Etna perché no allarme? Perché l’allarme (impossibile) sarebbe respinto

di Lucio Fero
Pubblicato il 27 Dicembre 2018 10:06 | Ultimo aggiornamento: 27 Dicembre 2018 10:06
Etna perché no allarme? Perché l'allarme (impossibile) sarebbe stato respinto

Etna perché no allarme? Perché l’allarme (impossibile) sarebbe respinto (foto Ansa)

ROMA – Etna perché no allarme? Perché qualcuno non ha avvertito la popolazione, la gente? La domanda percorre indignata ogni cronaca, ogni ripresa, ogni intervista. E rimbalza la domanda negli articoli di giornale, nelle parole dei conduttori dei Tg, ovviamente sui social. Etna perché no allarme è domanda comune, di massa, appare ovvia e figlia del buon senso. Etna perché no allarme?

Nessuno però a domandarsi: allarme di che, allarme per fare cosa? Allarme alle popolazioni per dire loro di sgomberare  case, paesi e frazioni? E’ questo che si chiede? E di questo che si lamenta l’assenza? Bisognerebbe avere il coraggio e la decenza di dirlo e non in maniera allusiva. Dunque chi corruccia il sopracciglio informativo e civile e chi lamenta di essere stato come sempre lasciato solo voleva un avviso che dicesse: arriva un terremoto, andatevene di casa.

Un avviso impossibile da dare. Impossibile, punto. Non possibile, impossibile. Eppure è ancora e ancora e ancora questo che si chiede, si impetra, si esige ogni volta che c’è un terremoto.

Avviso impossibile e qualora qualcuno lo azzardasse quell’avviso, qualora qualcuno dicesse arriva un terremoto, andatevene di casa, quel qualcuno verrebbe prima non ascoltato e poi linciato dalle genti e dalla stampa se il terremoto non arriva. L’allarme che si lamenta non esserci stato si fosse tradotto in ordine di sgombero sarebbe stato ignorato e respinto dai più.

Ma ormai è d’uso un dibattito pubblico intorno ai terremoti ignorante, irresponsabile, presuntuoso, incontinente. Ignorante perché si ostina ad ignorare che i terremoti non si prevedono. Irresponsabile perché diffonde l’idea di un mondo magico. Presuntuoso perché pontifica e moraleggia su ciò che ignora. Incontinente perché non conosce misura e ritegno alla sua ignoranza, irresponsabilità e presunzione.

Si vuole l’annuncio della scossa che verrà e se ne lamenta l’assenza. Si vuole il giorno e l’ora della scossa. Si vuole il dove e lo si vuole prima. Lo si vuole preciso l’allarme. Preciso e circostanziato. Si vuole l’impossibile dalla scienza. Anzi, non proprio l’impossibile: dalla scienza si vuole quello che si chiede ai santi e cioè la grazia.

Si vuole la salvezza e la protezione da un’autorità superiore. E se la scienza non può, la scienza si organizzi a potere. Dia presagi la scienza. Questo si esige, si impetra, si vuole dalla scienza. quello che si chiede al pendolino, alla palla di vetro, alla trance visionaria e premonitrice. Non a caso le interviste e spesso i titoli sono ricolmi di “salvi per miracolo”, “vivi per miracolo”, è stato un “miracolo”. Il miracolo di una mano e volontà divina che ha preservato dal terremoto (salvo sorvolare sulla circostanza che quella stessa mano e volontà divina qualora si occupasse di terrestri terremoti sarebbe appunto la stessa che li vuole e consente che avvengano).

Si vuole il miracolo di una previsione del terremoto e il relativo annuncio del come e del quando. Ma lo si vuole sempre dopo. Mai prima. Se ad ogni minaccia di eruzione o eruzione in atto seguisse sempre ordine di sgombero case e paesi la gente reagirebbe restando in gran numero in case e paesi. E poi si mangerebbe vivi quelli che li hanno fatti sgomberare se le case non sono cadute.

Si vuole l’impossibile dalla scienza e la cosa sorprende fino a un certo punto in un paese dove contro i terremoti si va ancora in processione con parroco e sindaco alla testa. E dove il premier esibisce in tv il santino di padre Pio che porta sempre nel portafoglio non solo come devozione privata ma come elemento di spirito pubblico.

Ma non basta: la scienza la si mette sotto processo se non fa la grazia, insomma si vuole tagliare la mano all’indovino che ha sbagliato la previsione sul giorno della pioggia o sull’esito della battaglia.

Questo è il dibattito pubblico nell’Italia 2018/2019. Intorno all’Etna e non certo solo intorno all’Etna. I medici devono garantire la guarigione, altrimenti meritano punizione. I prof devono garantire la promozione, altrimenti meritano punizione. Gli investimenti devono garantire guadagni, altrimenti qualcuno va punito. I Tribunali devono garantire sentenze favorevoli, altrimenti sono colpevoli di giustizia negata. Malattia e morte, perché non c’è stato allarme per evitarle? Rischio economico e di impresa e di lavoro, perché non c’è stato allarme per evitarli? Terremoti, perché non c’è stato allarme?

Che a questo scempio e sfregio alla ragione, che a questo rogo della razionalità si prestino da volenterosi fuochisti la politica e l’informazione è il massimo segno dei tempi. Tempi segnati e pervasi da una delle maggiori forze che muovono da sempre il mondo degli umani: la stupidità di se stessa fierissima. Ai giornalisti che baldanzosi vanno per cronache, interviste, e notiziari domandando perché Etna allarme no andrebbe domandato: e voi, perché non le sapete le notizie di domani?