Draghi volteggia su Palazzo Chigi. Per Conte incubo elezioni e scuola

di Bruno Tucci
Pubblicato il 30 Agosto 2020 12:53 | Ultimo aggiornamento: 30 Agosto 2020 12:53
Draghi (nella foto) volteggia su Palazzo Chigi. Per Conte incubo elezioni e scuola

Draghi volteggia su Palazzo Chigi. Per Conte incubo elezioni e scuola

Nel giorno in cui il virus frena, subito c’è qualcuno che parla di riaprire gli stadi. Roba da non credere.

Mentre Dragh incombe sulla politica, il business del calcio non ha più confini e non si interessa di niente altro. Non bada a quel che potrebbe succedere riportando i tifosi in curva e in tribuna. Eppure un esempio lo abbiamo già avuto quando l’Atalanta giocò la sua partita di Champions a Milano. Il Covid19 dilagò e la Lombardia divenne la prima regione italiana a contrarre il male.

Nonostante ciò si ha la faccia tosta di riproporre una cosa del genere. Certo, non c’è dubbio che un match senza gli spettatori perde il cinquanta o sessanta per cento della sua spettacolarità. Ma si deve pensare in primo luogo alla sicurezza degli italiani. Già in estate è stato commesso il gravissimo errore di riaprire le discoteche e se ne sono pagate immediatamente le conseguenze con i dati che hanno gettato l’allarme nel mondo scientifico e in quello politico. Si vuole forse perseverare e in base a quale motivazione?

Campionato dopo scuola e elezioni

Il campionato di serie A avrà inizio (usiamo con ottimismo il futuro e non il condizionale) il 26 settembre. Cioè dodici giorni dopo l’ormai quasi certa riapertura delle scuole. Il ministro Luciana Azzolina se ne dice sicura, il governo è con lei. Eppure ci sono sei regioni che ancora temporeggiano o, per meglio dire, sarebbero propense a rimandare il ritorno in classe a dopo le elezioni regionali.

Avranno il benestare da Roma? Non si sa, però questo significa che il pericolo rimane, che il virus non è morto e seppellito. Anzi. Non ci si deve cullare sugli allori se ieri (per fortuna) i contagi sono leggermente diminuiti.

Il risultato è positivo e si deve fare in modo che la discesa continui. Lasciare che la folla riprenda a riempire le gradinate vorrebbe dire agire con leggerezza e ne potrebbe patire l’intera cittadinanza.

Un fatto pare accertato: il suono della campanella che ha un significato ben preciso. Quello del ritorno in classe degli studenti.  Ancora persiste qualche dubbio in specie fra i genitori che vorrebbero sicurezza assoluta. Tanto è vero che, secondo un sondaggio, un quarto di essi sarebbe contrario alle decisioni di Roma.

Almeno per una volta, si seguano con disciplina le direttive del Governo accompagnando o mandando i propri figli a scuola. Non bisogna comunque sottovalutare il giudizio di una parte dei presidi che nutre ancora qualche perplessità. Essi non sono convinti che le decisioni prese diano garanzia assoluta.

Non dicono no al 14 settembre, ma sostengono che sarà necessario seguire l’iter delle lezioni per verificare se è tutto a posto. Hanno torto? Assolutamente no. Si chiede loro tanta collaborazione perché ritardare ancora la ripresa della scuola dopo mesi di lockdown sarebbe una vera e propria iattura.

Draghi incombe

Il Presidente del Consiglio si rende perfettamente conto che il problema ha una priorità assoluta e che le opposizioni sono pronte a sparare a pallettoni qualora non tutto proceda per il verso giusto. La poltrona di Palazzo Chigi per ora non traballa nonostante esista un partito trasversale pronto a cambiare casacca qualora Mario Draghi volesse decidersi a entrare in politica e prendere quel posto.

La scuola, dunque, rappresenta un pericolo come lo è il risultato delle elezioni regionali del 20 settembre. Si dice e si ripete da più parti che se il flop fosse catastrofico per la maggioranza giallorossa, in molti (oltre al centro destra) salterebbero addosso all’attuale esecutivo per favorire un cambio della guardia. A breve si potrà dare una risposta a questo delicatissimo interrogativo.