Economia, prezzo del No: Moody’s ci declassa, Oxford prevede il peggio

di Giuseppe Turani
Pubblicato il 13 dicembre 2016 6:31 | Ultimo aggiornamento: 13 dicembre 2016 7:21
Economia, il prezzo del No: Moody's ci declassa, Oxford prevede il peggio

Economia, il prezzo del No: Moody’s ci declassa, Oxford prevede il peggio, scrive Giuseppe Turani (nella foto)

Economia, nel 2017 pagheremo il prezzo del No al Referendum costituzionale, anticipa Giuseppe Turani, in questo articolo, pubblicato anche su Uomini & Business. Le previsioni vengono da un istituto inglese, Oxford economics e trovano riscontro in Moody’s, che ha tempestivamente declassato il debito italiano.

Intanto i profeti di sventura Beppe Grillo e Matteo Salvini insistono nel predicare che l’ Italia deve uscire dall’ euro, anzi parlano di un impossibile referendum per il ritorno alla lira. Siamo in piena eversione, anche se finora nessuno se ne è accorto.

Per il Governo Gentiloni le prospettive sono cupe, perché il 2017 partira all’insegna di una economia col piombo nelle ali. Prospettive ancora più cupe per tutti noi che viviamo in Italia, con le elezioni previste in un anno di stagnazione. Tutto sembra giocare a favore di una vittoria di Beppe Grillo e della Lega. La storia si ripete, nel 1925 un quarto degli italiani votò Mussolini, che con un Italicum dell’epoca si beccò la maggioranza assoluta. Poi è finita a Piazzale Loreto, ma dopo che quasi mezzo milione di italiani ci aveva lasciato la pelle, al fronte o sotto le bombe.

Nubi nere quindi sul 2017. Naturalmente si dirà che qui si sta facendo del terrorismo economico. Resta il fatto che quest’anno la crescita viene confermata nello 0,9 per cento mentre nel 2017 dovrebbe esserci una frenata: solo 0,6 di aumento del Pil.

La previsione è degli esperti di Oxford economics e parte proprio dalla vittoria del No nel referendum. Anche se il nuovo governo (sostanzialmente renziano) sta per entrare in carica, non è difficile prevedere un certo rallentamento nell’azione di palazzo Chigi e dei vari ministeri.

A questa va aggiunta, quasi certamente, una minore attrattività del sistema Italia nei confronti degli investitori stranieri.

D’altra parte, Moody’s ha già provveduto a declassare il debito italiano. La produzione industriale, che quest’anno è aumentata dell’1,4 per cento, frenerà a quota 0,8: in pratica si dimezza.

La disoccupazione resterà di fatto invariata, sopra l’11 per cento. E riprenderà a scendere solo nel 2018, quando peraltro dovrebbe tornare una crescita economica sopra l’1 per cento: 1,1 per cento per l’esattezza, valore che dovrebbe ripetersi anche nel 2019.

Naturalmente, le incognite in gioco sono tantissime (costo del denaro, elezioni in Francia e Germania, decisioni politiche di Trump). E tutto può ancora cambiare. Ma per oggi le previsioni sono queste.