Di Maio fra Pinocchio e Lauro: promette soldi e non scarpe ma voto di scambio resta

di Giuseppe Turani
Pubblicato il 7 marzo 2018 9:44 | Ultimo aggiornamento: 7 marzo 2018 9:44
Luigi Di Maio fra Pinocchio e Lauro: promette soldi e non scarpe ma voto di scambio resta

Di Maio fra Pinocchio e Lauro: promette soldi e non scarpe ma voto di scambio resta

ROMA – Luigi Di Maio è come Pinocchio o come il mitico napoletano Achille Lauro, sentenzia Giuseppe Turani in questo articolo pubblicato anche su Uomini & Business: “Pinocchio Di Maio. Dice di avere il diritto di governare, ma è una bugia: non ha alcuna maggioranza. Il comandante Lauro regalava scarpe e spaghetti, lui stipendi a vita”.

Devo chiedere un po’ di pazienza ai miei tre lettori, ma la faccenda è complessa. Dunque, Di Maio dice: “Noi non forziamo la mano, ma è nostro diritto governare, lasciateci governare”. Pochissime parole, ma piene di bugie e di fatti ignorati, rimossi, sparititi.

1- “Noi non forziamo la mano”. Che cosa voleva dire? Che non farà la marcia su Roma, che non picchierà gli avversari, se staremo buoni e composti? Che si comporterà educatamente, aspettando di essere convocato al Quirinale (si vedrà per cosa), come tutti gli altri? Mistero.

2- “E’ nostro diritto governare”. Non è vero, è falso. Per avere il diritto di governare Di Maio dovrebbe avere la maggioranza sia alla Camera che al Senato. Sta scritto nella Costituzione che così stupidamente ha difeso e che forse non ha mai letto. Ma è privo di tutte e due, non dispone di alcuna maggioranza, da nessuna parte.  Anzi, il centro-destra è più avanti di lui. Quindi, semmai, un mezzo diritto appartiene a Berlusconi e ai suoi amici. Non a Di Maio.

3- Ma qui si deve aprire una parentesi per un vecchio amico, Bersani. Nel 2013 Bersani aveva la maggioranza della Camera (cosa che oggi Di Maio si sogna). E gli mancavano pochi voti al Senato. Li chiese quasi in ginocchio, in diretta streaming (allora si usava così), ai Cinque Stelle. E propose loro un patto fra gentiluomini: datemi i pochi voti che mi servono  per ottenere la fiducia al Senato (perché questo chiede la procedura, e cioè la fiducia piena in entrambe  le Camere). Dopo di che, esaurito questo passaggio quasi formale, liberi tutti. Potrete votare contro il mio governo anche tutti i giorni, deciderete di volta in volta.

4- Ebbene, Di Maio è un politico napoletano e tanto non gli si può chiedere. Ma come fu trattato il gentiluomo Bersani? A calci in faccia, deriso, umiliato. A momenti gli mettono anche in testa le orecchie d’asino e lo mandano dietro la lavagna. Questo era, e è, il Movimento di Grillo, una raccolta di cialtroni supponenti.

Adesso Di Maio dice di avere il diritto di governare, ma mente sapendo di mentire: almeno Bersani la maggioranza alla Camera l’aveva, Di Maio non ha niente. È in minoranza in entrambe le Camere. E quindi di quale diritto va cianciando? Oggi meriterebbe lui le orecchie da asino in testa e un posto dietro la lavagna. Gli amici di Bersani, comunque masochisti fino alla  fine, hanno già promesso a o’ guappo ‘e cartone i loro voti, che non serviranno a niente perché o’ guappo sempre senza maggioranza è, per quanti comizi faccia a Pomigliano.

Ma c’è una questione ancora più grossa, molto più grossa. Di sostanza vera.

Al di là delle varie sciocchezze, la grande vittoria (soprattutto al Sud) dei Cinque stelle si è avuta perché, attraverso l’idea del reddito di cittadinanza, il Movimento si propone di realizzare un gigantesco trasferimento di reddito dal Nord al Sud. Tutto il resto sono chiacchiere confuse e incoerenti. La sostanza è quella appena scritta: si prendono risorse dal Nord produttivo e si distribuiscono stipendi al Sud, spiagge e mojito a volontà.

Solo due come Grillo e Di Maio possono pensare che questo schema stia in piedi. Quando avrà capito che casino ha combinato (ma ci vorrà un po’) il primo a ribellarsi sarà lo stesso avarissimo genovese Grillo. Poi seguiranno Salvini, Bossi e tutti gli altri. La rivolta fiscale del Nord è già scritta nelle cose.

In queste condizioni, qualunque cosa ne pensino tanti illustri colleghi, la scelta più giusta è quella di Matteo Renzi: andare a sciare. Nemmeno un voto alla costruzione di un meccanismo infernale in cui il Nord è chiamato a pagare stipendi erga omnes al Sud.

Il Pd, vista la fine un po’ ingloriosa di Forza Italia, resta l’unica forza in grado di mediare fra Nord e Sud in termini ragionevoli, di impedire questo scempio sociale e politico. Sempre che nel frattempo non scompaia perché l’immacolato Di Maio, di notte, sta distribuendo poltrone da ministro a tutti quelli del Pd disposti a seguirlo.

Infine, va ricordato che il successo dei 5 stelle non è un successo politico, ma soltanto un caso mostruoso di voto di scambio. Il comandante Lauro prometteva qualche scarpa e qualche sacco di pasta. Di Maio stipendi a vita, a tutti.

Poi tuona contro i vitalizi dei parlamentari (già cancellati). E nel Pd trova dei cretini autentici che lo stanno pure a sentire.

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