Domenico Arcuri trasuda ottiminismo ma i suoi numeri non tornano

di Bruno Tucci
Pubblicato il 13 Novembre 2020 11:09 | Ultimo aggiornamento: 13 Novembre 2020 11:11
Domenico Arcuri (nella foto) trasuda ottiminismo ma i suoi numeri non tornano

Domenico Arcuri trasuda ottiminismo ma i suoi numeri non tornano. Nella fotoil commissario per l’emergenza, Domenico Arcuri, in conferenza stampa a Roma,

Il commissario Domenico Arcuri è ottimista. Dice che la curva del virus non è più in salita.

Domenico Arcuri dice che “stiamo riuscendo a intercettare il virus”, che la pandemia non ci ha trovato impreparati, che bisogna guardare i dati con “gli occhi onesti e la mente libera”.  Ha ragione, la gente gli dà retta e si accorge che ieri i nuovi casi sono aumentati a dismisura (37978). E i decessi hanno raggiunto la ragguardevole cifra di 636 in ventiquattro ore. Gli italiani possono stare tranquilli o debbono avere paura di questo terribile male? Arcuri usa un solo tempo con i verbi: il futuro. Faremo, verificheremo, studieremo. Tranne in un solo caso cita il presente, quando afferma “speriamo”.

Non c’è da stare allegri, allora. Sarebbe necessario più decisionismo, un Governo che sappia scegliere senza tentennamenti. Non è così, purtroppo. Soprattutto perché la situazione politica non è assolutamente chiara. Il premier Giuseppe Conte non ha più la certezza di essere “un uomo solo al comando”. Perché sotterraneamente qualcosa si muove. Il primo ad agitare le acque è il sempiterno Silvio Berlusconi che si dice pronto ad aiutare il Paese, ma non il governo. Per la prossima legge di bilancio lancia un’idea. Un patto tra maggioranza e opposizione (una doppia relazione) che guardi al futuro. Il Pd e Nicola Zingaretti sono perfettamente d’accordo. Per il bene dell’Italia e per uscire dal tunnel si debbono superare gli ostacoli inutili. I 5Stelle storcono la bocca, non si fidano. Anche perché sono alla vigilia degli stati generali e lì si stabilirà la nuova linea politica, se nuova sarà.

Per quale ragione Luigi Di Maio e i suoi compagni non vedono di buon occhio questa svolta?È logico. Temono che l’accordo, oggi di poco conto, possa continuare nel tempo. I pentastellati non avrebbero più nelle mani lo scettro del comando e finirebbero col non essere indispensabili come è nell’attuale assetto del Parlamento.

Dinanzi a un avvenire diverso, il presidente del Consiglio che fa? Vuole vederci chiaro e capire se nel tempo prossimo egli possa continuare ad occupare la poltrona di Palazzo Chigi. In parole semplici, sarebbe possibile un “Conte ter”. O, al contrario, dovrebbe alzare le braccia e arrendersi? La verità è che il premier non ha più la popolarità e il gradimento di una volta. Giorgia Meloni ha preso il sopravvento e alcuni sondaggi la danno addirittura al primo posto. Sono’ comprensibili. quindi, la prudenza e la preoccupazione dell’avvocato del popolo che si vede minacciato da più parti.

Il Paese e la sua gente si pongono due interrogativi. Primo: come sarà il Natale? Lo si dovrà passare da soli, oppure il cenone avrà la caratteristica di sempre? Risponde il sottosegretario Sandra Zampa: “Potremo stare insieme con i parenti più stretti, i fratelli, le sorelle, i suoceri. Niente più”.

Secondo quesito: arriverà finalmente dagli Stati Uniti questo benedetto vaccino?  Il commissario Arcuri è  lapidario al proposito: “Si, entro gennaio potremo cominciare a sottoporre alla prevenzione un milione e settecentomila italiani dando la preferenza al personale sanitario e alle persone più fragili (leggi gli ultraottantenni o giù di lì)”.

Le dosi si moltiplicheranno nel tempo e forse la guerra contro il virus la potremo considerare vinta. “Vediamo la luce in fondo al tunnel”, sostiene con ottimismo il commissario. Ora, comunque, occupiamoci del variopinto colore delle nostre regioni e dei loro tanti guai. Rosso, arancione, giallo: decidiamo in fretta per il benessere e la tranquillità di tutti noi.