Europa di qua, Italia di là: tiro alla fune nella certezza (?) non si spezzi mai

di Lucio Fero
Pubblicato il 4 maggio 2018 9:57 | Ultimo aggiornamento: 4 maggio 2018 9:57
Europa di qua, Italia di là: tiro alla fune nella certezza (?) non si spezzi mai

Europa di qua, Italia di là: tiro alla fune nella certezza (?) non si spezzi mai

ROMA – Europa di qua, Italia di là. Dice: e dove sta la novità? La novità sta che l’Italia si vuole sempre più in là. E che mai come adesso non si vede e non si sente in Italia chi voglia tenerla almeno un po’ di qua.

Dice Moscovici commissario europeo: “Gli sforzi italiani per tenere strutturalmente a freno debito e deficit pubblico sono nel 2018 pari a zero”. Pari a zero, cioè nulla da parte del governo italiano di prima per modificare strutturalmente appunto il nostro sistema di spesa pubblica.

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La Ue, tenuta per accordi di reciproca garanzia a controllare periodicamente le reciproche economie e bilanci, ci segnala che continuiamo, anzi insistiamo, a spendere troppo e male il denaro pubblico. Continuiamo a fabbricare deficit e debito e senza che questo sia vera benzina per l’economia. Spendiamo più denaro pubblico di tutti e abbiamo la velocità del Pil più bassa. Segno che i soldi vanno in altro che produzione, occupazione, reddito da lavoro e impresa. Vanno in rendita, speculazione, assistenza, clientela, sovra costi da lobby e categorie protette. Eccola l’Europa di qua.

L’Italia oggi più che mai è tutta di là. I partiti più votati e candidati a governare (prima o poi) sono fieramente convinti che si debba spendere di più e comunque. Spendere di più per pensioni, redditi di cittadinanza, incentivi e sovvenzioni vari. Anche quando l’inno alla spesa pubblica non è solo una pubblica offerta di acquisto di voti, regna praticamente sovrana in Italia (compresi i partiti che hanno perso le elezioni) l’idea che più spesa pubblica faccia più ripresa economica. L’Italia va quindi elettoralmente, governativamente, umoralmente di là.

E allora? Il racconto generale è quello di un rituale, quasi abituale e francamente noioso tiro alla fune tra Europa e Italia. I tg più accreditati e smaliziati si incaricano di informare che alla fine…non è mai successo niente. E che delle eventuali raccomandazioni dell’Europa in Italia sostanzialmente ce ne sbattiamo e non succede nulla.

Vige unanime tra la gente, i giornalisti, i politici e tra un po’ tra i governanti italiani la certezza che la fune tirata e tirata e tirata comunque non si spezza mai. Perché l’Europa non può fare a meno di noi, perché la Ue si sta indebolendo e gli Stati nazionali rafforzando, perché che ci fa? E perché…chi se ne frega, nuova-vecchia categoria del pensiero politico nazionale.

Già, che ci fa? La Ue più o meno nulla ci fa, neanche se andiamo molto di là. E andiamo molto di là perché il nostro elettorato molto di là vuole andare. E quindi la Ue ci fa più o meno un baffo. La Ue…ma ci sono anche, e ce lo dimentichiamo sempre, gli altri elettorati. I quali con la stessa legittimità e forza di quello italiano possono chiedere, dettare, esigere che i loro governi non paghino con i loro soldi il biglietto per andare di là e la nota spese per restarci di là.

Gli altri elettorati, quello francese o tedesco o olandese o austriaco o spagnolo…Possono dire ai loro governo che gli italiani se vogliono tornare ad andare in pensione a 60 anni, se vogliono un reddito pubblico per il fatto di essere iscritti all’anagrafe senza lavoro…su queste cambiali firma tedesca o francese o spagnola o olandese o austriaca non deve esserci. Possono essere incauti e drastici e incuranti delle conseguenze gli altri elettorati. Proprio come il nostro. E se gli altri elettorati si incazzano la fune si spezza.

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