Europa cresce. Italia anche ma a ritmo di lumaca

di Giuseppe Turani
Pubblicato il 11 giugno 2015 7:15 | Ultimo aggiornamento: 10 giugno 2015 18:22
Europa cresce. Italia anche ma a ritmo di lumaca

Europa cresce. Italia anche ma a ritmo di lumaca

ROMA – Giuseppe Turani ha pubblicato questo articolo anche su “Uomini & Business” con il titolo “La lumaca Italia. Chi frena”. 

Ormai siamo quasi a metà dell’anno e finalmente tutti ammettono che la ripresa è arrivata. In realtà, si vedeva già alla fine dello scorso anno, ma l’abitudine a vedere tutto nero è dura a morire.

Inoltre, va anche detto che un ruolo non piccolo in questa vicenda è stato giocato dal clima di tensione politica che c’è nel paese. Pur di non ammettere che le cose vanno un po’ meglio (evento che verrebbe attribuito a Renzi) molti hanno sostenuto e continuano a sostenere che la ripresa non c’è, e che tutto va male.

Invece non è così, Persino la Confcommercio (non certo fatta di simpatizzanti del governo in carica) ha dovuto ammettere che si comincia a vedere una crescita dei consumi. E l’occupazione, sia pure in misura minima, ha dato segnali di crescita. Cifre ridicole per ora e che non aumenteranno di molto nei prossimi mesi. Ma è chiarissimo che q2ualcosa si sta muovendo. Per carità, nessun boom.

Anzi, a essere onesti si può dire che l’area euro conoscerà quest’anno una crescita modesta: 1,6 per cento sull’anno precedente. Chiunque capisce che si tratta di un valore ancora insufficiente. Ma è crescita, non è più recessione.

L’Italia, se non accadono crisi politiche gravi, quest’anno potrà contare su una crescita dello 0,6 per cento. Con molta fortuna potrebbe arrivare allo 0,7 o allo 0,8 per cento. Già in queste poche cifre si vede che il tentativo di attribuire al governo Renzi la “magia” di questa ripresa non ha alcun senso.

In Europa, cioè, è scattata una buona ripresa, ma l’Italia non sarà insieme al resto degli altri paesi. Crescerà, se tutto va bene, un po’meno della metà rispetto alla media europea. Come si spiega tutto questo?

La risposta va divisa in due parti. La prima consiste nel fatto che questa è una ripresa tutta trascinata dall’estero. Solo nell’ultimo mese si è notato un movimento positivo nei consumi interni. Ma il grosso della ripresa rimane di origine “esterna”. E l’estero “tira” la congiuntura in maniera uguale per tutti. Solo che gli altri, evidentemente, sono più bravi. Tira un buon vento, ma le vele degli altri ne raccolgono di più.

E qui si arriva alla seconda parte della risposta. L’attuale momento congiunturale è veramente eccezionale e non si ripeterà tante volte nelle nostra storia (euro basso, petrolio asso, soldi della Bce in quantità).

Noi però corriamo meno veloci degli altri perché le nostre vele sono piene di buchi. E i buchi sono semplicemente le riforme non fatte. Il lettore curioso, e anche un po’ spazientito, a questo punto potrebbe gridare: ma quali riforme? E gli si potrebbe rispondere con una sola parola: tutte.

Questo nostro paese non cresce ormai da un paio di decenni e non perché gli italiani non sappiano più o non vogliano più lavorare, ma semplicemente perché il paese è invecchiato su se stesso. E ancora oggi fa una fatica terribile a mettere in cantiere qualche novità. La burocrazia, probabilmente, è la vera padrona del paese. Inoltre, c’è un potere politico talmente frammentato, e insicuro di sé, che ogni corporazione finisce per imporre la sua volontà di conservazione sul resto del paese: dai taxisti ai professori a vincere è sempre quello che c’era ieri. Il nuovo deve aprirsi la strada a spallate e spesso non ci riesce.

Posso sbagliarmi, ma comincio a pensare che un ruolo fondamentale nel bloccare il rinnovamento del paese sia proprio da attribuire ai ceti burocratici. Sono quelli che in fondo la crisi l’hanno pagata poco. Hanno conservato il posto e anche lo stipendio (sia pure senza le consuete rivalutazioni). Per loro l’importante è che il paese cambi poco. Anche perché hanno capito che, se dovesse finalmente avanzare il nuovo, per molti di loro non ci sarebbe più posto.