Elio Fiorucci, il mondo colorato di uno stilista sempre gentile

di Giuseppe Turani
Pubblicato il 21 luglio 2015 8:13 | Ultimo aggiornamento: 21 luglio 2015 8:13
Elio Fiorucci, il mondo colorato di uno stilista sempre gentile

Elio Fiorucci, il mondo colorato di uno stilista sempre gentile (foto Ansa)

ROMA – Giuseppe Turani su Uomini & Business ha scritto un articolo intitolato “Il mondo colorato di Elio Fiorucci“. Turani traccia un sentito ritratto dello stilista morto a 80 anni. BlitzQuotidiano vi propone l’articolo integrale:

Elio Fiorucci è stato tante cose in vita sua. Intanto, è stato un amico. Se ti vedeva passare davanti al suo negozietto in corso Europa (aveva già perso quello storico in Galleria Passarella) con una ragazza era capace di uscire e regalarti due magliette Love Therapy. Un uomo buono e generoso, dunque. Ma è stato anche altro. Una sorta di motore instancabile di creatività e di fantasia.

Quelli che erano ragazzi negli anni Settanta ricordano che Fiorucci era, prima di tutto, un modo di essere: divertente, sbarazzino, colorato. In questo senso ha veramente segnato un’epoca. Non era uno stilista, era uno che creava il mondo intorno a sé.

Poi, era anche un milanese di stoffa straordinaria. Dalla famiglia eredita (pensa un po’) un negozio di pantofole in corso Torino (qualche anno fa c’era ancora). Ma non è fatto per vendere pantofole. Curioso di tutto, sa tutto quello che accade fuori. Dalla Thailandia a Los Angeles, Elio viaggia, conosce, copia, trasforma.

Quelli della sua generazione ricordano ancora quando apre il mitico negozio di New York. Lui, ex pantofolaio di corso Torino, riesce a portare all’inaugurazione del negozio tutti i suoi amici della Grande Mela: Andy Wharol, Madonna, Keith Haring e altri.

In quegli anni Elio è probabilmente l’italiano più internazionale di tutti. Spesso signorine anche di buona famiglia gli chiedono un impiego a New York, e lui le sistema a fare le commesse. Il negozio di New York diventa così Italia, semplicemente. Un punto di ritrovo. Si va per comprare due magliette, ma anche per trovare due amici.

In privato era come la sua moda: curioso, sempre al corrente delle ultime correnti di pensiero, instancabile nello sperimentare. Poteva tenerti anche delle ore a raccontarti l’ultima filosofia indiana (o giapponese) con cui era venuto in contatto. Ma ogni due minuti ti chiedeva, sollecito: “Ti sto annoiando?”.

Ma non annoiava mai. Stare un’ora con lui era come fare un viaggio in un altro mondo, dove c’erano colori mai visti, idee troppo trascurate, esperienze singolari.

E Elio è stato anche un uomo mite. Forse il più mite degli uomini. Sempre gentile, sempre disponibile, sempre aperto a qualunque cosa volessi raccontargli.

Negli affari ha avuto anche una certa sfortuna, dopo un successo straordinario, ma non si è mai lamentato, non ha fatto accuse. Semplicemente, ricominciava da un’altra parte, più umilmente.

Quando perde il negozio della galleria Passarella, dove era impossibile non fare un giro se si voleva essere aggiornati, si sposta di pochi metri in un buchetto di corso Europa, ma era sempre lui: sorridente, gentile, pieno di idee, una parola carina per tutti.

Amava molto (chissà perché?) il lato B delle ragazze americane e lo ha anche confessato in interviste e trasmissioni, e qualche volta nei salotti ti invitava a osservare meglio certe signore. Ma a nessuno è venuto in mente di accusarlo di sessismo. Il mondo per Elio era un grande spettacolo: lato B delle ragazze americane e monumenti tailandesi compresi. Era innocente. Amava quello che di bello c’era al mondo e di suo ha aggiunto qualcosa. Anzi, molto.