Europa nella trappola della depressione ma senza riforme sempre austerità

di Giuseppe Turani
Pubblicato il 26 Agosto 2014 12:59 | Ultimo aggiornamento: 26 Agosto 2014 12:59
Europa nella trappola della depressione ma senza riforme sempre austerità

Giuseppe Turani: Europa nella trappola della depressione ma senza riforme sempre austerità

Giuseppe Turani ha pubblicato questo articolo su Uomini & Business col titolo “Berlino frena e il rigore spacca Parigi”.

Ormai il conflitto fra rigore-austerità e spinta alla crescita, stampando moneta, sta spaccando l’Europa.

E si è trasformato in una questione politica capace di far saltare i governi. È appena successo in Francia, dove il ministro dell’Economia, Arnaud Montebourg, si è espresso contro la politica di austerità voluta dalla Germania e subito il premier si è dimesso perché invece probabilmente ritiene essenziale mantenere un colloquio con la signora Angela Merkel.

La Francia, insomma, come l’Italia, deve fare le riforme, ma non si tratta di operazioni indolori. E quindi la politica si spacca di fronte alla necessità, non più rinviabile, di cambiare rotta.

La svolta, come si è appena visto in Francia, non è così semplice e, per di più, avviene in un momento di affanno dell’economia europea. L’Italia, ad esempio, chiuderà il 2014 in retromarcia, con un arretramento del Pil dello 0,2 per cento, terzo anno consecutivo di recessione. E l’anno prossimo correrà con il freno a mano tirato: più 0,9 per cento. Questo si legge nei primi report autunnali in arrivo (Oxford economics).

Va detto che non siamo i soli a dover registrare dati negativi. La Germania, la grande locomotiva europea, ha chiuso il secondo trimestre in negativo e nel terzo farà probabilmente zero. Si salverà, con una crescita uguale a 1,5 per cento, grazie ai risultati ottenuti nel primo trimestre. Comunque, al momento non se la passa benissimo.

La Francia nel complesso del 2014 farà un po’ meglio di noi, 0,5 per cento di crescita, ma stringendo i denti e sforando i parametri europei. L’anno prossimo, comunque, dovremmo essere alla pari: 0,9 per cento di aumento del Pil. Come si vede, non c’è molto da stare allegri. Nel suo insieme l’eurozona dovrebbe crescere quest’anno dello 0,8 per cento e dell’1,5 per cento l’anno prossimo. Con la disoccupazione sempre sopra al 10 per cento (in Italia sopra il 12 per cento).

Non solo: se si esaminano le previsioni a lungo termine per l’eurozona, si vede che da qui al 2023 non arriva mai a una crescita del 2 per cento. Il risultato migliore è 1,6 per cento. L’Italia invece non arriva mai nemmeno all’1,5 per cento: il suo risultato migliore, nel decennio, dovrebbe essere l’1,3 per cento.

Bastano questi pochi numeri per capire che siamo in presenza di un’economia europea (e italiana) fiacca, anche sul medio periodo.

Il Vecchio Continente è finito in una specie di buca economica e non riesce a tirarsene fuori.

Lo sconforto è talmente evidente che anche fra stimati economisti comincia a farsi forte il ricordo di “helicopter Ben”, cioè Ben Bernanke, il precedente presidente della Federal Reserve americana. Allo scoppio della crisi avrebbe detto: sono pronto a stampare dollari e a gettarli sulle città con gli elicotteri, pur di favorire la ripresa. Non si è arrivati a tanto, ma di dollari ne ha stampati moltissimi.

L’Europa dovrebbe fare la stessa cosa. Ma la Germania frena perché teme che con un forte stimolo monetario in arrivo, poi a Francia e Italia (i paesi più disordinati) passi la voglia di fare le riforme, di sistemare i propri conti, la propria burocrazia, le proprie leggi sul lavoro.

E in effetti è proprio così. Tutti i giorni si registra una dichiarazione in cui si sente dire che “L’Europa deve darci una mano”.

Ma la mano non arriverà se non si faranno le riforme sul serio. La palla passa quindi al nostro premier, Matteo Renzi, che ha annunciato importanti riforme fra pochi giorni.

Che cosa bisognerebbe fare? Due cose, soprattutto: azzerare le leggi sul lavoro e varare la proposta di Ichino (contratti a tempo indeterminato, a garanzie crescenti) e un taglio delle imposte secco, da finanziare con un aumento delle aliquote Iva più basse (cioè sui prodotti più “popolari”).

Matteo Renzi, come si è già scritto, potrebbe aprire questa fase nuova in Europa varando le riforme di cui si parla. A quel punto anche la Francia sarebbe costretta a seguire e la Germania non avrebbe più scuse per opporsi a una pioggia di soldi sul Vecchio Continente.

E, forse, l’Europa riuscirebbe a scappare dalla trappola depressiva nella quale è andata a infilarsi. Ma il nodo è quello che ha spaccato il governo francese: riforme contro meno austerità. O niente.