Ema, lo schiaffo dell’Europa

di Giuseppe Turani
Pubblicato il 22 novembre 2017 6:36 | Ultimo aggiornamento: 21 novembre 2017 13:40
ema

Lo schiaffo dell’Europa

ROMA – “Lo schiaffo dell’Europa”: questo il titolo di un articolo di Giuseppe Turani pubblicato anche per Uomini e Business:

E così tutta la retorica del ritrovato prestigio internazionale dell’Italia va a farsi benedire. Mezza Europa ci ha votato contro per l’assegnazione a Milano della nuova sede dell’Ema. Segno evidente che tanto popolari non siamo. D’altra parte, mezzo mondo politico  italiano spiega, ogni giorno, che bisogna andarsene dall’Europa e che l’euro è stata la più grande sciagura di tutti i tempi. Difficile raccogliere applausi in queste condizioni.

Il fatto che poi la decisione finale, quando eravamo in parità, sia stata presa per sorteggio non deve scandalizzare: se avessimo vinto, invece che perso, nessuno ci avrebbe fatto caso e si sarebbe fatto festa.

Ci può consolare il fatto che la stessa sorte è toccata alla grande Germania per quanto riguarda l’autorità bancaria. Evidentemente anche i tedeschi in questi anni hanno trovato il modo di rendersi abbastanza impopolari, forse perché troppo forti e troppo arroganti?

Ma al di là di queste vicende, che ormai si sono concluse, rimane il problema di Milano. Certo, se fosse arrivata l’Ema sarebbe stata un fiore all’occhiello, ma Miano non retrocede per questo. Rimane l’unica città italiana di livello europeo e andrà avanti per la sua strada. Inventandosi altre cose. Milano, d’altra parte, non è mai stata una città di grandi burocrazie, ma piuttosto di affari e di commerci. E quelli proseguono e si allargano.

La forza di Miano sta nell’essere, ormai, una sorta di super concentrato di intelligenze. Sparite le tute blu, in città ci sono la maggior patte dei consulenti esistenti in Italia, il maggior numero di imprese e ogni giorno ne sorgono di nuove.

In più ha le sue scuole, due fra tutte la Bocconi e il Politecnico. E dalla sua parte ha una caratteristica importante, benché immateriale: oggi è la città, come venti anni fa, dove accadono le cose. Se c’è del nuovo nella società italiana, questo nuovo lo ritrovi a Milano, non altrove.

Quindi la botta è stata forte, ma Milano andrà avanti, comunque. Come ha fatto fino a oggi.