Di Maio e M5s, incubo crollo alle elezioni europee

di Giuseppe Turani
Pubblicato il 27 settembre 2018 9:31 | Ultimo aggiornamento: 27 settembre 2018 14:00
Luigi Di Maio e M5s, paura crollo alle elezioni europee

Di Maio e M5s, paura crollo alle elezioni europee (foto d’archivio Ansa)

ROMA – Giuseppe Turani ha pubblicato anche su Uomini & Business questo articolo dal titolo “Di Maio, l’incubo del crollo”:

Ormai è abbastanza chiara la ragione per cui Di Maio e i 5 stelle sono scatenati nel chiedere un disavanzo al 2,4 per cento: si tratta di paura, e anche paura forte. Sono quasi disperati. La storia è questa. Con un disavanzo all’1,6 per cento, come vorrebbe Tria, o anche all’1,8-1,9, restano pochi soldi a Di Maio da distribuire. E quindi dovendo a quel punto presentare un reddito e una pensione di cittadinanza ridicoli (poche centinaia di euro al mese, forse anche meno) teme di rischiare un flop gigantesco alle elezioni europee.

Paura abbastanza fondata. Quando è stato fatto il governo, poco più di 100 giorni fa, Salvini aveva circa la metà dei voti dei 5 stelle (loro al 32 per cento, lui al 17). Oggi le parti sono rovesciate: Salvini viaggia nei sondaggi sopra il 32 per cento, i 5 stelle arrancano intorno al 28 per cento e chiaramente non hanno il vento nelle vele.

La battaglia per portare il disavanzo a quota 2,4 per cento trova qui la sua motivazione. Con il 2,4 pei cento ci sono 10 miliardi in più (tutti a debito ovviamente) da spendere, da far confluire su reddito e pensioni di cittadinanza per rimpolpare un po’ quelle due misere torte.

In questo modo Di Maio pensa di arginare il prevedibile crollo dei 5 stelle. Naturalmente, va spiegando che si tratta di spese per rilanciare l’Italia, ma non è vero. Non si tratta di investimenti: non si parla di un metro di strada o di ferrovia in più, si parla di soldi che verranno regalati ai cittadini, i quali ne faranno poi l’uso che credono: balocchi e profumi, pagamento di vecchi debiti, qualche uscita in più al ristorante, un paio di scarpe nuove?

In sostanza, la proposta di Di Maio, dedotte tutte le chiacchiere, è di fare dieci miliardi di debiti in più, da regalare alla gente, per consentire a lui di non crollare alle elezioni europee (come meriterebbe ampliamente).

Non esiste alcuna ragione macroeconomica per quei dieci miliardi i più che Di Maio vuole spendere: solo il desiderio di “fare qualcosa” per cercare di non perdere le elezioni europee e per bloccare la parabola discendente dei 5 stelle. Anzi, si blocca la discesa del debito pubblico italiano e lo  si fa risalire, con proteste di Bruxelles e probabilmente dei mercati.

Beati i tempi in cui il comandante Lauro a Napoli si limitava a regalare scarpe e qualche mezzo chilo di spaghetti.