Sarò premier: Di Maio, Salvini, Renzi… tutti a Palazzo Chigi

di Giuseppe Turani
Pubblicato il 18 febbraio 2018 10:49 | Ultimo aggiornamento: 18 febbraio 2018 10:49
Sarò premier: Di Maio, Salvini, Renzi... tutti a Palazzo Chigi

Sarò premier: Di Maio, Salvini, Renzi… tutti a Palazzo Chigi

ROMA – Giuseppe Turani ha scritto questo articolo dal titolo “Sarò Premier” anche sul sito Uomini & Business.

Ci sono aspetti e momenti di questa campagna elettorale che fanno seriamente dubitare della salute mentale di alcuni protagonisti. La palma, come sempre, va all’ineffabile Di Maio, campione assoluto della categoria per la quantità di sciocchezze e errori che riesce a infilare in pochi minuti.

Ha lanciato, qualche giorno fa, la proposta di dimezzare lo stipendio dei deputati. Anzi, ha detto che l’accettazione di questa norma sarà il pre-requisito per chi vorrà fare maggioranza con lui. E’ evidente che verrà spedito di corsa a quel paese. Ma l’applauso del popolino non è mancato. Anche se, fatti due conti, con questa trovata si risparmierebbero 80 milioni di euro all’anno, da spartire fra 60 milioni di italiani: un po’ più di un euro a testa, un caffè, via, se al bar vi conoscono.

La cosa buffa, e un po’ tragica se vogliamo, è che ha annunciato questa idea con tre righe nelle quali ha commesso ben tre errori. Eccole: ““Far votare in Parlamento a tutto il gruppo che rappresento, una legge che dimezzA le indennità e introducE la rendicontazione dei rimborsi spesA”. Invece di: “Far votare in Parlamento a tutto il gruppo che rappresento, una legge che dimezzi le indennità e che introduca la rendicontazione dei rimborsi spese”.

C’è qualcosa di sinistro in questa ostinazione di Di Maio e del suo staff a ignorare le basi della lingua italiana. Fa parte anche questo della lotta alla Kasta? Ma assumano una maestra in pensione e facciano rivedere a lei i testi. Sono balordi e dicono cretinate, ma almeno scrivano in italiano.

Il secondo che non deve più essere tanto a posto con se stesso è l’altro populista, Matteo Salvini. Ogni sua apparizione tv prevede, alle sue spalle, una fila di ragazzotte che inalberano cartelli con su “Salvini premier”. Berlusconi gli ha già detto che non se ne parla nemmeno (ha un po’ il senso del ridicolo il Cavaliere), ma Salvini insiste: “Sarò premier”.

Che dire? Bisogna spiegargli che i sondaggi gli danno appena il 15 per cento dei voti e che senza Forza Italia (cioè Berlusconi) non va proprio da nessuna parte? Anzi, non avrebbe nemmeno i governatori di Lombardia e Veneto. Andrebbe in giro per la Val Brembana a infastidire pacifici cittadini nelle osterie, e basta. Ma lui non demorde: “Sarò premier”. Una visita medica specialistica è vivamente consigliata.

Poi ci sono le talebane renziane, ammirevoli nella loro dedizione al capo. In questi giorni è un po’ esploso il caso Gentiloni, che piace a tutti. E c’è chi sostiene (me compreso) che nella confusione post-5 marzo la soluzione migliore sia quella di lasciare Gentiloni al suo posto e dare tempo ai grullini di autoaffondarsi. Anche Prodi (che è l’unico, finora, a aver battuto due volte Berlusconi e che quindi qualche rispetto lo meriterebbe) è di questa idea: Gentiloni esprime un centro-sinistra educato e gentile, ma riformista.

Apriti cielo. Le talebane insorgono come punte da una zanzara: “Vogliamo Renzi a capo del governo”. “Che storia è questa di Gentiloni? Volete far fuori Renzi”.

L’idea che per andare a palazzo Chigi serva una maggioranza che forse il Pd non avrà, come nemmeno gli altri, non le sfiora. Come non le sfiora il fatto (fortunato) che Gentiloni è già lì. Basta stare buoni e lui e il suo governo (a  trazione Pd) rimangono al loro posto.

In ogni caso, tutto si deciderà dopo il 5 marzo. Insomma, Salvini premier, Di Maio premier, Renzi premier sono tutte sciocchezze, oggi. Lasciate votare gli italiani e poi si vedrà.