Di Maio, Salvini, Bonafede: ministri della giustizia manganello

di Lucio Fero
Pubblicato il 16 gennaio 2019 10:34 | Ultimo aggiornamento: 16 gennaio 2019 10:34
Luigi Di Maio, Salvini, Bonafede: ministri della giustizia manganello

Di Maio, Salvini, Bonafede: ministri della giustizia manganello (foto d’archivio Ansa)

ROMA – Di Maio, Salvini, Bonafede: tutti e tre di fatto in Italia ministri della giustizia. Anzi soprattutto i primi due. Il terzo, Bonafede, lo sarebbe di distintivo ministro della Giustizia. Ma come tutti sanno, lui stesso compreso, conta molto molto meno degli altri due. Che infatti…

Infatti un Tribunale in quel di Avellino alcuni condanna e altri assolve per l’ecatombe del viadotto Acqualonga. Un bus carico di pellegrini andati al santuario di padre Pio, un bus che ha macinato un milione di chilometri, un bus che si accerterà girava con falsi attestati di revisione tecnica, revisioni mai effettuate. Insomma un bus che non a caso perde i freni, un bus che non doveva circolare, un bus che, come da sentenza, è la causa di quei 40 morti. E quindi la sentenza condanna proprietario del bus e chi ne aveva favorito la circolazione fuorilegge.

Ma la sentenza non condanna Autostrade, non condanna i dirigenti di Autostrade. Secondo il Tribunale il vertice di Autostrade non è responsabile. Come non responsabile? Quel Tribunale forse non sa che Autostrade…quella del Ponte Morandi Genova, quella che M5S le ha dichiarato guerra e l’ha messa al bando, quella che Toninelli gliel’ha giurata, quella che M5S tutto ha detto: adesso nazionalizziamo? Quel Tribunale non sa? Come si permette quel Tribunale di assolvere Autostrade, la stessa Autostrade che M5S di governo e di social ha già più volte e nettamente e pubblicamente condannato?

Di fronte a tanto affronto interviene il ministro della suprema e vera giustizia Luigi Di Maio e si dice letteralmente “incazzato”. Il ministro della giustizia del popolo comunica al popolo che è “incazzato” perché un Tribunale (presumibilmente del c…) si è permesso di non eseguire le chiare e nette indicazioni del governo del popolo.

Di ministro della giustizia, quella vera e tosta, ce n’è un altro, ovviamente Matteo Salvini. Letta la stessa sentenza che ha fatto incazzare Di Maio e, letto che Di Maio si era incazzato, Salvini ha emesso contro sentenza: “hanno assolto dei colpevoli”. Eccolo il secondo e immediato e superiore grado di giustizia in Italia: l’opinione amministrata via facebook di Matteo Salvini. Salvini che sa, sa per tutti noi, d’istinto e di polso, chi va assolto e chi no, chi è colpevole e chi no.

Salvini sa e Salvini può, è lui il ministro della giustizia che picchia. Salvini può definire in pubblico l’ssassino Cesare Battisti non semplicemente un assassino ma “sporco assassino comunista”. Salvini può stampigliare sulle condanne e i condannati simboli ed etichette a suo piacimento. Salvini sa, Salvini può. Può anche annunciare “spero di non vederlo troppo da vicino” mentre va a prendere Cesare Battisti all’aeroporto. Non voleva trovarsi vicino? Bastava non andasse. Ma Salvini voleva ammiccare al che gli farei avendolo tra le mani. Le mani del ministro della giustizia vera, s’intende.

E Bonafede? Ha fatto del suo meglio ma non è riuscito a tenere il passo degli altri due, appena uno striminzito “cinico e all’amatriciana” per Battisti e una divisa dell Polizia Penitenziaria indossata per l’occasione. Cinico e all’amatriciana…chissà quale delle due la specifica peggiore. E la divisa? Salvini si è preso abiti e mostrine della Polizia in pianta stabile, Bonafede non poteva restare nudo di giustizia in divisa.

Di Maio, Salvini e Bonafede: in Italia oggi ben tre ministro della giustizia predicata, raccontata e usata come manganello. Manganello del governo del popolo. D’altra parte non ha forse un recente sondaggio registrato che il popolo, alla domanda secca democrazia o ordine, a maggioranza netta ha risposto più ordine? Più ordine e meno democrazia sono la risposta al sondaggio e il sentimento di popolo. I tre ministri della giustizia manganello non sono quindi né recita né folklore e neanche campagna elettorale permanente, sono invece il coerente dettato di una comunità che della giustizia dei Tribunali e delle leggi…se ne frega.