Europa al tempo dell’Isis: vivere in modalità falso allarme

di Redazione Blitz
Pubblicato il 26 Novembre 2015 14:21 | Ultimo aggiornamento: 26 Novembre 2015 14:53
Europa al tempo dell'Isis: vivere in modalità falso allarme

Militari alla Metro Laurentina di Roma (foto Ansa)

La frontiera franco belga non è certo la Confcommercio di Roma e se lì la modalità falso allarme è dramma quasi quotidiano, qua ha l’inconfondibile retro gusto della commedia.

Non si riesce a non sorridere del puntualissimo lamento di gestori di pub, discoteche, hotel, esercizi commerciali in genere che sfornano statistiche tanto precise quanto sospette per la loro tempestività sul calo d’affari da panico. Non si riesce a non sorridere, un po’ amaro il sorriso d’accordo, della denunciata agorafobia di massa da parte di commercianti ed esercenti, troppo evidente è la loro sottesa richiesta di aiuti, insomma soldi. Troppo lampante è il loro hai visto mai qualcosa ci danno? Troppo ripetuto è il rituale, che piova forte, faccia caldo, tiri vento o si rischi attentato da noi le categorie piangono miseria per il settore che… immancabilmente”rischia di finire in ginocchio”.

E’ quindi ingeneroso e perfino urticante mettere nello stesso contenitore la paura, l’ansia, la tensione della gente di Bruxelles o delle cittadine del Belgio e del Nord della Francia dove si sta dando la caccia ai killer di Isis e l’atmosfera in cui vivono in questi giorni Roma o Milano o Napoli o anche Madrid, Londra. Parigi piange ancora la strage, Parigi sanguina ancora. Altrove si impara a vivere in modalità falso allarme.

Che non è proprio al lupo/al lupo che poi il lupo arriva davvero quando nessuno è più attento all’allarme. No, la modalità falso allarme è altra cosa. E’ abituarsi ad andare all’aeroporto e crollare le spalle di fronte al Terminal chiuso un po’, solo un po’ di tempo, per portare via un valigione abbandonato (Terminal 3 Fiumicino). E’ assuefarsi ad andare allo stadio prima, prima di quando ci andavi prima. E così al concerto e così in ogni luogo dove c’è avvenimento con un sacco di gente, andarci prima perché i controlli e le perquisizioni ora li fanno anche con il metal detector.

E’ allenare l’orecchio e in fondo anche le gambe ad un nuovo riflesso, quello per cui se casca una bottiglia per terra si scatta, si scatta a guardare dove un rifugio. E’ abituarsi a questa normalità, ad essere un po’, solo un po’ sospettosi, se suona una sirena anti furto nel parcheggio del centro commerciale sotto Natale. Abituarsi a guardare se c’è qualcosa di lasciato per strada se la strada è vicina a “obiettivi” sensibili e/o immaginabili. E’ abituarsi a considerare gli eventi pubblici, i nostri eventi pubblici come una possibile, potenziale occasione per “loro”. E’ l’Europa al tempo dell’Isis, cioè vivere in modalità falso allarme.