Draghi alza le previsioni Europa. La Bce coi bond scommette sulla ripresa

di Vincenzo Longo
Pubblicato il 6 Marzo 2015 13:00 | Ultimo aggiornamento: 6 Marzo 2015 13:00
Draghi alza le previsioni Europa. La Bce coi bond scommette sulla ripresa

Draghi, Merkel e Obama

ROMA – Vincenzo Longo ha pubblicato su Uomini & Business un articolo intitolato “Draghi alza le previsioni Europa“. Nell’articolo l’autore sottolinea come la mossa del presidente della Bce di acquistare bond dai paesi europei sia da un certo punto di vista “rischiosa” (problema di liquidità e di reperibilità dei titoli di Stato) ma che d’altro canto abbia spinto a un ottimismo nelle previsioni del Pil degli stati membri dell’Unione Europea. BlitzQuotidiano vi propone l’articolo integrale:

Sono arrivati i tanto attesi dettagli sul Quantitative Easing (Public Sector Purchase Programme, PSPP) della Bce annunciato lo scorso 22 gennaio. Da Nicosia, dove si è tenuto il meeting di politica monetaria, il presidente della Bce, Mario Draghi, ha alzato il velo sulle modalità con cui verranno condotti gli acquisti da parte dell’Eurosistema. L’approccio utilizzato sembra essere basato sulla flessibilità che sarà concessa alle singole Banche centrali nella conduzione degli acquisti, anche se è prevista la supervisione del Consiglio Direttivo. Gli acquisti interesseranno il mercato secondario e saranno commisurati agli apporti di capitale delle singole Banche centrali nazionali alla Bce. Ogni Banca centrale potrà acquistare asset di giurisdizione del Paese dove risiedono. Potranno essere acquistati titoli di Stato con scadenza residua compresa tra i 2 e 30 anni, il cui rendimento non sia inferiore al tasso sui depositi (in questo momento a -0,2%). Potranno essere acquistati titoli per un valore nominale non superiore al 25% di ogni singola emissione, mentre la quota complessiva di titoli acquistabili per ogni singolo emittente non potrà superare il 33%.

Qualche dubbio rimane sull’effettiva disponibilità/reperibilità dei titoli che la Bce si appresta ad acquistare. Crediamo che le banche più in difficoltà sotto il profilo della liquidità saranno quelle più incentivate a vendere titoli alla Bce, anche se questa liquidità aggiuntiva potrebbe non essere utilizzata per incentivare l’economia reale.

Molti di questi erano già noti, mentre altri sono degli aspetti procedurali che il mercato sembra trascurare. Gli investitori sembrano essere rimasti più colpiti dalle buone revisioni al rialzo sulla crescita. Il Pil nel 2015 è stato rivisto all’1,5% (dall’1% della stima di dicembre), mentre nel 2016 è stato alzato all’1,9% (da 1,5%). Anche sull’inflazione sono venute fuori indicazioni importanti. Nonostante per il 2015 la previsione sia stata abbassata allo 0% (da +0,7%), nel 2016 la crescita dei prezzi dovrebbe attestarsi all’1,5% (dall’1,3% di dicembre), mentre nel 2017 dovrebbe posizionarsi all’1,8%, prossimo quindi al target del 2% fissato dalla Bce. Proprio quest’ultimo punto rimane di importanza fondamentale, dato che riesce a dare un’indicazione di massima sulla possibile durata del QE, al momento prevista fino a settembre 2016. Certo è che, al momento, fare delle previsioni sull’inflazione risulta abbastanza difficile vista la volatilità del prezzo del petrolio. La stessa Bce sembra riconoscere questo problema, dato che la parola “petrolio” è stata citata per ben 7 volte nel comunicato.

Ultima considerazione va fatta sulla Grecia. Draghi ha sottolineato che al momento il Paese rimane fuori dal QE e lo sarà fintanto che non sarà completato la procedura di review da parte della Troika. Insomma, prima di luglio il Paese non potrà accedere al programma. La Bce è intervenuta, però, innalzando di 500 milioni di euro i fondi di emergenza ELA previsti per le banche elleniche.

Dopo la conferenza stampa le borse europee hanno accelerato e guadagnano ora oltre l’1%. Gli investitori sembrano apprezzare due punti in particolare:

l’imminente partenza del piano, che inizierà a inondare i mercati finanziari a partire dalla prossima settimana;
le previsioni di crescita riviste al rialzo e la riduzione dei rischi al ribasso sull’economia.
Sul fronte valutario, l’euro è finito sotto pressione durante la conferenza stampa di Draghi. Il cambio Eur/Usd ha aggiornato i nuovi minimi da settembre 2003, avvicinandosi alla soglia di 1,10. A seguito degli sviluppi odierni abbassiamo il target per il primo trimestre all’1,07.

Tra i titoli di Stato, abbiamo assistito a un calo dei rendimenti sulla parte periferica, mentre il Bund è finito sotto pressione dopo che Draghi ha fatto sapere che non saranno acquistati titoli con tassi d’interesse inferiori al tasso sui depositi. Per qualche istante lo spread BTp – Bund sul segmento a 10 anni ha aggiornato i nuovi minimi dal 2008, arrivando in area 93 pb.

I mercati finanziari sembrano essere pronti al QE e a Draghi spetta ormai solo premere il grilletto del bazooka.