di oggi in quel video danzante: si intravede netto il Toninelli agire e pensare, la gallerie che non ci sono apparire, quelle che ci sono sparire, i ponti pericolanti a detta del ministro e quindi…? Quindi il ministro l’aveva detto! Già si intravede il profilo governativo di Barbara Lezzi, quella del Pil da aria condizionata…

C’è tutto M5S, tutta la potenza, tutta la potente natura del fenomeno politico M5S e del governo che ne scaturisce e oggi appunto governa. Non sapevano un tubo di musica e ritmo, non erano mai andati a scuola di ballo, non sapevano come fare quel che facevano sul palco. E oggi uguale: non sanno un tubo di economia, politica internazionale, Stato, leggi, storia e persino geografia. Non sanno quel che fanno su quel potere che hanno. Inventano, arronzano, si arrangiano, fingono di essere governanti. 

Guardatelo e riguardatelo quel video, da spettatori-villeggianti avreste probabilmente sorriso compiacenti e indulgenti di fronte al dilettantismo grottesco e anche a suo modo simpatico. Ma mai e poi mai avreste pensato che quei finti ballerini sarebbero finiti ad impadronirsi come impresari, registi e corpo di ballo pure della Scala o anche solo delle coreografie Rai  e mai e poi mai avreste pensato che il loro saltello diventasse il canone di ballo ufficiale e riverito. Beh, è successo invece. E l’avete fatto succedere voi spettatori-villeggianti di allora nella veste di elettori di oggi.